La tifoseria papista si rifiuta di vedere i veri problemi della Chiesa

Andrea Tornielli, il più opportunista dei vaticanisti italiani.
Andrea Tornielli, il più opportunista dei vaticanisti italiani.

Dalla tifoseria papista si è levata ieri più veloce della luce la voce di Tornielli che ha da ridire contro tutti gli «ex papisti» [sic] lamentando che due anni fa difendevano Benedetto XVI mentre oggi «bombardano con sarcasmo e talora disprezzo» [sic] Francesco.

Siamo in quei tempi di ripudio della ragione oltre che della fede, ampiamente preannunciati da Chesterton: «…Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate…» E – ci permettiamo di aggiungere – piccoli blog di periferia verranno mobilitati per ricordare che si è fedeli al Papa perché cattolici, non viceversa. Non si tratta di un’opinione nostra ma di Colui che oltre a dire «pasci le mie pecorelle» aggiunse poi «e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli».

La nuda cronaca del pontificato bergogliano è più che sufficiente a riconoscere come quel ravvedersi sia così urgentemente necessario per «confermare» i fratelli. Pietro e i suoi successori sono custodi del deposito della fede, con tutta la responsabilità sull’intero gregge.

La Chiesa vive tempi che non sono normali.

In una Chiesa normale, parole e azioni del Papa sono quelle che «spiegano», non quelle che «hanno bisogno di spiegazioni».

In una Chiesa normale, le priorità sono «ab intra» (amministrare rettamente i sacramenti, insegnare bene la retta dottrina, guidare spiritualmente le anime), non le attività «ad extra» (dialoghi ecumenici e marce per la pace, preghiere sincretiste, osservatori e laboratori di accoglienza, campi scuola e centri di ascolto, sinodalità praticamente istituzionalizzata, interviste a fiumi e pastorale mediatica, pastorale del turismo e dello sport, partite interreligiose, ecc.)

In una Chiesa normale non si anima una tifoseria sofista arrivando ad evocare la vicenda di Pio XII: tutt’altra storia e fraintendimenti pilotati sappiamo da chi.

In una Chiesa normale, le vocazioni non vengono ostacolate e abortite a causa di legittime preferenze sulla liturgia (caso FI) e non si lasciano inascoltate le richieste e le esigenze spirituali dei fedeli.

In una Chiesa normale non si interviene sui vescovi che fossero disposti ad accogliere gli esuli dal carìsma originario del proprio Ordine brutalizzato.

In una Chiesa normale, uno è cattolico in virtù di ciò che personalmente professa e di come vive i sacramenti, non per l’appartenenza a qualche tifoseria papista, non per l’attivismo chiesastico, non per il numero di volte che infila nel discorso qualche parolone del gergo cattolico di moda al momento, non per i soldi o l’impegno che investe per il suo movimento o per la sua apparizione preferita.

In una Chiesa normale, chi dice scempiaggini non è da applaudire ma da punire: tanto più quando si tratta di membri del clero o di persone di spicco.

In una Chiesa normale, la liturgia è culto a Dio, non un cerimoniale in cui occorra sforzarsi di dare il proprio contributo.

In una Chiesa normale, la teologia è quella che chiarisce anche ai semplici, non quella che richiede sforzo degli esperti.

In una Chiesa normale, la carriera ecclesiastica dipende dall’ortodossia, dai doveri di stato, dalla santità di vita, non da automatismi curiali o da benemerenze servili (quante berrette cardinalizie, rosse per la disponibilità al martirio, lo sono in pratica oltre che in teoria? E stendiamo un velo pietoso su quanto lo fossero in difesa o in comunione d’intenti con Benedetto XVI)

In una Chiesa normale non esce dalla Chiesa chi sta al suo passato, ne esce chi inventa un cristianesimo nuovo. Tornare al passato non è chiusura a nove, (i modi nuovi di riscoprire e approfondire la verità) ma a nova (le cose nuove che sovvertono).

In una Chiesa normale la Tradizione non è roba da museo, ma vita e giovinezza perenne, che è progresso autentico verso il fine cui è orientata; progresso nella sua giusta accezione e non da una visuale ideologica.

In una Chiesa normale l’ortodossia non è considerata “una violenza metafisica” che porta alla sostituzione del primato della dottrina con quello della prassi e dunque dell’azione sulla conoscenza.

In una Chiesa normale la storia e la cultura vengono lette alla luce del Vangelo e non viceversa.

In una Chiesa normale, l’insegnamento di oggi non può contraddire quello di ieri.

Pubblicato da mic (23/08/2014)

© CHIESA E POST-CONCILIO BLOG

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