Dalla “nouvelle theologie” alla teologia della liberazione di Francesco

di Fra Leone da Bagnoregio

LA NOUVELLE THEOLOGIE E LA VERITÁ

L’errore principale che pervade il mondo moderno e contemporaneo è il relativismo, questo errore propugnato dai pensatori della seconda metà del Seicento e del Settecento, si è affinato con i pensatori e i filosofi del XIX secolo fino ad arrivare ai filosofi esistenzialisti del XX secolo.

16435665988_6a3c781b78_cLentamente, questo pensiero si è insinuato all’interno degli ambienti ecclesiastici più aperti ed orientati a trovare una conciliazione tra la filosofia moderna e la Chiesa.

Questi cattolici vedevano e vedono la Chiesa bloccata da un dogmatismo che ai loro occhi stride con il mutamento della società contemporanea sempre più volta verso lo scientismo, verso un modo del progresso. Secondo il loro pensiero, la Chiesa era incatenata ancora al Medioevo, se non addirittura era Costantiniana.

Questi errori furono già condannati dal Magistero ecclesiastico (1), ma ciononostante questo fiume di novità continuò a filtrare nelle Università cattoliche, nei Seminari e nelle riunioni stesse del clero. Ecco cosa scrive il teologo Reginald Garrigou Lagrange:

«Di dove ha origine questo relativismo che ha avuto il suo influsso in questi ultimi tempi in certi ambienti cattolici? Esso deriva sia dall’empirismo o positivismo, sia dal kantismo, sia dall’idealismo evoluzionistico di Hegel» (2).

L’empirismo razionalista ha origine a metà del Seicento prima con Spinoza e G. Leipniz, poi con i filosofi anglo-sassoni John Locke, George Berkeley e David Hume. Secondo questi la conoscenza umana deriva esclusivamente dai sensi e dall’esperienza; prescindendo da una conoscenza ontologica e certa della verità, tutto diventa esperienza.

Sempre Garrigou Lagrange esamina questo errore filosofico:

«L’empirismo non vede la differenza essenziale e l’immensa distanza che passa fra l’intelligenza e i sensi, fra l’idea e l’immagine, fra il giudizio e l’associazione empirica, e per questo riduce fortemente il valore delle prime nozioni di essere, di unità, di verità, di bontà, di sostanza, di causa e il valore dei primi principi correlativi di identità, di contraddizione, di causalità ecc. Secondo l’empirismo questi principi non hanno una necessità assoluta e sono semplicemente associazioni empiriche confermate dall’ereditarietà, né superano l’ordine dei fenomeni. Il principio di causalità affermerebbe soltanto che ogni fenomeno suppone un fenomeno antecedente, ma non consente d’innalzarci alla conoscenza certa dell’esistenza della prima causa al di sopra dell’ordine fenomenico» (3).

Il teologo Domenicano passa ad esaminare gli altri errori filosofici che hanno mutato il pensiero dei nuovi teologi.

