Il passo doppio del papa argentino

Perfettamente aderente alla tradizione quando parla di aborto, divorzio, omosessualità. Ma anche aperto a cambiamenti nella dottrina e nella prassi. Un’antologia che accresce il mistero.

di Sandro Magister (17/03/2015)

Tra le molte cose che papa Francesco dice ve ne sono alcune che non guadagnano quasi mai le prime pagine dei giornali. E se talvolta ci riescono vengono subito spazzate via da altri titoli di segno opposto e vincente. È ciò che accade ogni volta in cui egli parla da “figlio della Chiesa” – come ama definirsi – e da fedele testimone della tradizione su questioni tipo la contraccezione, l’aborto, il divorzio, il matrimonio omosessuale, l’ideologia del “gender”, l’eutanasia. Su tali questioni papa Francesco non tace affatto. E quando ne parla, molto più spesso di quanto si creda, non si distacca di un millimetro da quanto dissero prima di lui Paolo VI, Giovanni Paolo II o Benedetto XVI.

Eppure, nell’opinione dominante, sia laica che cattolica, questo papa passa per colui che innova, che cambia i paradigmi, che rompe con i dogmi del passato, anche e soprattutto sulle questioni di vita e di morte che furono la croce dei suoi predecessori. Più sotto è riportata in ordine cronologico un’antologia degli interventi di papa Jorge Mario Bergoglio sulle questioni sopra indicate, dalla fine del sinodo dello scorso ottobre a oggi. Sono ventuno interventi in meno di cinque mesi. Alcuni molto polemici con lo “spirito del tempo”. Tutti perfettamente in linea con la dottrina tradizionale della Chiesa. L’ultimo getta molta acqua sul fuoco anche riguardo alle aspettative di cambiamento in campo matrimoniale, aspettative definite da papa Francesco “desmesuradas”, smisurate.

La novità di questo pontificato è che accanto a queste riaffermazioni della dottrina di sempre esso dà libero corso a dottrine e pratiche pastorali di segno diverso e talora opposto. Un’altra novità non meno importante è che questa discordia di voci è prodotta dall’interno stesso della gerarchia cattolica e persino da altre parole dello stesso papa assunte ad emblema del cambiamento, a partire da quel “Chi sono io per giudicare?” che è ormai diventato universalmente il marchio identificativo di questo pontificato.

Avviene così che un cardinale del peso di Reinhard Marx dica tranquillamente in una recente conferenza stampa, a nome della Chiesa tedesca e a proposito della comunione ai divorziati risposati: “Noi non siamo una filiale di Roma. Ogni conferenza episcopale è responsabile per la pastorale all’interno della propria sfera. Non possiamo aspettare fino a quando un sinodo ci dirà come dobbiamo comportarci qui sul matrimonio e la pastorale familiare”.

Avviene che un arcivescovo come l’italiano Giuseppe Casale arrivi ad ammettere l’aborto, come ha fatto in un’intervista a Il Regno sulla riforma della Chiesa “nella linea di papa Francesco”: “Per l’inizio della vita dobbiamo approfondire quando c’è vita umana, la persona, senza attestarci su posizioni preconcette, perché la scienza potrebbe aprirci prospettive nuove”.

Avviene che il mutamento di paradigma nel giudizio della Chiesa sull’omosessualità sia già di fatto largamente acquisito e volto in positivo, visto il numero senza precedenti di ecclesiastici omosessuali che occupano in curia posti di rilievo e a contatto ravvicinato col papa. Anche per questo fanno tanta impressione gli interventi di Francesco riprodotti qui di seguito, tutti così “tradizionali”.

È qui l’enigma di questo pontificato. Descritto così da padre Federico Lombardi sulla rivista dei gesuiti Popoli: “Quello di Francesco non è un disegno organico alternativo, è piuttosto un mettere in moto una realtà complessa come la Chiesa. È una Chiesa in cammino. Lui non impone la sua visione e il suo modo di agire. Chiede e ascolta i diversi pareri. Non sa dove si andrà: si affida allo Spirito Santo”.

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PAPA FRANCESCO SU ABORTO, DIVORZIO, CONTRACCEZIONE, EUTANASIA, OMOSESSUALITÀ

Tutti i suoi interventi dopo il sinodo dello scorso ottobre.

