Antipatizzanti, papolatri o critici consapevoli e responsabili?

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Camillo Langone non è nuovo a bordate nei confronti di noi tradizionisti [qui]. Mi segnalano che la Preghiera del 2 luglio, rubrica quotidiana da lui tenuta su Il Foglio, è dedicata al nuovo testo di Enrico M. Radaelli [qui]. In attesa di riprendere i punti più significativi del nuovo libro appena avrò completato la lettura, rimando qui per la presentazione. Avevo già vergato alcune righe di commento, quando mi è giunta la risposta dell’Autore, che pubblico a seguire.

Aggiungo una breve riflessione sulla temperie attuale. Mi pare che si vada sempre più affermando il principio del “preferisco cambiare idea su Cristo piuttosto che rinunciare all’appartenenza alla Chiesa”, cioè la paura di ergersi a giudici del papa. Solo che tale principio presume che nella Chiesa ci sia sempre e solo l’idea “giusta” su Cristo (è il meccanismo diametralmente opposto a quello del “se non fanno come dico io allora sono traditori della fede”) e presume pure che in certi casi l’intelligenza e la coscienza nonché il sensus fidelium vadano messi da parte (ma allora perché Paolo ha ripreso Pietro?). In tempi di arianesimo di maggioranza, questi cosiddetti “normalisti” per permanere nella Chiesa si sarebbero fatti ariani – oggi diventerebbero rahneriani kunghiani e tutto il resto -, e magari si sarebbero pure fatti circoncidere per non rimanere isolati dai pranzetti di Pietro…

Quanto a Langone, mi rammarico che il suo cursus studiorum non lo metta in grado di parlare con maggior cognizione di causa invece che attraverso luoghi comuni che non sembrano distinguere ciò che con icastica efficacia Radaelli intende dire nel libro citato, nel suo rivolgersi a tu per tu al papa regnante in conclusione di ogni capitolo, in atteggiamento filiale, o quando ricorda papi poco papi come Giovanni XII o Benedetto IX o quando si chiede se sia meglio un papa del “Secolo di ferro” oppure uno dell’ultimo “Mezzo secolo di sabbia”. Ma non è nemmeno questione di cultura e/o di Vangelo. E neppure di antipatizzanti o papolatri. È questione di senso della realtà e capacità di coglierne anche aspetti di portata epocale non immediatamente evidenti a osservatori meno attenti e forse anche meno coinvolti oltre che nell’impegno intellettuale anche nella quotidiana testimonianza di vita: pensiero azione, nutriti dall’Adorazione. (Maria Guarini)

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Preghiera
Camillo Langone | Il Foglio, 02 Luglio 2014 ore 06:30
Cerco di non leggere gli antipatizzanti di Papa Francesco (e non perché Papa Francesco mi stia simpatico: la simpatia non è un mio parametro). Ma stavolta ho ceduto e ho letto “La chiesa ribaltata” di Enrico Maria Radaelli, testo carbonaro e autore più persuasivo di altri, quasi severiniano nel suo argomentare. Purtroppo i cosiddetti tradizionalisti (quale tradizione può esistere fuori dalla successione apostolica?) leggono tutto meno che il Nuovo Testamento e Radaelli in dediche, lettere e mail insiste nell’appellarmi “dott.”, ignaro del mio cursus studiorum (istituto agrario) così come di Matteo 23,10: “E non siate chiamati dottori”. Per la malattia del tradizionalismo, come per ogni altro ismo cattolico o paracattolico (penso alla presente epidemia di cattoanimalismo, cattodivorzismo, cattogenderismo, catto-omosessualismo), ci sarebbe la cura del Vangelo. Ma è troppo efficace, e i malati sono troppo affezionati alle loro malattie.

Preghiera – Enrico Maria Radaelli
Tu, san Bonaventura da Bagnoregio, e tu, san Tommaso d’Aquino, e tu, san Gregorio Magno, e tu, santa Caterina da Siena, e ancora tu, santa Teresa d’Avila, e voi tutti santi e sapienti Dottori della Chiesa, tenete sempre ben nascosto al perito tecnico agrario Camillo Langone il vostro sommo dottorato in tanta dismisura e in tutti i secoli tanto venerato dai Sommi Pontefici della Chiesa – quelli santi, s’intende -, ché egli non scopra quanti e di che pessima tempra furono i Papi che lo Spirito Santo pur volle a governare la Sua diletta Sposa: lussuriosi come il Borgia, efferati come i dieci del secolo di Ferro, simoniaci come Niccolo III (Inf. XIX, 31-87), così che l’indefesso continui a credere pure che tutti i Papi dello Spirito Santo furono santi come Esso Spirito, e che la Santa Tradizione non tribolò affatto i più spinosi triboli per riportare a ogni ora, levandola da ogni acuta spina, la santità somma nella Sua martoriata Casa.

© CHIESA E POST-CONCILIO

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