«Il kantismo si oppone, è vero all’empirismo in quanto riconosce la necessità dei primi principi, ma secondo questo sistema i principi, sono solamente leggi soggettive della nostra mente, che vengono da noi applicate ai fenomeni, ma che non ci consentono d’innalzarci al di sopra dei fenomeni stessi. Da questo punto di vista, secondo il sistema kantiano l’esistenza di Dio si può provare soltanto con una prova morale fondata su postulati indimostrabili della ragione pratica, la quale prova ci dà soltanto una certezza oggettivamente insufficiente. Quindi non si può dimostrare secondo il kantismo, la definizione tradizionale della verità, che invece i dogmi presuppongono. Non si può dire “Veritas est adeguatio rei et intellectus”, perché la verità non sarebbe conformità del nostro giudizio con l’essere e con le sue immutabili leggi di contraddizione e di causalità, ecc., ma bisognerebbe contentarsi di dire che la verità è la conformità del nostro giudizio con le esigenze soggettive dell’azione morale, espresse dai postulati indimostrabili della ragione pratica. Non si dà certezza metafisica oggettivamente fondata, ma soltanto una certezza morale e pratica soggettivamente sufficiente. Non si esce dal relativismo. E allora Hegel dice: Se non si può provare con certezza oggettivamente sufficiente l’esistenza di Dio realmente ed essenzialmente distinto dal mondo, è meglio dire che Dio si fa nell’umanità che sta evolvendosi e nella mente degli uomini che passa continuamente da una tesi ad un’antitesi, poi ad una sintesi superiore, e così via. Secondo i diversi momenti dell’evoluzione, oggi è vera la tesi, domani sarà vera l’antitesi, dopodomani la sintesi, e così sarà per sempre. Non si dà verità immutabile, perché Dio, verità suprema, si fa in noi e non sarà mai attuato in pieno, poiché il divenire non può arrestarsi (…) Contrariamente ai principi di identità e non contraddizione e di causalità, il divenire è a se stesso la sua propria ragione, senza una causa superiore. In questa ascendente evoluzione creatrice il più perfetto è prodotto sempre dal meno perfetto, la qualcosa è evidentemente impossibile».

Applicando questi principi relativistici, propri di queste filosofie moderne, in ambito teologico, essi sovvertono completamente tutto l’impianto dogmatico. Nasce in questo modo l’infallibilità relativa della Chiesa, visto che ciò che poteva avere valenza teologica in un determinato periodo può mutare secondo il cambiare dei tempi e della società.

«Questo relativismo dogmatico apparve di nuovo all’epoca del modernismo, come dimostra l’Enciclica “Pascendi” del 1907».

La Nouvelle Theologie è soltanto la continuazione del modernismo condannato da San Pio X, gli enunciati dei modernisti hanno continuato ad affinarsi e si sono rafforzati in alcuni docenti delle Università cattoliche forse a causa dell’attenuazione del controllo imposto allora da San Pio X.

È evidente che il relativismo teologico è l’estensione del relativismo delle filosofie moderne che traspongono il metodo della conoscenza dall’oggettivo al soggettivo, fondando in questo modo una nuova metodologia della conoscenza, misconoscendo ogni evidenza necessitante del principio di causalità: « … il quale è il fondamento delle prove tradizionali dell’esistenza di Dio. Se fosse necessaria una scelta libera per ammettere il valore ontologico e l’assoluta necessità di questo principio, ciò toglierebbe alle prove la loro efficacia veramente dimostrativa».

Viene quindi, sostituita la definizione tradizionale “Veritas est adeguatio rei et intellectus”, e bisognerebbe accontentarci della nuova definizione “Conformitas mentis et vitae”. «La conformità del giudizio con l’essere estramentale e con le sue immutabili leggi», viene sostituita con la «conformità del nostro giudizio con la vita e con le sue esigenze soggettive». Questo porta come afferma il teologo Garrigou Lagrange: « …ad una certezza oggettivamente insufficiente circa l’esistenza di Dio, come proposta da Kant».

È necessario esaminare a questo punto cosa sia la verità e la conoscenza del vero secondo l’insegnamento tradizionale della Chiesa e più precisamente secondo quanto affermato dal Dottore Angelico; il teologo Garrigou Lagrange ci regala una sintesi sulla questione:

«Fra i primi principi della ragione San Tommaso con Aristotele (Metafis. libro III c. 4 e sgg.) mette in luce l’evidenza necessitante del principio di non contraddizione fondato sull’opposizione fra l’essere intelligibile e il non essere. Dice continuamente San Tommaso che “l’essere intellegibile è il primo oggetto conosciuto dall’intelligenza”, come il colorato è l’oggetto proprio della vista e il sonoro l’oggetto proprio dell’udito. Quando si presenta l’oggetto sensibile, mentre la vista afferma l’essere colorato in quanto colorato, l’intelligenza afferra come essere, ciò che è, e che si oppone al niente».

