Francesco ai teologi: “Non dividete la pastorale dalla dottrina”

Papa Francesco – nonostante i mass-media abbiano ignorato le sue parole – ha strigliato i teologi, ricordando loro che è la dottrina a guidare la pastorale, non viceversa.

Oramai ci stanno talmente abituando agli “scoop” delle “sorprese” papali – vedi qui –, che c’è gente che davvero apre il notiziario solo per sapere “cosa avrà fatto oggi di nuovo il Papa”?

VATICAN-RELIGION-POPE-CANONISATIONMa se a questa gente gli dai un testo papale e magisteriale, diventa misericordioso se non te lo lancia contro, e comunque se ne sbatte di andarselo a leggere. Così fanno molti giornalisti che campano di scoop, magari montati e falsificati, o creati ad arte dal marketing vaticano, pur di non andare a lavorare, davvero, sul serio. Così è l’informazione di oggi (social network compresi) che mette sotto silenzio un Messaggio che il Papa ha letto, pronunciato via telematica al Congresso Internazionale dei Teologi in Brasile. E mica cosetta da nulla!

Il Papa esordisce – dopo i complimenti e le carezze da manuale – con una bella strigliata a tutto campo, cuore del messaggio è: non separare la Tradizione della Chiesa dalla pastorale odierna; non separare la Dottrina dalla pastorale.

E siccome noi non siamo autoreferenziali, vi postiamo i passaggi più succulenti, il resto andate a leggerlo alla fonte. Il Papa sdogana, in sostanza, le frange fondamentaliste come quelle progressiste-moderniste, riprende un filone che era caro già a Benedetto XVI e che per questo lo accusavano, e lo accusano, di stare “nel mezzo”, di cercare una via di mezzo che contenti tutti, ma non è così. Trovare il giusto equilibrio è un’arte ed è anche più difficile perché ce le prendi da tutte le parte. Del resto era già San Paolo che cercava piuttosto questo equilibrio quando insegnava: “Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono” (1Ts. 5, 21).

Pope FrancisEd è quello che andremo a fare noi ora:

“Non esiste una comunità che abbia il monopolio dell’interpretazione o dell’inculturazione. Come, all’opposto, non esiste una Chiesa Universale che dia le spalle, ignori, si disinteressi della realtà locale.” (…)

Ogni tentativo, ogni ricerca di ridurre la comunicazione, di rompere il rapporto tra la Tradizione ricevuta e la realtà concreta, mette in pericolo la fede del Popolo di Dio. “

Considerare insignificante una delle due istanze è metterci in un labirinto che non sarà portatore di vita per la nostra gente. Rompere questa comunicazione ci porterà facilmente a fare della nostra visione, della nostra teologia un’ideologia.”

“… dobbiamo superare due possibili tentazioni: condannare tutto, coniando la già nota frase «il passato è sempre migliore» e rifugiandoci in conservatorismi o fondamentalismi; oppure, al contrario, consacrare tutto, negando autorità a tutto ciò che non ha “sapore di novità”, relativizzando tutta la saggezza coniata dal ricco patrimonio ecclesiale.”

“Per superare queste tentazioni, il cammino è la riflessione, il discernimento, prendere molto sul serio la Tradizione ecclesiale e molto sul serio la realtà, facendole dialogare.” (..)

E qui Papa Francesco spazzola tutti, come fa un generale quando i comandanti dei reparti (=diocesi nel nostro caso) disobbediscono o mandano al macello le compagnie generando l’insubordinazione, o peggio, la dissertazione.

Non sono poche le volte in cui si genera un’opposizione tra teologia e pastorale, come se fossero due realtà opposte, separate, che non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra. Non sono poche le volte in cui identifichiamo dottrinale con conservatore, retrogrado; e, all’opposto, pensiamo la pastorale a partire dall’adattamento, la riduzione, l’accomodamento. Come se non avessero nulla a che vedere tra loro.

In tal modo si genera una falsa opposizione tra i cosiddetti “pastoralisti” e gli “accademicisti”, quelli che stanno dalla parte del popolo e quelli che stanno dalla parte della dottrina.

Si genera una falsa opposizione tra la teologia e la pastorale; tra la riflessione credente e la vita credente; la vita, allora, non ha spazio per la riflessione e la riflessione non trova spazio nella vita. I grandi padri della Chiesa, Ireneo, Agostino, Basilio, Ambrogio, solo per citarne alcuni, furono grandi teologi perché furono grandi pastori.

“Non posso dimenticare le parole di Giovanni XXIII nel discorso di apertura del Concilio quando disse: «Una cosa è la sostanza dell’antica dottrina del Deposito della Fede (e questa non si tocca, spiegava il Pontefice: nota nostra), e altra è la forma con cui essa è presentata».”

Custodire la dottrina esige fedeltà a quanto ricevuto e — al tempo stesso — che si tenga conto dell’interlocutore, del destinatario, che lo si conosca e lo si ami.

Questo incontro tra dottrina e pastorale non è opzionale, è costitutivo di una teologia che intende essere ecclesiale.

“Perciò, c’è un solo modo di fare teologia: in ginocchio. Non è solamente un atto pietoso di preghiera per poi pensare la teologia. Si tratta di una realtà dinamica tra pensiero e preghiera. Una teologia in ginocchio è osare pensare pregando e pregare pensando. Comporta un gioco, tra il passato e il presente, tra il presente e il futuro. Tra il già e il non ancora.”

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