1. Dalla risposta a una domanda durante l’incontro con il movimento apostolico Schoenstatt, 25 ottobre 2014:

Penso che la famiglia cristiana, la famiglia, il matrimonio, non siano mai stati tanto attaccati come in questo momento. Attaccati direttamente o attaccati di fatto. Può essere che mi sbagli, gli studiosi della Chiesa ce lo potranno dire. Ma che la famiglia sia colpita, e che la famiglia venga imbastardita… Si può chiamare famiglia tutto? No. Quante famiglie sono ferite, quanti matrimoni rotti, quanto relativismo nella concezione del sacramento del matrimonio! In questo momento, da un punto di vista sociologico e dal punto di vista dei valori umani, come del sacramento cattolico, del sacramento cristiano, c’è una crisi della famiglia, crisi perché la bastonano da tutte le parti e la lasciano molto ferita!

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2. Dal discorso all’associazione dei medici cattolici Italiani, 15 novembre 2014:

Il pensiero dominante propone a volte una “falsa compassione”: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica “produrre” un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre. […] La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza. E a tante conseguenze sociali che tale fedeltà comporta. Noi stiamo vivendo un tempo di sperimentazioni con la vita, ma uno sperimentare male. Fare figli invece di accoglierli come dono. Giocare con la vita.

Siate attenti, perché questo è un peccato contro il Creatore: contro Dio Creatore, che ha creato le cose così. Tante volte nella mia vita di sacerdote ho sentito obiezioni. “Ma, dimmi, perché la Chiesa si oppone all’aborto? È un problema religioso?” – “No, no, non è un problema religioso”. – “È un problema filosofico?” – “No, non è un problema filosofico. È un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema”. – “Ma no, il pensiero moderno…” – “Ma senti, nel pensiero antico e nel pensiero moderno, la parola uccidere significa lo stesso!”.

Lo stesso vale per l’eutanasia. Tutti sappiamo che con tanti anziani, in questa cultura dello scarto, si fa questa eutanasia nascosta. Ma, anche c’è l’altra. E questo è dire a Dio: “No, la fine della vita la faccio io, come io voglio”. Peccato contro Dio Creatore. Pensate bene a questo.

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3. Dal discorso al colloquio internazionale sulla complementarietà tra uomo e donna promosso dalla congregazione per la dottrina della fede, 17 novembre 2014:

Occorre insistere sui pilastri fondamentali che reggono una nazione: i suoi beni immateriali. La famiglia rimane al fondamento della convivenza e la garanzia contro lo sfaldamento sociale. I bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva. Per questa ragione, nell’esortazione apostolica “Evangelii gaudium”, ho posto l’accento sul contributo “indispensabile” del matrimonio alla società, contributo che “supera il livello dell’emotività e delle necessità contingenti della coppia”. […]

In questi giorni, mentre rifletterete sulla complementarietà tra uomo e donna, vi esorto a dare risalto a un’altra verità riguardante il matrimonio: che cioè l’impegno definitivo nei confronti della solidarietà, della fedeltà e dell’amore fecondo risponde ai desideri più profondi del cuore umano. Pensiamo soprattutto ai giovani che rappresentano il futuro: è importante che essi non si lascino coinvolgere dalla mentalità dannosa del provvisorio e siano rivoluzionari per il coraggio di cercare un amore forte e duraturo, cioè di andare controcorrente: si deve fare questo.

Su questo vorrei dire una cosa: non dobbiamo cadere nella trappola di essere qualificati con concetti ideologici. La famiglia è un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura, ecc. Noi non possiamo qualificarla con concetti di natura ideologica, che hanno forza soltanto in un momento della storia, e poi decadono. Non si può parlare oggi di famiglia conservatrice o famiglia progressista: la famiglia è famiglia! Non lasciatevi qualificare da questo o da altri concetti di natura ideologica. La famiglia ha una forza in sé.

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4. Dal discorso al parlamento europeo di Strasburgo, 25 novembre 2014:

Da più parti si ricava un’impressione generale di stanchezza e di invecchiamento, di un’Europa nonna e non più fertile e vivace. […] Si constata con rammarico un prevalere delle questioni tecniche ed economiche al centro del dibattito politico, a scapito di un autentico orientamento antropologico. L’essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare, così che – lo notiamo purtroppo spesso – quando la vita non è funzionale a tale meccanismo viene scartata senza troppe remore, come nel caso dei malati, dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere.