Seguendo San Tommaso il teologo esprime dei principi sui quali fonda la conoscenza del vero da parte dell’intelligenza umana.

Se la relazionalità in quanto identificazione con l’essere è compiuta tramite la potenza intellettiva, si ha la verità che è adeguazione dell’essere con l’intelligenza, la conformità dell’essere con l’intelligenza. Se invece essa è compiuta tramite la potenza volitiva, si ha la bontà, che è conformità della volontà con l’essere.

L’intelligenza, per definizione è intelligenza dell’ente, è la verità logica, la conoscenza è l’adeguazione cosciente dell’ente con l’intelligenza, la quale si esprime nel giudizio.

San Tommaso dà una semplice spiegazione nel trattato “De Veritate”:

« …ogni conoscenza si compie attraverso l’assimilazione del conoscente alla cosa conosciuta, così che l’assimilazione è detta causa della conoscenza, …: la prima comparazione dell’ente all’intelletto è dunque che l’ente concordi con l’intelletto, la quale concordanza è detta “adeguazione della cosa e dell’intelletto”, e in ciò formalmente si compie la definizione di “vero”. Questo è dunque ciò che il vero aggiunge sopra l’ente: la conformità, cioè l’adeguazione, della cosa e dell’intelletto, alla quale conformità, come si è detto, segue la conoscenza della cosa: così dunque l’entità della cosa precede la nozione della verità, ma la conoscenza è un certo effetto della verità» (4).

San Tommaso e tutta la filosofia tomistica e scolastica pongono, pertanto, come abbiamo detto, il principio dell’“Adeguatio rei et intellectus” come postulato inalterabile per identificare il vero e distinguerlo dal falso.

«Come abbiamo spiegato, ogni cosa è conoscibile in quanto è in atto. Ora l’ultima perfezione dell’intelletto è la sua operazione: poiché questa non è un’operazione [transitiva] che, per avere un termine estrinseco, viene ad essere compimento di un prodotto o di un’opera, come la costruzione di un edificio. Essa, invece, rimane nell’operante quale perfezione e atto del medesimo, come dice Aristotele (Metaf. VIII lett. 8). Perciò la prima cosa che si conosce intorno all’intelligenza è precisamente la sua intellezione» (5).

Il Dottore Angelico va oltre sciogliendo le difficoltà:

«Oggetto dell’intelletto cioè l’ente o il vero, è un universale (6), il quale abbraccia anche l’atto d’intellezione. Perciò l’intelletto può conoscere il proprio atto. Ma non come primo oggetto: perché nello stato presente il primo oggetto del nostro intelletto non è un ente o un vero qualsiasi, ma l’ente e il vero visto nelle cose materiali, come abbiamo spiegato. Di qui si passa alla conoscenza di tutte le altre cose» (7).

La Nouvelle Theologie sovverte questo ordine della realtà e prospetta tutto verso un divenire sempre mutabile, questo si estende sia nell’ordine della teologia speculativa sia nell’ordine della teologia morale, tralasciamo tale estensione in ambito sociale e politico.

Da Hegel all’esistenzialismo il passo è breve in quanto quest’ultimo « …non vede l’essenza delle cose, ma soltanto la loro esistenza – pervaso – da un irenismo voluto che sembra credere alla conciliazione delle cose contraddittorie». La conciliazione degli opposti è l’atto finale di tutta la nuova costruzione filosofica della filosofia contemporanea. «Nota Aristotele che dire che una medesima realtà può nello stesso tempo esistere e non esistere, vuol dire distruggere ogni linguaggio, ogni realtà, ogni verità, ogni probabilità, ogni vero bene distinto dal male, ogni desiderio, ogni azione ed anche ogni movimento, perché il punto di partenza non si opporrebbe contraddittoriamente al punto di arrivo e si sarebbe già arrivati prima di partire» (8).

