El Francisco desconocido

Qual è il vero pensiero di papa Francesco sulla questione omosessuale? Lo rivelò l’allora cardinale Bergoglio nei suoi dialoghi con il rabbino Skorka.

Siamo troppo abituati a leggere i titoli e ciò che riportano certi Media, da aver dimenticato il ricorso alle “fonti originali” nelle quali spesso, il soggetto di cui si vuole interpretare il pensiero distortamente, ha invece parlato esprimendolo chiaramente.

Lo abbiamo detto diverse volte e ci piace ripeterlo, questo Blog non è contro il Papa, ma ha scelto nella maniera più semplice ed inoffensiva di raccontare – nelle e dalle cronache appunto – certi gesti, atti, o espressioni improvvisate di Bergoglio che spesso fuoriescono da certa canonicità creando imbarazzi, ambiguità ed anche false interpretazioni.

Skorka-and-Francis-photo-credit-León-Muicey-2E allora, per essere ogni tanto anche noi, non chiari ma di più, chiarissimi, vi offriamo un dialogo originale ed integro, ossia, senza alcun nostro intervento, dal libro Il Cielo e la terra, un dialogo tra l’allora cardinale Bergoglio e il suo amico rabbino della comunità ebraica in Argentina Abraham Skorka.

Qui emerge, integralmente, il pensiero di Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco e che per quanto i modernisti e progressisti si affrettino a definirlo “cambiato, modificato”, a noi risulta invece persistere e ad essere più valorizzato oggi che è diventato il Vicario di Cristo.

Non vi anticipiamo altro, ciò che segue è quanto il Papa ritiene importante ancora oggi.

A. Skorka: Tornando al tema principale, la legge ebraica proibisce le relazioni tra uomini. La Bibbia afferma in modo chiaro che gli uomini non devono avere relazioni simili a quelle tra uomo e donna. Da lì discende tutto un modo di vedere le cose. L’ideale dell’essere umano, a partire dalla Genesi, è l’unione di un uomo e una donna. La legge ebraica è chiara in proposito: l’omosessualità non è prevista. D’altro canto, io rispetto qualsiasi individuo che mantenga un atteggiamento di pudore e intimità sul tema. Riguardo alla nuova legge, non mi convince dal punto di vista antropologico. Nel rileggere Freud e Lévi-Strauss, quando menzionano gli elementi che formano quella che conosciamo come cultura, e il valore che danno al divieto delle relazioni incestuose e all’etica sessuale, come numi del processo di civilizzazione, mi preoccupano i risultati che cambiamenti del genere possono produrre in seno alla nostra società.

J.M. Bergoglio: Concordo in pieno. Per definire il tema utilizzerei l’espressione «regresso antropologico», perché significherebbe indebolire un’istituzione millenaria che si è forgiata in accordo con la natura e l’antropologia. Cinquant’anni fa il concubinato non era comune quanto adesso. Era un termine chiaramente dispregiativo. Poi le cose sono cambiate. Oggi convivere prima di sposarsi, sebbene non sia giusto dal punto di vista religioso, non ha più il peso sociale negativo di cinquant’anni fa. È un fatto sociologico che non ha senz’altro la pienezza né la grandezza del matrimonio, istituto millenario degno di essere difeso.

Ecco perché abbiamo lanciato un monito sulla sua possibile svalorizzazione. Prima di modificare la giurisprudenza su un certo ambito occorre riflettere sulle possibili implicazioni. Anche per noi è importante quanto appena messo in evidenza da lei, ossia la base del diritto naturale menzionato nella Bibbia, l’unione dell’uomo e della donna. L’omosessualità è sempre esistita. L’isola di Lesbo, per esempio, era nota per ospitare donne omosessuali. Ma non era mai successo nella storia che si cercasse di darle lo stesso status del matrimonio. Veniva tollerata oppure non tollerata, era apprezzata o non apprezzata, ma mai equiparata. Sappiamo che durante alcuni cambiamenti epocali il fenomeno dell’omosessualità registrava una crescita. Ma nella nostra epoca è la prima volta che si pone il problema giuridico di assimilarla al matrimonio, cosa che giudico un disvalore e un regresso antropologico. Uso queste parole perché il tema trascende la questione religiosa, è prettamente antropologico. Di fronte a un’unione privata, non c’è un terzo o una società danneggiati. Se invece le si attribuisce la categoria di matrimonio e le si dà accesso all’adozione, ciò implica il rischio di danneggiare dei bambini. Ogni individuo ha bisogno di un padre maschio e una madre femmina che lo aiutino a plasmare la propria identità.