È il grande equivoco che avviene quando prevale l’assolutizzazione della tecnica, che finisce per realizzare una confusione fra fini e mezzi. Risultato inevitabile della cultura dello scarto e del consumismo esasperato. Al contrario, affermare la dignità della persona significa riconoscere la preziosità della vita umana, che ci è donata gratuitamente e non può perciò essere oggetto di scambio o di smercio.

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5. Dal messaggio ai partecipanti al Festival della famiglia di Riva del Garda, 5 dicembre 2014:

Il preoccupante andamento demografico richiede, da parte di tutti i soggetti interessati, una straordinaria e coraggiosa strategia in favore delle famiglie. Da qui può iniziare anche un rilancio economico per il Paese.

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6. Dal messaggio “urbi et orbi” nella solennità del Natale, 25 dicembre 2014:

Il mio pensiero va a tutti i bambini oggi uccisi e maltrattati, sia a quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita; sia a quei bambini sfollati a motivo delle guerre e delle persecuzioni, abusati e sfruttati sotto i nostri occhi e il nostro silenzio complice; e ai bambini massacrati sotto i bombardamenti, anche là dove il figlio di Dio è nato. Ancora oggi il loro silenzio impotente grida sotto la spada di tanti Erode. Sopra il loro sangue campeggia oggi l’ombra degli attuali Erode. Davvero tante lacrime ci sono in questo Natale insieme alle lacrime di Gesù Bambino!

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7. Dal discorso all’associazione italiana delle famiglie numerose, 28 dicembre 2014:

Cari genitori, vi sono grato per l’esempio di amore alla vita, che voi custodite dal concepimento alla fine naturale, pur con tutte le difficoltà e i pesi della vita, e che purtroppo le pubbliche istituzioni non sempre vi aiutano a portare. Giustamente voi ricordate che la costituzione Italiana, all’articolo 31, chiede un particolare riguardo per le famiglie numerose; ma questo non trova adeguato riscontro nei fatti. Resta nelle parole. Auspico quindi, anche pensando alla bassa natalità che da tempo si registra in Italia, una maggiore attenzione della politica e degli amministratori pubblici, ad ogni livello, al fine di dare il sostegno previsto a queste famiglie. Ogni famiglia è cellula della società, ma la famiglia numerosa è una cellula più ricca, più vitale, e lo Stato ha tutto l’interesse a investire su di essa!

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8. Dal messaggio per la XXIII giornata mondiale del malato, reso pubblico il 30 dicembre 2014:

Chiediamo con viva fede allo Spirito Santo che ci doni la grazia di comprendere il valore dell’accompagnamento, tante volte silenzioso, che ci porta a dedicare tempo a queste sorelle e a questi fratelli, i quali, grazie alla nostra vicinanza e al nostro affetto, si sentono più amati e confortati. Quale grande menzogna invece si nasconde dietro certe espressioni che insistono tanto sulla “qualità della vita”, per indurre a credere che le vite gravemente affette da malattia non sarebbero degne di essere vissute!

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9. Dal discorso ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 12 gennaio 2015:

La famiglia stessa è non di rado fatta oggetto di scarto, a causa di una sempre più diffusa cultura individualista ed egoista che rescinde i legami e tende a favorire il drammatico fenomeno della denatalità, nonché di legislazioni che privilegiano diverse forme di convivenza piuttosto che sostenere adeguatamente la famiglia per il bene di tutta la società.

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10. Dal discorso alle autorità e al corpo diplomatico nel palazzo presidenziale di Manila, 16 gennaio 2015:

Le famiglie hanno un’indispensabile missione nella società. È nella famiglia che i bambini vengono cresciuti nei valori sani, negli alti ideali e nella sincera attenzione agli altri. Ma come tutti i doni di Dio, la famiglia può anche essere sfigurata e distrutta. Essa ha bisogno del nostro appoggio. Sappiamo quanto sia difficile oggi per le nostre democrazie preservare e difendere tali valori umani fondamentali, come il rispetto per l’inviolabile dignità di ogni persona umana, il rispetto dei diritti di libertà di coscienza e di religione, il rispetto per l’inalienabile diritto alla vita, a partire da quella dei bimbi non ancora nati fino quella degli anziani e dei malati. Per questa ragione, famiglie e comunità locali devono essere incoraggiate e assistite nei loro sforzi di trasmettere ai nostri giovani i valori e la visione capaci di aiutare a promuovere una cultura di onestà – tale da onorare bontà, sincerità, fedeltà e solidarietà, come solide basi e collante morale che mantenga unita la società.