Questo divenire ha pervaso, quindi, tutta la teologia cattolica, un miscuglio tra razionalismo, scientismo, illuminismo kantiano, idealismo hegeliano, ha posto le fondamenta per la distruzione di tutta la fede e la morale cattolica, che si devono adattare al progresso e alle aspettative delle nuove generazioni più evolute di quelle del passato, con queste premesse l’esistenzialismo diventa l’ultima tappa a cui i nuovi teologi vogliono tendere.

Questa conciliazione degli opposti vuole appositamente ignorare e considerare obsoleto il principio di identità e non contraddizione e la cognizione della realtà sotto l’aspetto ontologico, secondo questa nuova concezione è sufficiente fermarsi all’empirismo, la trascendenza diventa soltanto una certezza morale soggettiva.

L’essere trascendentale diventa un concetto inafferrabile dalla mente umana perché non provato empiricamente! Seguendo tali principi, ogni nozione di assoluto viene annientata completamente.

Nella metafisica valgono “mutatis mutandis” gli stessi principi della matematica: messo in discussione un principio fondamentale, tutto il sistema cade. Se nell’ordine matematico si mette in discussione che 1 + 1 = 2 o nella geometria euclidea si mette in discussione che le rette parallele non si incontrano, tutto il sistema matematico crolla, similmente nella metafisica, posti in dubbio il principio di cognizione della realtà, il principio di identità e non contraddizione, il principio secondo cui il minore è prodotto sempre dal maggiore come il meno perfetto è prodotto dal più perfetto, tutto crolla.

Spostando un principio del ragionamento tutto diventa relativo e mutevole.

Cosa si è sostituito al posto della filosofia perenne della Chiesa? Il sentimento, che è più conforme alle esigenze dell’epoca attuale. La “adeguatio realis mentis et vitae” (9) esige come metodo, circa la conoscenza mutevole e l’instabilità delle definizioni, il collante del sentimento, infatti, cosa è più mutevole del sentimento, che può mutare a seconda delle esigenze della vita e della contingenza?
Questo relativismo in ambito filosofico si traspone quindi in ambito dogmatico, tutti i dogmi vengono intaccati da questo principio: La Grazia – l’Incarnazione di Cristo – i Sacramenti: il padre Garrigou nella sua analisi sulla Nuova Teologia:

«…si diceva che le nozioni usate nelle definizioni conciliari a lungo andare invecchiano, e non sono più conformi al progresso delle scienze e della filosofia, e allora devono essere sostituite da altre dichiarate equivalenti, ma che sono ugualmente instabili. Per esempio la definizione del Concilio di Trento circa la grazia santificante, che è causa formale della giustificazione, era una buona formula all’epoca del Concilio di Trento, ma oggi richiederebbe di essere modificata. … Si è sostenuto che la vita soprannaturale della grazia concessa all’uomo non è gratuita nel senso che comunemente s’insegna, e che Dio non poteva creare l’uomo senza dargli un fine soprannaturale cioè la vita eterna ossia la visione beatifica. La grazia non sarebbe veramente gratuita come il nome fa pensare. Dio doveva a se stesso il concederla. Anche il mistero dell’Incarnazione è stato proposto da alcuni come un momento dell’evoluzione, in quanto noi diciamo che le anime ancor troppo legate ai sensi e alla vita animale, avevano bisogno dell’influsso del Cristo universale, del Cristo cosmico, capo dell’umanità che ha preceduto di molte migliaia di anni il progresso del mondo. … anche la nuova concezione del peccato originale e del peccato in genere come offesa di Dio richiede che venga modificato l’insegnamento attuale della Chiesa intorno al mistero della Redenzione. E finalmente stato proposto d’intendere la presenza reale del Corpo di Cristo nell’Eucarestia non insistendo più sulla vecchia nozione di sostanza e non parlando più di transustanziazione nel senso ontologico della parola. Si afferma che basta dire che il pane e il vino consacrati sono divenuti simbolo efficace del sacrificio di Cristo e della sua presenza spirituale; è cambiato il loro essere religioso. Simbolismo questo, molto simile a quello ammesso da Calvino per l’Eucarestia».

