Kasper dichiara: “Il papa è d’accordo con me”

di Matteo Matzuzzi

È il caso di dire: "Attenti a quei due"?
È il caso di dire: “Attenti a quei due”?

Il cardinale Walter Kasper non ha preso bene la pubblicazione del libro Permanere nella verità di Cristo (edito da Cantagalli) in cui cinque cardinali, tre accademici e un arcivescovo (il gesuita curiale Cyril Vasil), contestano le tesi da lui presentate nel corso del Concistoro straordinario dello scorso febbraio, ouverture al Sinodo del prossimo ottobre. Intervistato dalla Stampa, il porporato ricorda che che “l’argomento principale è che il sacramento del matrimonio è una grazia di Dio, che fa degli sposi un segno della sua grazia e del suo amore definitivo. Però anche un cristiano può fallire e purtroppo oggi molti matrimoni cristiani falliscono”.

Fondamentale è quindi tener presente che “Dio nella sua fedeltà non lascia cadere nessuno e nella sua misericordia dà a ognuno che vuole convertirsi una nuova chance. Pertanto la Chiesa che è il sacramento cioè il segno e strumento della misericordia di Dio, deve essere vicina, aiutare, consigliare, incoraggiare. Un cristiano in questa situazione ha un particolare bisogno della grazia dei sacramenti”.

No a seconde nozze, ribadisce, ma ricorda che già i Padri della Chiesa parlavano di una sorta di zattera per sopravvivere dopo il naufragio. Questione dibattuta, questa, dal momento che non pochi – compreso il padre gesuita Crouzel, più recentemente il cardinale Brandmüller e da ultimo il cardinale Scola, hanno osservato che non ci sono prove certe che la chiesa dei primi secoli si comportasse in quel modo. Crouzel parlava addirittura di “falsità”.

Il cardinale Kasper, tuttavia, ribadisce ancora una volta che “la dottrina dell’indissolubilità del matrimonio si fonda nel messaggio di Gesù, la Chiesa non ha il potere di cambiarla. Questo punto rimane fermo”, e un secondo matrimonio sacramentale – on il primo coniuge ancora vivente – non è possibile. Però, e qui Kasper torna su una questione a lui cara, la dottrina va distinta dalla disciplina, cioè dalla pastorale. Osserva, il teologo già presidente del Pontificio consiglio che si occupa d’ecumenismo, che la dottrina non è “un sistema chiuso”. Tempo fa aveva usato l’immagine della “laguna stagnante”. No, dice, “c’è uno sviluppo,nel senso di un approfondimento possibile”. Ed è questo che andrà indagato nell’assemblea sinodale.

Ma è al Mattino che il porporato si mostra quasi indignato per la pubblicazione del libro, di cui non sapeva nulla: “Il documento lo hanno mandato ai giornalisti, ma non ha me”, anche se i testi sono già noti da tempo e dell’uscita del volume si ha notizia fin dall’inizio dell’estate, quando la Ignatius Press diffuse anche la copertina dell’edizione americana. “Mi contestano perché dicono che il documento base è contro la Verità”, ma “noi siamo tutti per la Verità”. E poi, gli autori del saggio “pretendono di sapere da soli cosa è la Verità. Ma la dottrina cattolica non è un sistema chiuso” bensì “una tradizione viva che si sviluppa, come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II. Loro vogliono cristallizzare la Verità in certe formule”.

Kasper accusa i suoi oppositori di volere “una guerra dottrinale”, mentre lui è d’avviso opposto: “Io dicerto non la voglio. Io penso a un Sinodo pastorale”. Ed è quello che desidera anche Francesco, aggiunge: “È chiaro. Anche il Papa vuole un Sinodo pastorale”. Sul dibattito in corso, il teologo tedesco si dice stupefatto per la piega che ha preso il confronto, “senza stile”. Anche perché “nessuno dei miei confratelli cardinali ha mai parlato con me. Io, invece, due volte con il Santo Padre. Ho concordato tutto con lui. Era d’accordo. Loro sanno che non ho fatto da me queste cose. Ho concordato con il Papa, ho parlato due volte con lui. Si è mostrato contento”.

© FOGLIO QUOTIDIANO (18 settembre 2014)

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