Un anno di papa Francesco, tra fedeli entusiasti e voci critiche

Nel mondo si parla di ‘effetto Bergoglio’, ma “non tutti lo amano”, secondo un professore di teologia del Boston College.

PATRIZIO CAIROLI [13 MARZO 2014]

Nessuno può mettere in dubbio che Jorge Mario Bergoglio, assurto al pontificato il 13 marzo 2013 con il nome di Francesco, abbia avuto un anno straordinario. Ogni sua scelta, a partire da quella del nome del santo dei poveri, ha rinvigorito – e in alcuni casi riacceso – la fede dei credenti, facendogli guadagnare anche la stima di atei e omosessuali. E’ stato sulla copertina di Rolling Stone, come una rockstar, ed è stato scelto come ‘persona dell’anno’ dal Time, succedendo al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Attira decine di migliaia di persone per l’Angelus domenicale in piazza San Pietro e per le udienze del mercoledì, come non si vedeva dai primi tempi del pontificato di Giovanni Paolo II. Gli è appena stato dedicato un settimanale (Il mio Papa) e ha persino una app per gli smartphone.

Non tutti, però, sono stati conquistati dal nuovo pontefice. La sua volontà di rendere più trasparente la gestione economica del Vaticano, di indebolire le lobby consolidate nei palazzi del potere, le sue parole di apertura verso divorziati e separati, la sua umiltà nel chiedere di non giudicare gli omosessuali hanno creato nel corso dell’anno un gruppo di dissidenti sempre più numeroso, per niente impressionato “dall’effetto Francesco” sulla Chiesa. A parlare delle voci fuori dal coro è il Daily Beast, con un articolo della corrispondente Barbie Latza Nadeau.

In un servizio andato in onda su NBC News dal titolo “Non tutti amano Francesco”, il professore di teologia del Boston College, Thomas Groome, si è chiesto se i veri conservatori cattolici saranno in grado di sostenere il nuovo approccio del Papa mantenendo intatta la propria fede. “Credo si tratti di un vero test per loro. Hanno sempre puntato il dito, citando il Papa per gli ultimi 35 anni. Improvvisamente smetteranno di farlo? Sarà un bel test per vedere se siano veramente cattolici”.

Anche i cattolici liberali credono che Francesco non stia approfittando dell’opportunità di usare la sua popolarità per fare davvero la differenza rispetto al passato. Jon O’Brien, presidente di Catholics for Choice, organizzazione cattolica che ha base a Washington, crede che parte del successo di Bergoglio sia determinato dalla debolezza, in termini di appeal, del suo predecessore. “Ha attratto di più l’interesse della gente – ha detto – ma non è esattamente il Che Guevara della Chiesa”. Il Papa dipinto da molti come un rivoluzionario, in realtà, non ha veramente affrontato i problemi della Chiesa: “Avrebbe potuto avere un impatto più grande, specialmente per quanto riguarda le donne”, che dovrebbero essere maggiormente coinvolte nelle decisioni, secondo O’Brien. Un primo passo per andare oltre la retorica, secondo il presidente di Catholics for Choice, potrebbe essere quello di permettere alle persone divorziate di prendere la comunione, o persino di risposarsi in chiesa.

Un altro punto debole, per molti, è il suo modo di trattare ‘con i guanti bianchi’ il terribile scandalo degli abusi sessuali, soprattutto nella Chiesa americana. Finora non ha mai incontrato pubblicamente nessuna delle vittime, come invece fatto da papa Benedetto XVI, e ha evitato di porgere le sue scuse al mondo come pontefice. A dicembre, ha annunciato la formazione di una speciale commissione per affrontare il problema, ma non ha ancora nominato i suoi membri. David Clohessy, che dirige Snap (Survivors Network of Those Abused by Priests), una rete di persone che hanno subito abusi sessuali dai preti, nata negli Stati Uniti nel 1988, crede che il papa debba agire subito, rimuovendo i sacerdoti colpevoli e punendo i vescovi che continuano a coprire i loro crimini. “Scuse, promesse e incontri con le vittime non funzionano. Tutto già detto e fatto. Così non si salvaguarda nemmeno un bambino, non si rivelano i colpevoli, non si dissuadono le coperture. Le mosse simboliche sono dolorose perché causano noncuranza invece di vigilanza e danno la falsa speranza alla gente di riforme reali”. Nemmeno la commissione servirà, secondo Clohessy (“è solo un contentino”), che considera necessario un approccio deciso e coraggioso, che finora il papa non ha mostrato.

E’ troppo presto per misurare l’effetto di Francesco sul miliardo e cento milioni di cattolici nel mondo. Per ora si può dire che i cattolici sono orgogliosi del nuovo pontefice, come dimostra anche un recente sondaggio di Pew Research tra i fedeli americani: l’85% si è espresso a favore di Francesco, con il 51% degli intervistati che ha dichiarato di vedere “molto favorevolmente” il nuovo papa, una percentuale nemmeno mai sfiorata dal predecessore e solo di poco inferiore a quella per Giovanni Paolo II; per il 68% rappresenta un grande cambiamento, e in meglio, per la Chiesa, un sentimento diffuso anche tra i non cattolici (51%). Non sembra, però, che negli Stati Uniti sia stato veramente avvertito “l’effetto Francesco”, visto che nell’ultimo anno non sono aumentate le presenze in chiesa. Il papa, d’altra parte, non è Superman, come ha detto lo stesso Bergoglio in un’intervista di pochi giorni fa al Corriere della Sera, in cui ha dichiarato: “Dipingere il Papa come una sorta di Superman, una specie di star, mi pare offensivo. Il papa è un uomo che ride, piange, dorme tranquillo e ha amici come tutti. Una persona normale. Mi piace stare tra la gente, insieme a chi soffre, andare nelle parrocchie, non mi piacciono le interpretazioni ideologiche, una certa mitologia di papa Francesco. Quando si dice per esempio che esce di notte dal Vaticano per andare a dar da mangiare ai barboni in via Ottaviano. Non mi è mai venuto in mente. Sigmund Freud diceva, se non sbaglio, che in ogni idealizzazione c’è un’aggressione”.

© AMERICA 24

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