Questi portati nella sua analisi dal teologo domenicano, sono soltanto alcuni esempi dei dogmi attaccati da questi principi del relativismo. Questa Nouvelle Theologie «non è altro che una spiritualità o esperienza religiosa che ha trovato la sua esperienza intellettuale»! (10)

La Nouvelle Theologie, riproponeva in modo ancor più devastante quanto i modernisti avevano insegnato all’inizio del XX secolo e per cui furono condannati da San Pio X con l’enciclica Pascendi dominici gregis. Il Papa metteva in guardia i vescovi e gli studiosi: «Magistros autem monemus ut rite hoc teneant Aquinatem vel parum deserere, praesertim in re metaphysica, non sine magno detrimento esse». Per gli stessi errori questa nuova teologia fu condannata da Pio XII con l’enciclica Humani generis.

LA NOUVELLE THEOLOGIE NEL MAGISTERO CONCILIARE E POST CONCILIARE

Questi principi sono stati trasposti in tutta la dottrina cattolica e il Concilio Vaticano II è tutto permeato da questi errori derivanti dal relativismo. I teologi condannati e tolti dall’insegnamento da Pio XII, furono richiamati come periti ovvero esperti, al Vaticano II, alcuni di loro diventarono poi cardinali e pure elevati al sommo pontificato.

Sarebbe lungo esaminare dettagliatamente in questo studio i singoli documenti del Concilio Vaticano II, i loro contenuti erronei e i sottintesi che portano all’eresia, più o meno manifesta, molti studi sono già stati pubblicati e si rinvia al momento a questi studi (11).

C’è da notare che questi nuovi teologi si divisero dopo il Vaticano II in due tronconi quelli che seguivano un relativismo più moderato dettero vita alla rivista Communio, mentre quelli che volevano una continua trasformazione e consideravano il Vaticano II, soltanto una tappa per un ulteriore cambiamento fondarono la rivista Concilium. Soltanto quelli che aderirono al primo troncone vennero elevati ad onori superiori.

Tutti i dogmi e la dottrina della Chiesa sono stati rielaborati in funzione neo modernista e secondo i principi relativisti della Nouvelle Theologie, se si esaminano punto per punto le riforme che sono state poste in atto dalla chiusura del Vaticano II, appare evidente che lo spirito del relativismo le pervade dall’inizio alla fine, anche gli atti che parrebbero a prima vista i più innocui ed insignificanti contengono al loro interno gli errori del relativismo dogmatico.

La nuova teologia ha pertanto influenzato il nuovo Magistero, è chiaro che se le premesse sulla grazia erano quelle sopra esposte, secondo cui questa era dovuta da Dio all’uomo essere razionale e “Dio doveva a se stesso il concederla” all’uomo, è facile innescare la teoria della redenzione universale secondo cui ogni uomo è già salvo in base a questa grazia che Dio concede indistintamente ad ogni uomo a prescindere dal suo credo, o che voglia o non voglia aderire alla sua Chiesa. Anche in questo caso era necessario trovare l’anello di congiunzione e questa unione non poteva essere che l’umanità assunta da Cristo nell’Incarnazione. Questa è la dottrina professata da Giovanni Paolo II nella sua enciclica “Redemptor hominis” (12).

Tutto ha origine sempre dallo spostamento del concetto di verità dall’ordine ontologico a quello fenomenico, del quale ha parlato poco sopra il Padre Garrigou Lagrange e ne ha evidenziato le derive. È logico, quindi, che questa salvezza incondizionata concessa all’uomo porti come conseguenza lo sgretolamento della nozione di peccato. Non si può più considerare il peccato mortale come morte dell’anima alla vita soprannaturale, perché questa vita soprannaturale ci è dovuta e ci è dovuta da Dio perché Cristo ha assunto la carne umana e l’ha redenta con la sua divinità, ed il peccato diventa, pertanto, soltanto una negatività soggettiva che non influisce nella vita soprannaturale ma soltanto nel nostro inconscio.

