Non c’è “gradualità” nella Legge di Dio: si obbedisce e basta

Un’interessante riflessione che vogliamo condividere con i nostri lettori.

Dal sito di apologetica e catechesi Cooperatores Veritatis.

La gradualità della legge indica che la legge stessa sarebbe graduale, quindi che si potrebbe scegliere quello che più conviene, invece legge della gradualità o cammino graduale, accezione corretta, esprime piuttosto l’esigenza di un’opera maieutica per entrare nel cuore della legge e per osservarla non solo in modo esteriore, ma con la mente e il cuore. Posso cioè essere educato a capire gradualmente il valore della legge, che in sé rimane intangibile e comunque la via al bene da perseguire.

Il Concilio Vaticano II ha aperto ai primi due punti, il terzo si è aggiunto con lo “spirito del concilio”… l’ultimo punto ne è la conseguenza.

La gradualità non può essere manipolata per avere uno sguardo misericordioso su chi vive in situazioni non conformi alla legge di Dio. Il principio della gradualità, pertanto, non è per se stesso la soluzione ai problemi di chi vive in situazioni matrimoniali difficili o disordinate, ma richiede una spiegazione morale giusta, altrimenti degenera in un grande equivoco…

Abbiamo trovato una intervista del dicembre 2014, molto interessante, fatta al Prof. Marcelo Fiaes, Maestro in Scienze del Matrimonio e Famiglia, vedi qui, e dalla quale riportiamo questi ulteriori passaggi fondamentali:

“Penso che tra autori più importanti c’è appunto Rahner nel suo famoso libro “Il problema di una etica esistenziale formale” del 1969, dove propone un’etica centrata sui gradi evolutivi della coscienza nella percezione della legge. In parole povere, Rahner critica la formalità della legge morale e punta come principio essenziale della moralità la coscienza della persona nel confronto di essa. Dire che l’adulterio è sempre e ovunque un atto disordinato sembrerebbe per Rahner un “formalismo” che non considera adeguatamente la dimensione soggettiva dell’agire umano. Un cristiano potrebbe vivere in adulterio per ragioni che la sua propria coscienza giustifica e non per questo lasciare di essere un uomo o una donna di buona volontà, quindi orientata al vero bene. Da qui l’idea della gradualità della legge, tema centrale nella Relatio post disceptationem dell’ ultimo Sinodo. Poi esclusa della Relatio finale…”

Quale danno ne deriva?

“…. la gradualità della legge consiste nel presentare la legge morale “a tappe”, adeguandola al soggetto che la ascolta. Ci sarebbe una separazione tra fede e vita morale, kerigma e didaké. Ci sarebbe una priorità della fede sulla morale, della misericordia sulla legge. Quest’ultima sarebbe una verità strumentale a servizio della fede. Quindi una verità di seconda categoria, da presentare in un “secondo momento”, in un “dopo la conversione”. La vita morale è concepita come una scala, con vari gradini. La persona non sarebbe obbligata a vivere tutta la legge (naturale o rivelata), ma un pezzo di essa, fino a quando sia in grado di vivere il livello seguente. Così non si dovrebbe chiedere a tutti gli uomini la totalità della legge, ma proporla a seconda della cultura, stato di vita, circostanze, etc. La legge morale si aggiusterebbe alla condizione di ognuno.

Un esempio potrebbe aiutare. Se per la extra grande maggioranza dei giovani europei il sesso prematrimoniale è pane quotidiano, è inutile insistere a dire che i rapporti prematrimoniali sono peccato per i giovani europei. Magari in Africa andrebbe bene dirlo, ma non nelle diocesi europee. Nella pratica la “nuova morale” se la prende principalmente con la morale sessuale. È la morale sessuale la pietra di scandalo della nuova morale.”

(…)

0036 legge gradualita 3La legge non è graduale. La legge è dato di natura o rivelazione. La legge è fonte di gioia e descrizione di cosa è genuinamente umano. Non è un peso sulla spalla degli uomini, ma la condizione sine qua non della sua libertà.

La legge non è neppure “formale” come intendono gli uomini di oggi, ma una descrizione di cosa è l’amore, la giustizia e la misericordia. La legge di Dio è la forma dell’amore, è la forma della misericordia. La legge è Cristo stesso, la rivelazione dell’uomo all’uomo. Tutti gli atti intrinsecamente cattivi, quelli cui presentazione si fa in forma negativa. Il non uccidere, non rubare, non commettere adulterio, non dire falsa testimonianza, il non desiderare la roba d’altri, non desiderare la donna d’altri, non sono dei “no” che limitano la nostra libertà, piuttosto sono dei “sì” alla vita che Dio ha voluto per noi, sono quegli atti che i cristiani sempre hanno capito e vissuto come intrinsecamente disordinati, e non sono passibili di gradualità, perché sono la soglia minima per così dire della conversione a Gesù….

(…)

L’esempio concreto è la scena dell’adultera, ricordate? Tutti la ricordano, ricordano “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, ricordano “neppure io ti condanno”, ma ciò che molti omettono è l’ultima frase: «va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,9). Non sapeva forse Gesù che l’uomo è facile alle cadute? Ma è per questo che ci ha dato la grazia del Sacramento della Penitenza…. ma se la nostra intenzione è quella di continuare a vivere nel peccato, no scusate, non c’è gradualità che tenga…. Il gesto e tutta la scena lasciano ben sperare che, in forza del pentimento della donna adultera, la quale si attendeva invece la lapidazione come diceva la legge, e a seguire quel perdono e quell’esperienza di salvezza fatta nell’incontro con Gesù, ella sia stata capace di cambiare veramente vita. Non nel senso che non abbia poi più commesso nessun tipo di peccato, ma nel senso che non è stata più adultera, tanto che la Tradizione patristica la inserisce nella sequela al Cristo, altre fonti la riconoscono nella figura della Maddalena.

Ciò che dobbiamo fare a nostra volta è questo: non scagliare la prima pietra, non voler lapidare il peccatore, e a questo sono i tanti Santi che ci insegnano la vera misericordia. Il Sacramento della Penitenza non è una bacchetta magica, ma è una vera scuola per chi, come il Figliol prodigo vuole fare ritorno a Casa. La salvezza entra nella casa di Zaccheo, sì, ma quando lui decide di riparare il male fatto (Lc 19,1-10). Ma non soltanto. Gesù si fida degli uomini, sa che siamo deboli, per questo è venuto, ma non pensa che siamo incapaci alle altezze della vita morale, i Santi lo dimostrano e migliaia di famiglie sane lo attestano.

Gesù non ha una visione pessimistica e negativa dell’uomo, è fiducioso che essi sono in grado di seguirlo (Mc 2, 13-17). Il suo processo pedagogico, per così dire, non ha radice nel peccato ma nella conversione che è dal principio negazione di ogni forma di peccato. La Chiesa primitiva, che nessuno potrebbe in sana coscienza giudicare non misericordiosa e accogliente, chiedeva ai catecumeni l’abbandono di ogni forma di peccato.

Del resto è San Paolo che sempre afferma: “Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo!

Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo…” (Gal.1, 8-12), un passo che oggi non viene più citato.

Cliccare qui per leggere l’articolo completo.

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