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11. Dal discorso alle famiglie nel “Mall of Asia Arena” di Manila, 16 gennaio 2015:

Stiamo attenti alle nuove colonizzazioni ideologiche che cercano di distruggere la famiglia. Non nascono dal sogno, dalla preghiera, dall’incontro con Dio, dalla missione che Dio ci dà, vengono da fuori e per questo dico che sono colonizzazioni. […] Così come i nostri popoli, in un momento della loro storia, arrivarono alla maturità di dire “no” a qualsiasi colonizzazione politica, come famiglie dobbiamo essere molto molto sagaci, molto abili, molto forti, per dire “no” a qualsiasi tentativo di colonizzazione ideologica della famiglia, e chiedere a san Giuseppe, che è amico dell’Angelo, che ci mandi l’ispirazione di sapere quando possiamo dire “sì” e quando dobbiamo dire “no”.

I pesi che gravano sulla vita della famiglia oggi sono molti. […] Mentre fin troppe persone vivono in estrema povertà, altri vengono catturati dal materialismo e da stili di vita che annullano la vita familiare e le più fondamentali esigenze della morale cristiana. Queste sono le colonizzazioni ideologiche. La famiglia è anche minacciata dai crescenti tentativi da parte di alcuni per ridefinire la stessa istituzione del matrimonio mediante il relativismo, la cultura dell’effimero, una mancanza di apertura alla vita.

Penso al Beato Paolo VI. In un momento in cui si poneva il problema della crescita demografica, ebbe il coraggio di difendere l’apertura alla vita nella famiglia. Lui conosceva le difficoltà che c’erano in ogni famiglia, per questo nella sua enciclica “Humanae vitae” era molto misericordioso verso i casi particolari, e chiese ai confessori che fossero molto misericordiosi e comprensivi con i casi particolari. Però lui guardò anche oltre: guardò i popoli della terra, e vide questa minaccia della distruzione della famiglia per la mancanza dei figli. Paolo VI era coraggioso, era un buon pastore e mise in guardia le sue pecore dai lupi in arrivo. Che dal cielo ci benedica. […]

Ogni minaccia alla famiglia è una minaccia alla società stessa. Il futuro dell’umanità, come ha detto spesso san Giovanni Paolo II, passa attraverso la famiglia. Dunque, custodite le vostre famiglie! Proteggete le vostre famiglie! Vedete in esse il più grande tesoro della vostra nazione e nutritele sempre con la preghiera e la grazia dei sacramenti. Le famiglie avranno sempre le loro prove, non hanno bisogno che gliene aggiungiate altre! Invece, siate esempi di amore, perdono e attenzione. Siate santuari di rispetto per la vita, proclamando la sacralità di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. Che grande dono sarebbe per la società se ogni famiglia cristiana vivesse pienamente la sua nobile vocazione!

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12. Dall’omelia della messa nel Rizal Park di Manila, 18 gennaio 2015:

Quando il Cristo Bambino venne in questo mondo, la sua stessa vita si trovò minacciata da un re corrotto. Gesù stesso si trovò nella necessità di venire protetto. Egli ha avuto un protettore sulla terra: san Giuseppe. Ha avuto una famiglia qui sulla terra: la santa famiglia di Nazaret. In tal modo egli ci ricorda l’importanza di proteggere le nostre famiglie e quella più grande famiglia che è la Chiesa, la famiglia di Dio, e il mondo, la nostra famiglia umana. Oggi purtroppo la famiglia ha bisogno di essere protetta da attacchi insidiosi e da programmi contrari a tutto quanto noi riteniamo vero e sacro, a tutto ciò che nella nostra cultura è più nobile e bello.

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13. Dalla conferenza stampa sul volo di ritorno dalle Filippine a Roma, 19 gennaio 2015:

D. – Nell’incontro che ha avuto con le famiglie ha parlato della “colonizzazione ideologica”. Ci potrebbe spiegare un po’ meglio il concetto? Poi si è riferito a papa Paolo VI, parlando dei casi particolari che sono importanti nella pastorale delle famiglie. Ci può fare alcuni esempi e magari dire anche se c’è bisogno di aprire le strade, di allargare il corridoio di questi casi particolari?