Il sacrificio cruento di Nostro Signore Gesù Cristo diventa qualche cosa di inverosimile agli occhi dell’uomo moderno, infatti, come poteva Dio chiedere al proprio figlio un sacrificio cruento mediante la croce, per redimere l’uomo dal peccato originale? Questo risulta essere per la Nuova Teologia, non più conforme al messaggio di amore del Nuovo Testamento che noi oggi conosciamo (13).

Tutto ormai prende forma per accogliere l’ultimo tassello della Nuova Teologia: la teologia della liberazione! Che nell’analisi del padre Garrigou Lagrange non era neppure presa in considerazione, ma le cui basi erano state poste (14).

aQuesta teologia della liberazione non è più solo quella in cui si inserisce il marxismo come anello mancante nella deriva hegeliana del continuo divenire, e secondo cui questi nuovi teologi identificano Cristo come un capo politico-religioso antesignano di Carlo Marx che libera l’uomo dalla povertà e dall’oppressione del ricco, e il cui Vangelo diventa un primo modello del “Capitale” o del “Manifesto”, ma questa teologia della liberazione è altresì liberazione della coscienza dell’uomo, ormai cosciente della propria dignità, da vincoli posti da una religione, prima aristocratica e poi borghese o l’una e l’altra, ma che in ogni caso non era quella voluta da Cristo!

La teologia della liberazione che poneva le sue radici su basi marxiste, essendo troppo palese l’inconciliabilità con i minimi presupposti di qualsiasi fede, fu condannata seppur in modo blando dalla “chiesa conciliare”, ma tale interpretazione marxista ebbe termine soprattutto con la caduta dei regimi comunisti. Rimane in piedi però l’altro lato, quello ancor più pericoloso, quello della liberazione delle coscienze, che Francesco I ha fatto sua. Tralasciamo al momento gli errori circa il pauperismo condannati dalla Chiesa già nel Medioevo (15) e che fanno parte sempre di questa nuova visione della Chiesa di cui non abbiamo il tempo di approfondire in questa sede (16).

Il genere umano ormai redento e non più necessitante della grazia divina, in quanto tale grazia gli è dovuta da Dio in quanto essere ragionevole, può liberarsi anche dalla nozione di peccato, l’uomo giunge ad una concezione soggettivista del peccato. Ecco che l’insegnamento di Francesco I ha un significato in questo contesto. Il “… chi sono io per giudicare … se cerca Dio” (17) è l’espressione più coerente con i principi fondamentali della Nouvelle Theologie.

L’evoluzione, l’esperienza continua in campo dogmatico, trova la sua completa realizzazione anche in campo morale, che è l’argomento che all’uomo contemporaneo desta più interesse, per di più perché vincola il suo comportamento nel suo modo di agire e nei sentimenti, nella sessualità, nella condivisione degli interessi più intimi. In questo contesto si inseriscono gli sforzi da parte dei nuovi teologi incoraggiati da Francesco I per cambiare il modo di concepire la famiglia, sempre nell’ottica del cambiamento continuo, premessa principale della Nuova teologia.

Il tipo di famiglia cristiana o naturale poteva funzionare nell’Ottocento, ma già a metà del secolo XX, questo tipo di famiglia si sgretolava e le conquiste della libertà della donna e il suo inserimento nel mondo del lavoro in modo più radicale, hanno ora necessità nel XXI secolo di un cambiamento! Si prenda pure atto che le leggi sul divorzio che hanno portato alla costruzione di famiglie allargate, con più padri e più madri hanno necessità di un mutamento nella morale.

