L’incontro col pastore val bene una messa! Papa a Caserta

Il Mastino (27/04/2014)

Un lungo tira e molla, estenuante e anche umiliante per il vescovo di Caserta, mons. Giovanni D’Alise. Per mendicare un gesto di considerazione o anche solo un «fugace saluto» da parte di papa Francesco ai fedeli della sua città. Che il papa, motu proprio, aveva annunciato di voler visitare per il 26 luglio. Ma non da capo della Chiesa, non per incontrare i cattolici del luogo, non per una visita pastorale. Bensì in “visita privata”, come un qualunque signor Rossi, al suo amico Giovanni Traettino, pastore di una denominazione protestante che sta costruendo alle porte di Caserta la sua chiesa, cosiddetta della Riconciliazione. Ma neppure un saluto ai cattolici, neppure un minuto di sosta in Duomo.

L’AGENDA E MIA E LA GESTISCO IO

I fedeli di Caserta non l’hanno mandata giù, tempestando di centinaia di proteste e richieste sia il loro vescovo sia il Vaticano. Si domandava almeno una «brevissima deroga» al capo della Chiesa. Il papa è stato inflessibile: visita “privata” era e tale doveva restare, e non desiderava contaminare di elementi troppo confessionali quell’appuntamento tutto teso all’ecumenismo per così come egli l’intende. In ogni caso, il Papa la sua agenda se la compila da solo e non vuole interferenze, men che meno curiali. In Vaticano lo sanno, e hanno cercato di temporeggiare: insistere troppo avrebbe potuto scatenare i temuti malumori di Bergoglio. Sapevano anche che “costringerlo” a recarsi a un appuntamento controvoglia è ancora più rischioso: per i soliti improvvisi «mal di testa» che spesso lo colgono qualora è costretto a fare qualcosa che non vuole. Dando forfait all’ultimo minuto, come tante volte è successo, sebbene mai in occasione di incontri “ecumenici”: sono il centro del suo immaginario ecclesiologico, tutto in salsa latinoamericana. Ecco, queste «improvvise indisposizioni» all’ultimo minuto temevano – almeno in un primo momento – in Curia, per eventuali figuracce clamorose anche a Caserta, il 26. Dove è stato costretto a recarsi anche da Papa e non solo da privato cittadino. Costretto sì, in modo davvero paradossale. Basta leggere il comunicato ufficiale della Sala Stampa Vaticana del 17 luglio, per rendersi conto che siamo dinanzi a un caso unico nella storia del «papato itinerante»: «Il Santo Padre Francesco si recherà a Caserta nel pomeriggio del 26 luglio, incontrerà il clero e alle 18 celebrerà una Santa Messa per la popolazione nel giorno della Festa della patrona Sant’Anna». Poche ore dopo viene aggiunta una postilla: «Ritornerà a Caserta in forma strettamente privata il lunedì seguente per incontrare il pastore evangelico amico Giovanni Traettino». Due viaggi di un Papa nella stessa città nell’arco di tre giorni non s’erano mai visti. Ma che è successo?