R. – La colonizzazione ideologica: dirò soltanto un esempio, che ho visto io. Vent’anni fa, nel 1995, una ministro dell’istruzione pubblica aveva chiesto un grosso prestito per la costruzione di scuole per i poveri. Le hanno dato il prestito a condizione che nelle scuole ci fosse un libro per i bambini di un certo grado di scuola. Era un libro di scuola, un libro preparato bene didatticamente, dove si insegnava la teoria del “gender”. Questa donna aveva bisogno dei soldi del prestito, ma quella era la condizione. Furba, ha detto di sì e ha fatto fare anche un altro libro e li ha dati tutti e due, e così è riuscita… Questa è la colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che non ha niente a che fare col popolo; […] e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura. Durante il sinodo i vescovi africani si lamentavano di questo, che è lo stesso che per certi prestiti si impongano certe condizioni. […] Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana… Hanno colonizzato il popolo, volevano farlo. Ma quanta sofferenza! I popoli non devono perdere la libertà. Il popolo ha la sua cultura, la sua storia. […] Queste sono le colonizzazioni ideologiche. C’è un libro […] scritto nel 1907 a Londra. […] Si chiama “Lord of the World”. L’autore è Benson, vi consiglio di leggerlo. Leggendolo capirete bene quello che voglio dire con colonizzazione ideologica. Questa è la prima domanda.

La seconda: che volevo dire di Paolo VI? È certo che l’apertura alla vita è condizione del sacramento del matrimonio. Un uomo non può dare il sacramento alla donna e la donna darlo all’uomo se non sono d’accordo su questo punto, di essere aperti alla vita. A tal punto che, se si può provare che questo o questa si è sposato con l’intenzione di non essere aperto alla vita, quel matrimonio è nullo. […] Paolo VI ha studiato questo con una commissione, come fare per aiutare tanti casi, tanti problemi, problemi importanti che fanno l’amore della famiglia. Problemi di tutti i giorni. Tanti, tanti… Ma c’era qualcosa di più. Il rifiuto di Paolo VI non era rivolto ai problemi personali, sui quali dirà poi ai confessori di essere misericordiosi e capire le situazioni e perdonare o essere misericordiosi, comprensivi. Lui guardava al neo-malthusianismo universale che era in corso. E come si riconosce questo neo-malthusianismo? È il meno dell’1 per cento di natalità in Italia, lo stesso in Spagna. Quel neo-malthusianismo che cercava un controllo dell’umanità da parte delle potenze. Questo non significa che il cristiano deve fare figli in serie. Io ho rimproverato alcuni mesi fa una donna in una parrocchia perché era incinta dell’ottavo dopo sette cesarei. “Ma lei vuole lasciare sette orfani?”. Questo è tentare Dio. Si parla di paternità responsabile. Quella è la strada: la paternità responsabile. Ma quello che io volevo dire era che Paolo VI non ha avuto una visione arretrata, chiusa. No, è stato un profeta, che con questo ci ha detto: guardatevi dal neo-malthusianismo che è in arrivo. Questo volevo dire. […]

D. – La maggioranza dei filippini pensa che la crescita enorme della popolazione è una delle ragioni più importanti della povertà enorme del paese, e nella media una donna nelle filippine partorisce più di tre bambini nella sua vita, e la posizione cattolica nei riguardi della contraccezione sembra essere una delle poche questioni su cui un grande numero della gente nelle Filippine non sia d’accordo con la Chiesa. Che cosa ne pensa?

R. – Io credo che il numero di tre per famiglia, che lei menziona, secondo quello che dicono i tecnici, è importante per mantenere la popolazione. Tre per coppia. Quando si scende sotto questo livello, accade l’altro estremo, come ad esempio in Italia, dove ho sentito – non so se è vero – che nel 2024 non ci saranno i soldi per pagare i pensionati. Il calo della popolazione. Per questo la parola-chiave per rispondere è quella che usa la Chiesa sempre, anch’io: è “paternità responsabile”. Come si fa questo? Col dialogo. Ogni persona, col suo pastore, deve cercare come fare questa paternità responsabile. Quell’esempio che ho menzionato poco fa, di quella donna che aspettava l’ottavo e ne aveva sette nati col cesareo: questa è una irresponsabilità. “No, io confido in Dio”. “Ma guarda, Dio ti dà i mezzi, sii responsabile”. Alcuni credono che – scusatemi la parola – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli. No. Paternità responsabile. Questo è chiaro e per questo nella Chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, ci sono gli esperti in questo, ci sono i pastori, e si cerca. E io conosco tante e tante soluzioni lecite che hanno aiutato per questo. Ma ha fatto bene a dirmelo. È anche curiosa un’altra cosa, che non ha niente a che vedere ma che è in relazione con questo. Per la gente più povera un figlio è un tesoro. È vero, si dev’essere anche qui prudenti. Ma per loro un figlio è un tesoro. Dio sa come aiutarli. Forse alcuni non sono prudenti in questo, è vero. Paternità responsabile. Ma bisogna guardare anche la generosità di quel papà e di quella mamma che vedono in ogni figlio un tesoro.