La “Conformitas mentis et vitae” giunge ad un suo ultimo traguardo: la riforma della morale. Questa non cambierà per il momento nei principi, ma soltanto nella prassi.

In considerazione di tutto questo, l’Inferno è quasi vuoto, fanno parte della schiera dei dannati soltanto coloro che hanno leso la dignità dell’umanità, che è stata, invece già posta in stato di grazia dal Cristo cosmico che ha assunto la carne umana e a cui “Dio doveva a se stesso il concederla”.

La conclusione filosofica e teologica che si impone a questo punto è che avendo sostituito la nozione di verità, ogni verità diventa fluttuante e lasciamo questa conclusione all’enciclica Humani generis di Pio XII: «Le false affermazioni di siffatto evoluzionismo, per cui viene ripudiato quanto vi è di più assoluto, fermo e immutabile, hanno preparato la strada alle aberrazioni di una nuova filosofia che facendo concorrenza all’idealismo, all’immanentismo e al pragmatismo, ha preso il nome di “esistenzialismo”, perché, ripudiate le essenze immutabili delle cose, si preoccupa solo dell’ “esistenza” dei singoli individui».

Si sono svelati soltanto per sommi capi i postulati della Nouvelle Theologie riguardo al peccato e alla grazia, non si è avuto il tempo di affrontare in modo dettagliato, gli altri dogmi sui sacramenti, sul peccato originale, sull’Incarnazione, sull’ecumenismo e sulla Chiesa, nella prospettiva del nuovo magistero dell’errore, che ha avuto autorità e valore dal Vaticano II in poi e che ormai ha inciso talmente sulle coscienze che ci fa chiedere in modo insistente: chi aderisce alla “nuova chiesa conciliare” è ancora cattolico?

A questa domanda è necessario dare urgentemente una risposta!