IL CORAGGIO DI UN VESCOVO. CHE LA PAGHERÀ CARA

Il carattere autonomo di Francesco, ancora una volta. Il rifiuto di “interferenze”, specie nell’agenda. Che magari va a discapito del buonsenso, e anche delle coronarie di padre Lombardi, direttore di una Sala Stampa Vaticana che ormai è diventata una trincea di guerra mediatica, sovente scatenata dalle autoreferenzialità di Bergoglio. Il quale proprio non voleva saperne di visitare anche la diocesi di Caserta, dopo l’appuntamento con l’amico pentecostale Traettino. Si sono vissuti momenti imbarazzanti in Vaticano e nell’episcopio di Caserta. A quel punto il vescovo D’Alise, sempre più pressato dai suoi fedeli, ha tentato il tutto per tutto, e per schiavare ogni ulteriore rifiuto papale ha compiuto un atto al contempo audace e intelligente: ha preso carta e penna e ha scritto a nome di tutti i casertani e diocesani al segretario di Stato, Pietro Parolin, avendo premura di rendere pubblica la quasi straziante lettera, rivolta al papa: «Santità, incontri anche i miei concittadini», cioè i cattolici, che si accontenterebbero «di avere anche solo un abbraccio fugace». Gesto che al nuovo vescovo di Caserta, nominato pochi mesi fa proprio da Francesco, potrebbe costar caro: si dice che il Papa era irritato per essere stato così “incastrato”. Voci di corridoio mormorano che Francesco se l’è legata al dito e, tempo un annetto, rimuoverà da Caserta il buon mons. D’Alife. Ma l’aspetto più imbarazzante di tutti, e anche piuttosto scandaloso, era un altro, ma è anche la carta che il vescovo ha saputo giocarsi meglio, per ottenere «il forzato cambio di programma» e in certo senso incastrare sia il Vaticano sia il Papa. Il giorno che il papa aveva scelto per rendere omaggio al leader evangelico casertano e alla sua chiesa in costruzione, il 26 luglio, era proprio il giorno di Sant’Anna, festa patronale a Caserta. Veramente incredibile che il Papa abbia scelto un giorno tanto improvvido, e che i suoi collaboratori non l’abbiano dissuaso, o almeno convinto a rendere omaggio, oltre che a Traettino, anche alla Santa. Questo ci riporta al fatto che Bergoglio agisce ancora come vescovo di Buenos Aires: faceva così anche lì, qualora c’erano in ballo i da lui tanto amati incontri sincretistici, fatti passare per ecumenici, dove ogni volta si assisteva alla resa incondizionata di ogni pur residuale cattolicesimo: Bergoglio stesso nascondeva la sua croce pettorale, come del resto ha fatto da papa, in Israele. E se qualche prete più ortodosso se ne lamentava (narra il clero di Buenos Aires) si vedeva trasferito senza troppi complimenti in qualche parrocchia periferica. A questo punto, però, l’ennesimo pasticcio vaticano era fatto. Senza contare che l’evangelico Traettino non solo è un rivale agguerrito nel sottrarre l’8xmille alla Chiesa Cattolica di Caserta, è anche un ferocissimo contestatore del culto dei santi e della Madonna, contro i quali ha scritto parole durissime. Davvero un pasticciaccio brutto. Che è andato complicandosi dinanzi all’ulteriore niet del Papa; l’insistenza dei collaboratori, che ormai era disperazione, lo ha ulteriormente irritato. Ma non ha ceduto. O meglio, ha preferito infine complicare oltre le cose piuttosto che arrendersi alla soluzione più semplice e di buonsenso: prendere due piccioni con una fava e visitare la chiesa di Traettino e subito dopo quella cattolica. Niet del Papa, ancora: l’agenda è mia e la gestisco io. Infatti, dopo mille trattative tremebonde della Segreteria di Stato, il Papa, con un vero “mi piego ma non mi spezzo”, ha optato per la soluzione più complicata, dispendiosa e anche stravagante: accettava di fare una veloce visita per il 26 luglio a Caserta, in occasione della festa patronale, celebrare una messa in fretta e furia e di corsa tornare a Roma. Ma per poi ritornando a Caserta un giorno dopo, il 28, in «visita strettamente privata»: solo e solamente per il suo amico pentecostale Traettino. Senza “contaminazioni” cattoliche, che possano disturbare i protestanti.

MAFIOSI, PEDOFILI, RAZZISTI E NAZIFASCISTI

Intanto però, l’ha fatta pesare pure ai cattolici di Caserta. Anzitutto ha dichiarato che ritorna a Caserta lunedì per “chiedere perdono” a Traettino per i fastidi che gli produce la comunità cattolica – ossia tutta Caserta, in questo caso – e dunque per le difficoltà che la capillare presenza dei cattolici, con le loro chiese, crea alla diffusione e proliferazione della denominazione pentecostale di Traettino, sempre a Caserta: si sa – come ha dichiarato a Scalfari – che Bergoglio è assolutamente contrario alla «sciocchezza delle proselitismo» cattolico, ma tutt’altro che sfavorevole al proselitismo pentecostale, anche se, come è dimostrato, va ovunque a tutto discapito della Chiesa Cattolica. E non si è limitato a questo: ha dichiarato che domandava perdono agli evengelici (come ha scritto sabato Il Messaggero) per le presunte persecuzioni fasciste, per le «responsabilità», altrettanto presunte, di italiani, casertani e cattolici nell’emanazione delle leggi razziali che, a quanto dice il vescovo di Roma, hanno danneggiato principalmente la comunità evangelica. Cose che probabilmente, supponiamo, gli avrà suggerito per telefono lo stesso Traettino, su precisa domanda del Papa. Cosa c’entrino davvero in tutto questo i cattolici e i casertani, è difficile dire. Dopo che ha insinuato verso i cattolici meridionali rapporti con la mafia, dopo aver conteggiato al 2% (con dati poi dimostrati fasulli) la “pedofilia” nel clero e persino tra il Sacro Collegio, adesso siamo all’accusa di razzismo e nazifascismo e, va da sé, di intolleranza religiosa. E come non bastasse, è sembrato che la visita alla comunità cattolica di Caserta fosse trasmutata da pubblica che era a “visita privata”, e certamente insipida e improvvisata è apparsa la messa; mentre alla fine lo stesso Papa ha fatto in modo di rendere, da “privatissima” che era, di fatto pubblica e solenne la visita agli evangelici di Traettino. E così, ancora una volta, ha avuto l’ultima parola. L’incontro col pastore val bene una messa!

© QELSI

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