Insisto, la nostra opinione sul matrimonio fra persone dello stesso sesso non ha un fondamento religioso, ma antropologico. Quando Mauricio Macri, sindaco di Buenos Aires, non è ricorso in appello contro la sentenza pronunciata da un giudice di prima istanza che autorizzava le nozze omosessuali, sentii che dovevo dire qualcosa, per dare un orientamento, e mi vidi obbligato a esprimere la mia opinione. È stata la prima volta in diciotto anni da vescovo che ho richiamato l’attenzione di un pubblico funzionario. Se si analizzano le mie dichiarazioni di allora, non ho mai parlato di omosessuali né ho usato termini dispregiativi nei loro confronti. La prima dichiarazione diceva che quella sentenza era preoccupante perché denotava una certa contraddizione con la legge, dato che un giudice di prima istanza non può toccare il codice civile, mentre in quel caso lo faceva.

Inoltre, ammonivo sul fatto che un sindaco, custode della legalità, si esprimesse contro il ricorso in appello su tale verdetto. Macri rispose che quelle erano le sue convinzioni. Io le rispetto, ma un sindaco non dovrebbe trasferire le sue opinioni personali nella legge. Ripeto, non ho mai usato parole irriguardose nei confronti degli omosessuali, mi sono limitato a porre l’accento su una questione legale.


Sulla questione delle adozioni a “coppie” omosessuali, il card. Bergoglio spiegava: «In genere si sostiene che per un bambino sarebbe meglio essere cresciuto da una coppia di persone dello stesso sesso, piuttosto che vivere in un orfanotrofio o in un istituto per minori. Va da sé che nessuna delle due situazioni è ottimale. Il problema è che lo Stato non fa ciò che dovrebbe. Occorre guardare i casi dei bambini che vivono in certi istituti dove si fa di tutto salvo recuperarli. Devono essere le ONG, le diverse confessioni religiose o altri tipi di organizzazioni a farsi carico di questi minori. Si dovrebbero anche snellire le pratiche di adozione, al momento eterne, affinché questi bambini possano trovare una famiglia disposta ad accoglierli. Ma una mancanza da parte dello Stato non giustifica un’altra mancanza dello stesso Stato. Occorre affrontare il problema di fondo. Più che una legge che consenta l’adozione alle persone dello stesso sesso, è necessario migliorare le norme sull’adozione, eccessivamente burocratiche e la cui attuale applicazione favorisce la corruzione».

A. Skorka: Concordo, è necessario migliorare la legge sull’adozione. Adottare un bambino, come insegnano i saggi del Talmud, è un precetto della massima importanza. La legislazione in materia dovrebbe prevedere celerità ed efficienza nell’analisi dei singoli fattori della procedura. Tornando al tema del matrimonio, anche qui c’è una dimensione che non possiamo accantonare, per quanto sia ovvia: quella dell’amore. Non a caso la Bibbia ricorre all’immagine degli innamorati per definire l’ultimo passo verso la ricerca di Dio. Un razionalista come Maimonide, il filosofo aristotelico del XII secolo, definiva l’amore tra Dio e l’uomo in termini paragonabili all’unione tra uomo e donna. L’omosessuale ama qualcuno che conosce, un suo pari. È facile per un uomo conoscere un altro uomo, laddove conoscere una donna è molto più complesso, perché occorre decifrarla. Un uomo può sapere alla perfezione quello che prova un altro uomo, o una donna quel che succede nel corpo e nella mente di un’altra donna. Scoprire l’altro sesso, invece, è un’autentica sfida.

