Diario Vaticano / Presenze, assenze, sorprese del sinodo in arrivo

Chi c’è e chi no tra i padri sinodali scelti personalmente da papa Francesco. Tra gli esclusi il cardinale Antonelli. Il Belgio e la Grecia stranamente sovrarappresentati. Nuovo ordine dei lavori, senza più la relazione intermedia.

di Sandro Magister (17/09/2015)

Pochi giorni prima del suo viaggio a Cuba e negli Stati Uniti, papa Francesco ha completato con 45 nomi di sua scelta la lista dei partecipanti al sinodo sulla famiglia che si aprirà il 4 ottobre: > XIV Assemblea generale ordinaria del sinodo dei vescovi. Elenco dei partecipanti

Il sinodo durerà tre settimane. E Francesco ha già anticipato – in un’intervista ad Aura Vistas Miguel della portoghese Rádio Renascença – che “si discuterà un capitolo alla settimana” dei tre in cui è suddiviso il documento preparatorio: > Instrumentum laboris

Quindi non vi sarà questa volta nessuna “Relatio post disceptationem” a metà dei lavori, dopo una prima fase di libera discussione su tutto, come nel sinodo dell’ottobre 2014: > La vera storia di questo sinodo. Regista, esecutori, aiuti (17.10.2014)

487864408Nemmeno vi sarà questa volta un messaggio finale, visto che non c’è più come in passato una commissione incaricata di scriverlo. Lo scorso anno capeggiavano questa commissione il cardinale Gianfranco Ravasi e il rettore della Pontificia università cattolica argentina Víctor Manuel Fernández. Quest’ultimo, intimo a Jorge Mario Bergoglio, fa parte dei 45 scelti personalmente dal papa, ma senza più un ruolo particolare. E neppure c’è più, come nei sinodi anteriori al 2014, una commissione per dirimere le controversie.

Il segretario generale Lorenzo Baldisseri, il segretario speciale Bruno Forte, il relatore generale Péter Erdõ e i quattro presidenti delegati André Vingt-Trois, Antonio G. Tagle, Raymundo Damasceno Assis e Wilfried Fox Napier sono gli stessi del 2014.

Cambiano invece in notevole misura rispetto alla sessione precedente i partecipanti al sinodo in rappresentanza delle rispettive conferenze episcopali. I loro nomi erano già stati resi noti nei mesi scorsi, in ordine di elezione e con indicati anche i primi non eletti. Quattro di questi sono effettivamente subentrati ai titolari, nelle rappresentanze della Croazia, della Guinea, di Cuba e del Messico.

Ci sono poi quelli che partecipano al sinodo per ragioni d’ufficio, cioè i capi delle varie Chiese cattoliche orientali e i capi dei dicasteri della curia romana.

Tra questi ultimi, avendo perso il posto, non ci sono più i cardinali Zenon Grocholewski e Raymond Leo Burke. E quella del secondo è un’assenza particolarmente di spicco. Burke era ed è uno dei più risoluti difensori della dottrina e della pastorale tradizionali del matrimonio. Il papa lo mise a riposo forzato dopo il sinodo del 2014 e ora si è ben guardato dall’includerlo tra i 45 padri sinodali di sua nomina.

I quali sono parecchi di più dei 26 dello scorso anno. Alcuni dei nuovi Francesco li ha pescati tra i primi non eletti nelle votazioni delle conferenze episcopali. È il caso ad esempio del neozelandese John Atcherley Dew, da lui fatto cardinale, e dello statunitense Blase J. Cupich, da lui promosso arcivescovo di Chicago, entrambi membri attivi dell’ala progressista.

Un altro che il papa ha ripescato tra i primi non eletti è il vescovo di Gand, Lucas Van Looy. Con il quale i rappresentanti in sinodo della minuscola e disfatta Chiesa belga salgono a ben tre, tutti esponenti di punta dell’ala progressista ed oppositori del loro primate, l’arcivescovo di Malines-Bruxelles André Léonard, che papa Bergoglio non ha mai voluto far cardinale né tanto meno ha ora incluso tra i padri sinodali di sua nomina.

Gli altri due rappresentanti in sinodo della Chiesa belga sono il vescovo di Anversa, John Jozef Bonny, per anni stretto collaboratore del cardinale Walter Kasper e di questi ancor più spinto in direzione riformista, eletto dai vescovi suoi connazionali, e l’ultraottantenne cardinale Godfried Danneels, nominato personalmente da Bergoglio, di cui nel 2013 fu grande elettore da fuori della Cappella Sistina.

Un’altra delle Chiese nazionali sovrarappresentate è quella della Grecia, paese in cui i cattolici sono pochissimi.

Al rappresentante eletto Fragkiskos Papamanolis, vescovo emerito di Syros, il papa ha voluto aggiungere Ioannis Spiteris, arcivescovo di Corfù, Zante e Cefalonia, cioè proprio di quelle isole in cui nel XVI secolo il Concilio di Trento, a discutibile parere de “La Civiltà Cattolica”, avrebbe ammesso le seconde nozze anche per i cattolici, come tra gli ortodossi: > “La Civiltà Cattolica” ha una nuova sede. A Santa Marta (8.9.2015)

Tra i primi non eletti nei rispettivi paesi figuravano anche personalità di primo piano dell’ala conservatrice, come lo statunitense Salvatore J. Cordileone (che è anche presidente nel suo paese della commissione per la promozione e difesa del matrimonio), il nigeriano Ignatius Ayau Kaigama, il francese Olivier de Germay, l’argentino Héctor Rubén Aguer, il peruviano José Antonio Eguren Anselmi, l’austriaco Klaus Küng, lo spagnolo Juan Antonio Reig Plá.

