Vangelo, pillola e morale sessuale. Ecco le pecorelle del mondo libertino che Bergoglio non vuole smarrire

La famiglia vista dalle periferie del mondo: “Per molto tempo la Chiesa ufficiale, quella della dottrina, ha reagito a questo libertinaggio in maniera assurda, quasi infantile”. Pubblichiamo alcuni stralci di “Le pecore di Bergoglio – Le periferie di Buenos Aires svelano chi è Francesco”, il saggio di Pierfrancesco De Robertis edito da Emi (pp. 112, 13 euro), da qualche giorno in libreria. Il volume contiene le testimonianze dei cura villeros, i preti di strada attivi, nelle baraccopoli della capitale argentina. 

2203-3-height-500L’arcivescovo e i sacerdoti che erano con lui hanno affrontato il tema della comunione ai divorziati, almeno in Europa uno dei più sentiti dall’opinione pubblica, cattolica e no. Nelle bidonville dell’America latina il problema sembra avvertito in maniera diversa. “La maggior parte delle coppie che vivono insieme a Barracas non è sposata”, spiega la missionaria Teresa Acosta. ‘‘Ovviamente non esiste una statistica precisa, ma se dovessi fare un calcolo a occhio, direi l’80-85 per cento”.

Padre Pepe Di Paola dice: “Quasi tutti si accompagnano prima di sposarsi, e restano insieme per un periodo più o meno lungo. In America latina la situazione delle coppie è diversa da quella europea. Da voi molte situazioni che vengono definite ‘irregolari’ sono originate dal fatto che in tanti sono alla seconda unione ed essendo già stati sposati in chiesa non lo possono rifare, a meno di passare dal tribunale ecclesiastico. Qui, invece, la maggior parte delle coppie va direttamente a convivere, senza sposarsi”. (…)

Gli interrogativi sono parecchi, e per scioglierli ci vorrà del tempo. Anche se i curas villeros paiono averne pochi. Un dubbio che non hanno, e che non aveva neppure il cardinale Bergoglio, riguarda il peso della morale sessuale all’interno della gerarchia dei valori cattolici. Padre Pepe lo ricorda bene. “La morale sessuale per Bergoglio era certamente importante, ma non era ‘il’ tema. La metteva al posto che meritava, non certo al vertice, come invece tradizionalmente ha fatto la chiesa di Roma. C’è una sorta di sessuofobia che ha dominato la dottrina nei secoli. Tutto si riconduceva al sesso, la morale era un lungo elenco di proibizioni legate al sesso, che non si poteva fare questo e non si poteva fare quello, e magari non si diceva niente su altri temi altrettanto importanti come la povertà, l’onestà, il pagare le tasse, il rispetto o altro ancora. È un modo di procedere che ci ha sempre lasciati perplessi, e così pure Bergoglio era in disaccordo con questa mentalità, e anche da papa l’ha riaffermato. Ma bisogna capirci bene: non è che non ci importi il tema, è che prima ce ne sono altri. Se tu vai in una villa miseria, come ci andiamo noi e come ci andava Bergoglio, i primi problemi che hai davanti agli occhi sono la povertà, la droga, l’infanzia abbandonata, la gioventù in balia di sé stessa, la violenza. Esiste anche il tema sessuale, ma non è il più urgente. Al contrario, per il piccolo gruppo che aveva il potere nella chiesa, era il tema dei temi, perché per loro era basilare, mentre gli altri aspetti erano meno sentiti”. Parole forti, che certo in quei contesti sono comprensibili; in altri possono suonare insolite o profetiche, a seconda dei punti di vista. Forse tra qual-che tempo tutta la chiesa ragionerà così.

“La società moderna e secolarizzata pro-pone un certo libertinaggio, e questo è vero, è un fatto. Ma per molto tempo la Chiesa ufficiale, quella della dottrina, ha reagito a questo libertinaggio in maniera assurda, direi quasi infantile. Uno può dire che non è d’accordo con il libertinaggio, ma non può dire che ò il solo tema che deve preoccupare la chiesa. La predicazione ha tanti orizzonti: l’evangelizzazione, la conoscenza di Gesù, il mistero cristiano, il cammino dell’esistenza alla luce del cristianesimo. Invece, in quell’altra prospettiva, l’evangelizzazione si ferma lì: convincere la gente alla castità prematrimoniale, ai rapporti sessuali che devono essere in un certo modo e basta”.

Nella chiesa di periferia dei curas villeros ci sono altri elementi che sembrano di-staccarsi dalla dottrina ufficiale, per esempio riguardo alla contraccezione. Dice padre Pepe: “Se una donna mi racconta che prende la pillola, io che le dico? Per prima cosa cerco di ascoltare questa persona, e giudico caso per caso. Non ci può essere un prontuario, uno schema. Ogni persona ha una sua storia, ogni situazione è diversa, e tutto deve essere letto alla luce della misericordia del vangelo. Questo è quello che Bergoglio ci diceva, quello che lui ci insegnava: mai cadere in un giudizio categorico immediato, mai dare giudizi affrettati o precostituiti. Dare uno sguardo complessivo alla situazione di ognuno, uno sguardo misericordioso”.

Già, la misericordia, il filo conduttore di tutti i discorsi di Papa Francesco. Ma forse che la misericordia chiude un occhio su ciò che è sbagliato? Come si coniuga il concetto di misericordia con l’obbedienza dei precetti? Non esiste il rischio di un relativismo morale? Come risponde un prete di strada argentino in base alla sua esperienza? “No, non credo che esistano rischi di relativismo”, risponde padre Pepe. (…) Mi pare invece che la morale cristiana in certi casi sia stata interpretata male, e che occorre ripensarla, e che forse bisognerebbe stare più a contatto con la gente per averne un’idea, come faceva Bergoglio qui da noi (…). La Chiesa ha fatto poco per dare alle persone la possibilità di dichiarare nullo il matrimonio e potersi risposare. Così finisce per negare la comunione, e almeno apparentemente chiude lì la questione, negando anche la comprensione e la misericordia”. Ma che cosa si potrebbe fare, in attesa che venga cambiata la dottrina? “Adottare misure per avere dei tribunali ecclesiastici agili, rapidi, gratuiti, vicini alla parrocchia, in una parola accessibili, veramente fruibili. I tribunali ecclesiastici che abbiamo sono pochi, costosi e di fatto riservati a una parte della popolazione. Gli avvocati sono esosi, i tribunali possono star dietro solo a una piccola porzione di lavoro, non sono vicini alla gente comune e men che meno ai poveri. È una mancanza grave, perché in sostanza stiamo impedendo di ricorrervi a tanti che lo vorrebbero, per risposarsi secondo la legge canonica. È la verità, lo sappiamo tutti, ma vedo che la chiesa ufficiale spesso si volta dall’altra parte e fa finta di niente. Bergoglio invece queste dinamiche le conosceva, perché ne parlavamo sempre, ed era cosciente che bisognava promuovere dei cambiamenti. La Chiesa deve fare mea culpa, perché alla fine stiamo creando sofferenza a chi vorrebbe far parte a pieno titolo della Chiesa, senza sentirsi figlio di un dio minore”.

© IL FOGLIO QUOTIDIANO (5 settembre 2014)

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