NOTE

1 – Cfr. il SILLABO di papa Pio IX ovvero Sommario dei principali errori dell’età nostra. La lettera dello stesso Pio IX Gravissimas, Tuas libenter. Le encicliche di San Pio X Pascendi, Sacrum Antistitum e Humani generis di papa Pio XII.
2 – Reginald GARRIGOU LAGRANGE O.P., Sintesi Tomistica, p. 542
3 – Ibidem.
4 – SAN TOMMASO D’AQUINO, De Veritate, Questio I articolo 1.
5 – SAN TOMMASO D’AQUINO, Summa Teologica I – Questio 87 articolo. 3.
6 – Da un punto di vista gnoseologico e metafisico l’universale è la natura di un essere concepita nei suoi elementi costitutivi assoluti, indipendentemente dai soggetti singoli in cui sussiste. Mentre i nominalisti di tutti i tempi e i moderni, vedono nell’universale un dato soggettivo perché fanno del concetto il prodotto di una lenta elaborazione, San Tommaso ne considera la natura intenzionale e funzionale di termine rappresentativo e arriva a riconoscere il valore oggettivo.
7 – Ibidem; Gli scolastici posteriori distinguono tre oggetti formali per l’intelligenza umana, partendo dalla considerazione che il nostro intelletto può trovarsi in due condizioni assai diverse: nello stato di unione con il corpo, e nello stato di separazione. Astrattamente considerato l’intelletto umano ha come oggetto formale comune l’ente in quanto ente. Nello stato di unione col corpo ha come oggetto formale proprio la quiddità delle cose materiali, e cioè l’ente corporeo. Nello stato di separazione col corpo avrà come oggetto formale proprio l’ente in quanto ente, con le limitazioni di un’anima fatta per animare un corpo, e cioè l’unione sostanziale con l’organismo. (T. Sante CENTI, Commento alla Summa Teologica).
8 – Reginald GARRIGOU LAGRANGE O.P., op. cit.;
9 – Questa definizione è tratta da M. Maurice BLONDEL (1861–1949), scrittore, modernista. Tra i suoi scritti L’Etre et les êtres, 1935.
10 – Reginald GARRIGOU LAGRANGE O.P.: La nouvelle theologie ou va-t-elle ? Elle revient au modernisme, Roma Angelicum 1946 p. 126-145. Frase proposta dal teologo domenicano tratta dagli scritti dei nuovi teologi.
11 – Sinossi degli errori imputati al Concilio Vaticano II – Ed. Ichtys Albano Laziale 2012. Esistono svariati studi sui singoli documenti pubblicati in svariate riviste, ma mai condensati in un unico studio.
12 – si veda Johannes DORMANN – La teologia di Giovanni Paolo II e lo spirito di Assisi – Ed. Ichtys Albano Laziale 2000 – opera composta in IV volumi.
13 – J. RATZINGER, Introduzione al Cristianesimo, prima edizione 1969, Nuova edizione 2005; Cfr il commento di B. TISSIER DE MALLERAIS, Simposium Pascendi, Parigi 2007 pp. 11-13. “Antitesi: ma, il Nuovo Testamento non dice che l’uomo si riconcilia Dio, bensì che è Dio che riconcilia l’uomo. Dunque che Dio esiga dal Suo Figlio un sacrificio umano, non è conforme al messaggio di amore del Nuovo Testamento. Dire che Dio ha preteso dal Suo Figlio un sacrificio umano non è conforme al Nuovo Testamento. Dio non ha non ha potuto esigere dal Suo Figlio un sacrificio umano. Del resto l’Antico Testamento vieta i sacrifici umani. Detto in altro modo oggi non possiamo più accettare che la croce sia un sacrificio espiatorio. Questo andava bene ai tempi di Sant’Anselmo, ma oggi è impossibile, perché la nostra conoscenza del Nuovo Testamento, il messaggio di amore del Nuovo Testamento, ci dice che Dio non può esigere il sangue di Suo Figlio come un dio Moloch assettato di sangue”.
14 – Prese in considerazione questo aspetto della Nuova Teologia il Padre Antonio MESSINEO S.J. in alcuni articoli apparsi sulla “Civiltà Cattolica” quaderno 2537 anno 1950 – quaderni 2541 e 2545 anno 1956; Cfr. Roberto DE MATTEI, Il Concilio Vaticano II una storia mai scritta, pp.96 – 97 “Non ultima tra le note che contrassegnano il progressismo moderno è la sua spiccata simpatria verso il comunismo e marxismo in genere. A questo lo conduce non solo l’irenismo, di cui sopra si fa cenno, e il conseguente desiderio di aprire il colloquio con tutte le correnti moderne, ma anche una valutazione almeno parzialmente positiva dell’ideologia marxista”.
15 – La dottrina del pauperismo degli Spirituali e Fraticelli fu condannata dal Concilio di Vienne 1311 – 1312 con la Costituzione “Fidei catholicae fundamentum” DS. 900 – 904 e “Exivi de Paradiso” DS. 908. Lo stato di povertà assoluta della Chiesa fu nuovamente condannato da Giovanni XXII con la Costituzione Apostolica “Gloriosam Ecclesiam” del 23 gennaio 1318 DS. 910 -916. Non a caso Bergoglio ha assunto il nome di Francesco per la sua vicinanza dottrinale a queste sette ereticali o semi ereticali del tardo Medioevo che distorcevano la figura di San Francesco d’Assisi.
16 – In un’intervista a La Stampa del 26 luglio 2013, Leonardo BOFF ha spiegato che il nuovo Papa è vicino al movimento della Liberazione così come si è sviluppato in Argentina, «come teologia del popolo, portata avanti dal gesuita Juan Carlos Scannone, che è stato insegnante di Bergoglio». Quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires.
Leonardo BOFF è uno dei cofondatori della teologia della liberazione.
17 – Frase tratta da un discorso estemporaneo avvenuto il 29 luglio 2013 di Francesco I ad una domanda posta da un giornalista sull’omosessualità.

Fonte: unavox.it

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