> Testo integrale

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14. Dall’udienza generale di mercoledì 21 gennaio 2015:

Le famiglie sane sono essenziali alla vita della società. Dà consolazione e speranza vedere tante famiglie numerose che accolgono i figli come un vero dono di Dio. Loro sanno che ogni figlio è una benedizione. Ho sentito dire da alcuni che le famiglie con molti figli e la nascita di tanti bambini sono tra le cause della povertà. Mi pare un’opinione semplicistica. Posso dire, possiamo dire tutti, che la causa principale della povertà è un sistema economico che ha tolto la persona dal centro e vi ha posto il dio denaro; un sistema economico che esclude, esclude sempre: esclude i bambini, gli anziani, i giovani, i senza lavoro, e che crea la cultura dello scarto che viviamo. Ci siamo abituati a vedere persone scartate. Questo è il motivo principale della povertà, non le famiglie numerose. […] Occorre anche difendere la famiglia dalle nuove colonizzazioni ideologiche, che attentano alla sua identità e alla sua missione.

> Testo integrale

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15. Tweet alla marcia pro-life di Washington del 22 gennaio 2015:

Ogni vita è un dono.

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16. Dal discorso ai vescovi della Lituania in visita “ad limina”, 2 febbraio 2015:

In questo periodo tutta la Chiesa è impegnata in un cammino di riflessione sulla famiglia, sulla sua bellezza, sul suo valore, e sulle sfide che è chiamata ad affrontare nel nostro tempo. Incoraggio anche voi, come pastori, a dare il vostro contributo in questa grande opera di discernimento, e soprattutto a curare la pastorale familiare, così che i coniugi sentano la vicinanza della comunità cristiana e siano aiutati a “non conformarsi alla mentalità di questo mondo ma a rinnovarsi continuamente nello spirito del Vangelo” (cfr. Romani 12, 2). Infatti, anche il vostro paese, che ormai è entrato a pieno titolo nell’Unione Europea, è esposto all’influsso di ideologie che vorrebbero introdurre elementi di destabilizzazione delle famiglie, frutto di un mal compreso senso della libertà personale. Le secolari tradizioni lituane al riguardo vi aiuteranno a rispondere, secondo la ragione e secondo la fede, a tali sfide.

> Testo integrale

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17. Dal discorso al simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar, 7 febbraio 2015:

In Africa il futuro è nelle mani dei giovani, ed essi oggi sono chiamati a difendersi da nuove e spregiudicate forme di colonizzazione quali il successo, la ricchezza, il potere a tutti i costi, ma anche il fondamentalismo e l’uso distorto della religione, e ideologie nuove che distruggono l’identità delle persone e delle famiglie.

> Testo integrale

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18. Dall’udienza generale di mercoledì 11 febbraio 2015:

Una società avara di generazione, che non ama circondarsi di figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio, è una società depressa. Pensiamo a tante società che conosciamo qui in Europa: sono società depresse, perché non vogliono i figli, non hanno i figli, il livello di nascita non arriva all’uno percento. Perché? Ognuno di noi pensi e risponda. Se una famiglia generosa di figli viene guardata come se fosse un peso, c’è qualcosa che non va! La generazione dei figli dev’essere responsabile, come insegna anche l’enciclica “Humanae vitae” del beato papa Paolo VI, ma avere più figli non può diventare automaticamente una scelta irresponsabile. Non avere figli è una scelta egoistica. La vita ringiovanisce e acquista energie moltiplicandosi: si arricchisce, non si impoverisce!