Francesco non ha ripescato nessuno di questi tra i padri sinodali di sua nomina.

Ma l’assenza più clamorosa dalla lista dei 45 è forse quella del cardinale Ennio Antonelli, un’autorità nella materia trattata dal sinodo, presidente per cinque anni del pontificio consiglio per la famiglia e organizzatore dei due incontri mondiali che hanno preceduto l’attuale di Philadelphia: a Città del Messico nel 2009 e a Milano nel 2012.

Negli ultimi mesi, Antonelli ha messo in guardia più volte dallo svilimento del sacramento del matrimonio prodotto a suo giudizio da certe proposte riformatrici: > Sinodo. Il doppio grido d’allarme del cardinale Antonelli (12.6.2015)

Ma evidentemente non ha fatto breccia nel papa, che ha preferito nominare un altro veterano della materia, ma molto più accomodante, il cardinale Dionigi Tettamanzi, recentemente incaricato da Francesco di studiare l’annunciata nuova congregazione vaticana per “laici, famiglia e vita”.

Oltre ad Antonelli, altri diciassette cardinali si sono di recente pronunciati in difesa della dottrina e della pastorale tradizionali del matrimonio, in due libri collettivi in uscita questo mese in più lingue: > Ora sono diciassette i cardinali anti-Kasper (31.8.2015)

Ma di questi appena sei prenderanno parte al sinodo, di cui solo due invitati dal papa: i cardinali Carlo Caffarra, italiano, e Philippe N. Ouédraogo, del Burkina Faso.

Degli altri quattro, tre entreranno in aula per diritto d’ufficio in ragione dei ruoli ricoperti: il guineano Robert Sarah, l’indiano Baselios Cleemis Thottunkal e l’etiope Berhaneyesus D. Souraphiel. E uno perché eletto dai vescovi del suo paese: il venezuelano Jorge Urosa Savino.

Oltre ai padri sinodali, nella prossima assise siederanno poi molte decine di persone senza diritto di voto, come collaboratori del segreterio speciale, come uditori, come delegati delle Chiese cristiane non cattoliche.

Tra i 23 collaboratori di monsignor Bruno Forte solo sei lo sono stati anche nella precedente sessione del sinodo: i padri Bruno Esposito, Maurizio Gronchi, Sabatino Majorano, Georges Henry Ruyssen e i coniugi Francesco e Giuseppina Miano.

Tutti gli altri sono nuovi. E tra di loro c’è per la prima volta almeno un esponente del Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, incredibilmente fin qui tenuto fuori: il vicepreside José Granados.

Anche gli uditori sono più numerosi di prima e quasi tutti di nuova nomina. Tra di essi compare Lucetta Scaraffia, già docente di storia contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza e coordinatrice di “Donne chiesa mondo”, il mensile allegato a “L’Osservatore Romano”.

E poi c’è il sacerdote copto Garas Boulos Garas Bishay, parroco di Maria Vergine Regina della Pace, la parrocchia di Sharm el Sheikh costruita grazie al sostegno di Suzanne Thabat, la moglie criptocattolica dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak.

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IL PARROCO DI TRIESTE CHIAMATO IN SINODO DAL PAPA

Tra i 45 padri sinodali nominati personalmente da papa Francesco ci sono anche due semplici parroci, entrambi italiani, uno della diocesi di Perugia e uno della diocesi di Trieste.

Il parroco triestino, Roberto Rosa, 59 anni, della parrocchia di San Giacomo Apostolo, ha raccontato in un’intervista al quotidiano della sua città “Il Piccolo” d’aver saputo della nomina direttamente dalla voce del papa: > Quella telefonata ad agosto: “Pronto, sono papa Francesco”

Sono due i passaggi più interessanti dell’intervista.

Il primo getta luce su come e perché Francesco punta su certe persone da lui in precedenza mai conosciute.

Don Rosa racconta di aver inviato una lettera al papa con i propri pensieri su matrimonio e famiglia, una delle innumerevoli lettere che a Santa Marta arrivano ogni giorno. “Francesco l’ha letta, ne deve essere rimasto colpito, e non ha fatto altro che alzare la cornetta: Sono il papa…”.

Il secondo è dove don Rosa dice il suo pensiero a proposito della comunione ai divorziati risposati.

Alla domanda: “Il sinodo abbraccerà le aperture tracciate dal pontefice?”, il sacerdote risponde:

“Credo di sì. Sono problematiche che non si possono ignorare e alle quali ci si deve accostare con rispetto, e che giustamente il sinodo prende in considerazione. La tendenza generale è di un’apertura. Nella vita di ogni giorno da parte dei sacerdoti ci vuole sempre molta saggezza ed equilibrio nel valutare le singole situazioni. Ce lo ricorda proprio il sinodo che la persona viene prima di tutto, poi vedremo cosa suggerirà il Signore alla Chiesa in quelle giornate”.

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Fonte: chiesa.espresso.repubblica.it

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