COMUNIONE CON CHI?

di Roberto Ferraro (24/04/2014)

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Divorziato, divorziata, bussa alle porte della parrocchia o del convento o … del Vaticano e chiede: posso fare la comunione?

Chiunque è in peccato mortale non solo non può “fare la comunione” per un discernimento soggettivo, ma perché oggettivamente, ipso facto, non È in Comunione col Signore, come l’acqua marcia non fa comunione ma insozza l’acqua pura. L’esempio regge fino al limite della consapevolezza che nelle cose Dio, pur scendendo la Natura divina fino al peccato e prendendo su di sé la debolezza della natura creata, Dio rimane Dio. Certo, pur abbassandosi, non in terra, perfino sotto terra, per attrarci a Lui, e così, l’uomo, che non si fa elevare, resta arbitro di se stesso, resta uomo e “comunica solo a se stesso” ed inevitabilmente così cade sotto la sua stessa natura.

Chi non è fariseo deve sapere poi che il “fare” sta alla legge esteriore, l’ESSERE, solo l’essere, sta al cuore. Ora chiunque non ha il Signore come Sposo vero, unico ed indissolubile nella Sua vita, può avere molti altri sposi, ritenuti più importanti. Dunque è in adulterio. Gli sposi cristiani infatti non sono in comunione con Cristo perché non hanno un secondo, terzo o quarto…o sesto marito, lecito od illecito che sia. Ma perché, come fu per la Samaritana, sanno che lo Sposo che toglie la sete d’Amore per sempre è solo Cristo Gesù, il Signore. Dunque non vivono solo la indissolubilità, unità, fedeltà, fecondità e la stessa castità matrimoniale o da separazione in quanto norma giuridica, ma vieppiù perché il loro unirsi visibile quaggiù allude alle Nozze Eterne nel Signore, col Signore, per il Signore. Questo il Mistero Grande del matrimonio cristiano.

Quanto al contesto giuridico-normativo, quello che allieta il nuovo perenne farisaismo, certamente oggi come 2000 anni fa il divorziato-separato, in quanto tale, a maggior ragione se non per sua volontà ma costretto da forza maggiore fosse in questo stato, può formalmente accedere all’Eucarestia. A meno che, a fronte di precedente matrimonio valido sacramentalmente, non per opinione soggettiva, ma in quanto sottoposto al giudizio della Chiesa, ne ha contratto uno “nuovo”, invalido, che considera il suo “vero” matrimonio.

Perfino in questo caso estremo, se mutando opinione, il divorziato “risposato” si “converte” nel senso pieno del termine, malgrado non potesse, per ragioni di buon senso comune e cristiano, tornare indietro e riprendere la vita coniugale precedente, allora mantenendo la seconda convivenza (ad esempio presenza di figli venuti nella seconda unione che impone di non aggiunger danno a danno), può accedere all’Eucarestia secondo un preciso dettato che, se è davvero cristiano, non all’acqua di rose, dovrebbe conoscere da sé. Per il primo ed unico impegno sacro che prese, riconoscendo Cristo al di sopra di ogni cosa e creatura, vive la nuova unione davvero alla maniera con cui Francesco fece con Chiara, fin quando i due “sposi”, in spirito uniti e non per voluttà, a suo tempo decisero che l’ordine dei Frati minori si separasse anche fisicamente dalle sorelle del secondo ordine. Inoltre sul piano umano deve persistere l’impegno riparativo possibile, a partire dalla preghiera, di perdono e riconciliazione, verso il vero primo ed unico coniuge sacramentato. Questo affinché nessuno s’accosti al Corpo ed al Sangue del Signore senza aver fatto il possibile per riappacificarsi con tutti i suoi fratelli. Ora chi abbiamo avuto intimo nel letto e per giunta con sacra e solenne promessa di restare uniti in vincolo fino alla morte di uno dei due, è costui o costei ben più “prossimo” di chi andiamo a soccorrere con un pacco viveri alla Caritas…

Fin quando la Comunione al Corpo ed al Sangue è impossibilitata, qualunque sia il motivo oggettivo e soggettivo, ogni donna ed uomo che conosce il peso maggiore che ancora hanno le sue comunioni con altri idoli terreni, la prepari col digiuno eucaristico, l’Adorazione e la preghiera incessante di supplica che aprendo le porte alla Comunione spirituale rende sublime e perfetta quella sacramentale. Essere Comunione col Signore, questo è difficile, ma non impossibile, se due volontà si uniscono. Ecco perché comunione sacramentale e sacramento nuziale sono legati in modo immediato quanto profondo.

Che la signora di cui la stampa ci ha recentemente riferito un colloquio – vero o presunto – col Papa possa sentire questo anelito e vada molto oltre il dato farisaico-giuridico delle norme conservatrici o progressiste di “fare” o “non fare” qualcosa. Guardi al diritto divino e non, come quasi tutti noi, ai diritti civili, per giunta confusi con il canone ecclesiastico. La Chiesa non può cambiare il Vangelo, malgrado la nostra durezza di cuori che fa vedere “duro” il monito del Signore. Se uno non potesse capire questo linguaggio, e non lo capirono né i farisei né i discepoli di Gesù, non si crucci. Ma non confonda la vera Misericordia, che “sposa” sempre la Giustizia, in Dio, da Adamo, passando da Davide, fino ai giorni del Signore, con qualche altra cosa a proprio uso e consumo…

© RADIO SPADA

Alvise D’Este on 24 aprile 2014 at 12:50 pm said:
Solo una precisazione. Dio non si è abbassato nella natura umana fino al peccato, gravissima eresia. Dio si è fatto uomo in Gesù condividendo tutto della natura umana ESCLUSO il peccato. Per il resto l’articolo è condivisibile, anche se scritto in modo un po’ fumoso.

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