> Testo integrale

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19. Dall’udienza generale di mercoledì 4 marzo 2015:

In Occidente, gli studiosi presentano il secolo attuale come il secolo dell’invecchiamento: i figli diminuiscono, i vecchi aumentano. Questo sbilanciamento ci interpella, anzi, è una grande sfida per la società contemporanea. Eppure una cultura del profitto insiste nel far apparire i vecchi come un peso, una “zavorra”. Non solo non producono, pensa questa cultura, ma sono un onere: insomma, qual è il risultato di pensare così? Vanno scartati. È brutto vedere gli anziani scartati, è una cosa brutta, è peccato! Non si osa dirlo apertamente, ma lo si fa! C’è qualcosa di vile in questa assuefazione alla cultura dello scarto. Ma noi siamo abituati a scartare gente. […] Fragili siamo un po’ tutti, i vecchi. Alcuni, però, sono particolarmente deboli, molti sono soli, e segnati dalla malattia. Alcuni dipendono da cure indispensabili e dall’attenzione degli altri. Faremo per questo un passo indietro? Li abbandoneremo al loro destino? Una società senza prossimità, dove la gratuità e l’affetto senza contropartita – anche fra estranei – vanno scomparendo, è una società perversa. La Chiesa, fedele alla Parola di Dio, non può tollerare queste degenerazioni.

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20. Dal discorso alla pontificia accademia per la vita, 5 marzo 2015:

“Onorare” oggi potrebbe essere tradotto pure come il dovere di avere estremo rispetto e prendersi cura di chi, per la sua condizione fisica o sociale, potrebbe essere lasciato morire o “fatto morire”. Tutta la medicina ha un ruolo speciale all’interno della società come testimone dell’onore che si deve alla persona anziana e ad ogni essere umano. Evidenza ed efficienza non possono essere gli unici criteri a governare l’agire dei medici, né lo sono le regole dei sistemi sanitari e il profitto economico. Uno Stato non può pensare di guadagnare con la medicina. Al contrario, non vi è dovere più importante per una società di quello di custodire la persona umana.

> Testo integrale

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21. Dall’intervista a Valentina Alazraki per l’emittente messicana Televisa, realizzata il 6 marzo 2015, trasmessa la sera del 12, tradotta e pubblicata su “L’Osservatore Romano” datato 14 marzo:

D. – Cosa aspetta dal sinodo? Crede che si siano create troppe aspettative tra le coppie che soffrono, tra i divorziati risposati, tra gli omosessuali, più in là rispetto a dove lei pensa di arrivare? I divorziati risposati potranno fare la comunione? E come sarà grande l’accettazione del mondo degli omosessuali?

R. – Credo che ci sono aspettative smisurate. […] La famiglia è in crisi. Come integrare nella vita della Chiesa le famiglie “replay”? Cioè quelle di seconda unione che a volte risultano fenomenali, mentre le prime un insuccesso. Come reintegrarle? Che vadano in chiesa. Allora semplificano e dicono: “Ah, daranno la comunione ai divorziati”. Con questo non si risolve nulla. Quello che la Chiesa vuole è che tu ti integri nella vita della Chiesa. Però ci sono alcuni che dicono: “No, io voglio fare la comunione e basta”. Una coccarda, una onorificenza. No. Ti devi reintegrare. Ci sono sette cose che, secondo il diritto attuale, le persone in seconde unioni non possono fare. Non me le ricordo tutte, però una è essere padrino di battesimo. Perché? E che testimonianza potrà dare al figlioccio? Quella di dire: “Guarda caro, nella mia vita mi sono sbagliato. Ora sono in questa situazione. Sono cattolico. I principi sono questi. Io faccio questo e ti accompagno”. Una vera testimonianza. […] Se credono, anche se vivono in una situazione definita irregolare e la riconoscono e l’accettano e sanno quello che la Chiesa pensa di questa condizione, non è un impedimento. Quando parliamo di integrare intendiamo tutto questo. E dopo di accompagnare i processi interiori. […] Inoltre, abbiamo un problema molto serio che è quello della colonizzazione ideologica sulla famiglia. Per questo ne ho parlato nelle Filippine perché è un problema molto serio. Gli africani si lamentano molto di questo. E anche in America latina. E a me è successo una volta. Sono stato testimone di un caso di questo tipo con una ministro dell’educazione riguardo l’insegnamento della teoria del “gender” che è una cosa che sta atomizzando la famiglia. Questa colonizzazione ideologica distrugge la famiglia. Per questo credo che dal sinodo usciranno cose molto chiare, molto rapide, che aiuteranno in questa crisi familiare che è totale.

> Testo integrale in italiano

> In spagnolo

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Fonte: chiesa.espresso.repubblica.it

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