Francesco, il genio del marketing

Oggi spesso si sente paragonare la Chiesa a un’azienda. Ma il paragone, oltre a essere lievemente irrispettoso, rischia di non dare una visione adeguata delle cose. Proviamo invece, per una volta, a tradurre tutto nel linguaggio moderno del marketing e del management: si possono fare interessanti scoperte. Innanzitutto, la Chiesa non è affatto una semplice azienda, ma la più grande multinazionale della Storia, la prima. E il Papa? In un certo senso è il suo “amministratore delegato”. Francesco può dare lezioni anche in questo. Lui non è soltanto il massimo capo spirituale della cristianità, ma anche, nello stesso tempo, il super-manager che governa la più grande macchina organizzativa che esista per la diffusione di un “prodotto” veramente universale: la Dottrina.

Ecco perché quello del Papa è il mestiere più difficile del mondo e Francesco potrebbe dare lezioni di leadership a molti manager d’impresa e a molti politici. Non occorrono manuali di strategia aziendale per studiare come si fa a diventare leader: basta imparare da Francesco. È ciò che sostengo nel mio ultimo libro (Leader come Francesco – Perché il Papa è un genio del Marketing, Piemme, pagine 140, € 13,50. Il libro è disponibile anche in versione ebook).

Semplice e rapido: ecco il suo stile
I grandi studiosi del management sostengono che un leader deve dare sempre l’esempio per primo con l’azione ed essere instancabile, sobrio, deve coltivare l’umiltà e badare al sodo. Francesco ha avuto una formazione ideale, dai Gesuiti. Semplicità e rapidità d’azione sono caratteristiche del suo stile.

Un grande manager si vede prima di tutto dalla capacità di ascoltare. Francesco agisce solo dopo aver ascoltato tutti. Ascoltare il cuore dell’impresa, nel linguaggio tecnico, viene detto internal auditing. Esattamente ciò che ha fatto Francesco agendo come i dirigenti delle aziende più moderne affidando questo delicato compito a risorse esterne per avere la massima trasparenza. Per questo ha chiamato grandi società di consulenza come Kpmg, Ernst & Young, McKinsey & Company. Ma ha inviato anche un questionario via Internet alle diocesi di tutto il mondo per ascoltare cosa si aspettano i fedeli dalla Chiesa nel nuovo millennio. Nessun altro Papa prima di lui aveva mai usato strumenti simili.

Tornare ai veri valori della Chiesa
La missione più importante per un Pontefice («colui che costruisce ponti») è di accompagnare i fedeli verso i veri valori indicando anche dove trovarli quando qualcuno si perde per strada. Francesco è l’uomo che accompagnerà la Chiesa dal vecchio al nuovo millennio facendosi ponte lui stesso. E cosa fa un bravo manager se la fase “industriale” del suo prodotto è in calo e ci sono sintomi di crisi? Torna alle origini, ai valori fondanti della Marca. Proprio come sta facendo Francesco.

Contrariamente a ciò che molti credono, fare marketing non è “vendere”, ma creare una relazione di fiducia fra una “marca” e il suo pubblico. Un rapporto in cui si scambiano valori condivisi da tutti e in cui tutti si riconoscono. Non è la stessa cosa che fa la Chiesa da sempre? Il Papa è il garante di questo rapporto, colui che ha la responsabilità di mantenere vivi e riconfermare quei valori. Monsignor Ernesto Vecchi, al termine delle Giornate per la Gioventù in cui Bob Dylan cantò al cospetto di Karol Wojtyla, disse: «Il marketing? L’abbiamo inventato noi». Non aveva tutti i torti. A ben guardare, la Chiesa ne utilizza i principi da prima che venisse inventato. E Francesco lo supera usando anche più strategie contemporaneamente.

“Internet strumento meraviglioso…”
Francesco sostiene con passione l’uso di tutti gli strumenti più moderni della comunicazione, compresi i social web, e dice: «Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale ». La rete per lui è un meraviglioso strumento di evangelizzazione perché favorisce la conversazione con i fedeli che, in termini di marketing, non vanno più considerati utenti passivi. Il Prodotto, ovvero la Dottrina, vive e si rinnova solo nel dialogo e nella condivisione. La prima sfida, dunque, non è quella di convertire nuovi possibili fedeli, ma di riabituare tutti al dialogo con la Chiesa.

17 LUGLIO 2014

© ARNOLDO MONDADORI EDITORE

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