J.M. Bergoglio: Parte della grande avventura, per riprendere le sue parole, consiste proprio nel decifrarsi a vicenda. Un sacerdote di mia conoscenza diceva che Dio ci ha fatti uomo e donna perché amassimo e ci amassimo. Di solito, nell’omelia per il matrimonio dico allo sposo che deve rendere lei più donna, e alla sposa che deve rendere lui più uomo. Nella Bibbia, Dio si mostra come educatore. «Io ti ho portato sulle spalle, ti ho insegnato a camminare», è scritto. Dovere del credente è far crescere i propri cuccioli, per così dire. Ogni uomo e ogni donna hanno il diritto di educare i figli ai propri valori religiosi. L’influenza dello Stato nella privazione di questa formazione può portare a fenomeni come il nazismo, dove i giovani erano indottrinati secondo valori estranei a quelli dei genitori. I totalitarismi tendono a offuscare l’educazione per tirare acqua al proprio mulino.

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2 thoughts on “El Francisco desconocido

  1. Oh!!!! ora si che ci siamo e che i conti mi tornano!! 🙂
    Se di “novità” si vuol parlare nel Pontificato di Papa Francesco, non è nella dottrina ma NEL METODO E NEI MODI … e a meno che non abbiamo un Papa schizofrenico come io non credo affatto, sono certi giornalisti e certo clero progressista e pure modernista ad attribuire al Papa le loro schizofrenie dottrinali……
    mentre il Papa Francesco sta dimostrando PERSEVERANZA DOTTRINALE alla quale richiede semplicemente “modi nuovi e misericordiosi” per applicarla e lo ha detto ieri all’udienza di mercoledì, chiedendo a noi di pregare affinchè il sinodo RICONOSCA LA DOTTRINA DI CRISTO VERSO I CONIUGI E IL MATRIMONIO, ecco le sue parole nel ricordare che oggi è la memoria di San Giovanni Paolo II 😉

    “Carissimi, domani celebriamo la memoria di San Giovanni Paolo II, il Papa della famiglia. Siate suoi buoni seguaci nella premura per le vostre famiglie e per tutte le famiglie, specialmente quelle che vivono nel disagio spirituale o materiale. La fedeltà all’amore professato, alle promesse fatte e agli impegni che derivano dalla responsabilità siano la vostra forza. Per l’intercessione di San Giovanni Paolo II preghiamo che il Sinodo dei Vescovi, che sta per concludersi, rinnovi in tutta la Chiesa il senso dell’innegabile valore del matrimonio indissolubile e della famiglia sana, basata sull’amore reciproco dell’uomo e della donna, e sulla grazia divina. Benedico di cuore voi, qui presenti, e tutti i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!”

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  2. Evidenzio la radicalità religiosa del rabbino che si contrappone alla laicità di Bergoglio; il quale nonostante il suo ruolo, anzichè criticare i costumi con la lente spirituale, insiste nell’evidenziare gli stessi dal punto di vista legale-antropologico: «Uso queste parole perché il tema TRASCENDE la questione religiosa, è prettamente antropologico. […] Insisto, la nostra opinione sul matrimonio fra persone dello stesso sesso NON HA UN FONDAMENTO RELIGIOSO, ma antropologico. […] Ripeto, non ho mai usato parole irriguardose nei confronti degli omosessuali, MI SONO LIMITATO a porre l’accento su una questione legale.» … Dunque, il respiro di sollievo non è oggettivo ma solo passionale, in quanto il problema esisteva ed esiste: un pastore deve analizzare il mondo dall’angolazione spirituale e senza farsi condizionare dai sentimentalismi o peggio ancora dai cosiddetti “sacrosanti diritti dell’uomo”.

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