Macchina del fango contro la Chiesa. In Vaticano!

Il bombardamento contro vescovi e cardinali, senza fare nomi, è ormai sistematico da tempo. Quale ne è il motivo? Sicuramente non quello di far pulizia.

di Antonio Socci (21-11-2015)

C’è una “macchina del fango” in azione contro la Chiesa. E paradossalmente sta in Vaticano.

Ecco come titolava stamani Vatican Insider, il sito ultrabergogliano: “Francesco: La Chiesa non adori la ‘santa tangente”. E il sottotitolo: “Il Pontefice a Santa Marta: preti, vescovi e cardinali non siano attaccati a soldi e potere, stiano lontani dal degrado della corruzione”.

maxresdefaultCi rendiamo conto della pesantezza di queste parole e del grave sospetto generalizzato che spargono? Questo bombardamento bergogliano è ormai sistematico da tempo. Quale ne è il motivo? Sicuramente non quello di far pulizia.

Infatti Bergoglio ha un potere assoluto, immediato e universale su tutta la Chiesa: se dunque è a conoscenza di tangenti di ecclesiastici o altri abusi di questo genere, ha tutti i modi e i poteri per intervenire. Oltretutto – a differenza di quello che accade nello Stato e nella Pubblica Amministrazione – il tipo di potere di cui lui dispone gli consente pure di allontanare (e subito) eventuali ecclesiastici scorretti o corrotti senza dover dare ragioni, anche solo per dei sospetti o delle voci, quindi può veramente fare quello che vuole.

Ma Bergoglio non fa questo. Lui sembra preferire invece lo sputtanamento pubblico e generalizzato di tutti. Perché? Si potrebbero individuare due motivi.

Primo: Bergoglio vuole vendicarsi di essere stato messo in minoranza in ben due Sinodi e non aver potuto imporre – per ora – le sue riforme eterodosse. Così adesso la fa pagare al mondo ecclesiastico. Questo è evidente in un passaggio particolarmente grave dell’omelia di oggi in cui Bergoglio afferma:

“Questi capi dei sacerdoti, questi scribi erano attaccati ai soldi, al potere e avevano dimenticato lo spirito. E per giustificarsi e dire che erano giusti, che erano buoni, avevano cambiato lo spirito di libertà del Signore con la rigidità”.

È noto che lui usa il termine “rigidità” per bastonare quelli che lo richiamano alla fedeltà alla Dottrina cattolica. Ma l’insinuazione che tale “rigidità”, cioè la fedeltà alla Legge di Dio, sia una maschera per coprire l’attaccamento a “soldi e potere” è gravissima.

Secondo: Bergoglio sta alimentando il suo culto della personalità e lo strumento, molto appetitoso per i media laicisti, che con lui collaborano entusiasticamente, è quello di rappresentare se stesso come unico puro e immacolato in un letamaio che sarebbe la Chiesa corrotta e mondanizzata. Insomma umilia la Chiesa per innalzare se stesso. L’opposto di quello che un papa dovrebbe fare (umiliare la propria persona per innalzare l’ufficio petrino e la Chiesa).

A volte ci sono pretesti di cronaca che gli permettono queste invettive, ma, come si è visto oggi, non sono nemmeno necessari: stamani questo comizio gli serviva per riguadagnare i titoli dei quotidiani dopo i balbettii dei giorni scorsi sugli attentati di Parigi che lo avevano messo in difficoltà.

Sia chiaro, perfino quando ci fossero concreti episodi e responsabili da punire sarebbe ingiusto questo bastonamento continuo e qualunquistico della Chiesa fatto da Bergoglio. Ben venga la pulizia, ma non il fango generalizzato. Infatti un padre di famiglia che conoscesse qualche malefatta di un figlio, interverrebbe direttamente a correggerlo e punirlo in casa, non andrebbe in piazza a infangare ingiustamente e falsamente tutta la sua famiglia, sua moglie e tutti gli altri figli, facendoli perfino vergognare di uscir di casa.

Spargere discredito in modo così generalizzato e qualunquista sulla Chiesa, su tutta la Chiesa, (preti, vescovi e cardinali) è sempre stata una caratteristica della narrazione anticlericale e anticattolica. Oggi abbiamo un vescovo di Roma che lo fa sistematicamente. Sono sempre di più gli uomini di Chiesa che trovano inaccettabile questo comportamento, soprattutto in un tempo così grave in cui il popolo avrebbe bisogno del luminoso faro della Chiesa di Cristo. Questo bombardamento li mette in grave difficoltà nello svolgimento della loro missione che è quella di insegnare la Verità e confortare con la luce della fede.

Molti preti, vescovi e cardinali soffrono che il “vescovo di Roma” compia tale operazione con il potentissimo ausilio dei media laicisti, che non vedono l’ora di sputtanare tutta la Chiesa, applaudendo invece Bergoglio, denigratore della Chiesa visibile che egli sembra detestare con tutto se stesso.

Un vero uomo di Dio come il card Biffi scriveva: «La Chiesa è per tutti noi una madre da venerare, da ascoltare, da amare, non una donna traviata da ricondurre sulla buona strada…».

Per Bergoglio – come per tutti i “riformatori” tipo Lutero – è invece una donna traviata. Ratzinger diceva che la Chiesa ha bisogno di santi non di riformatori, i quali hanno sempre fatto immani disastri. Ma Bergoglio invece crede di essere proprio il grande riformatore della Chiesa. Nei giorni scorsi a Firenze gli abbiamo sentito dire “voglio una Chiesa così voglio una Chiesa colà”.

Ha dimenticato che la Chiesa non è sua e nessuno, nemmeno un Papa, può dire “voglio una Chiesa”, perché la Chiesa è la Sposa di Cristo: è Lui che è andato sulla Croce per lei ed è solo Cristo che può dire come la vuole. Bergoglio dimentica di essere solo un servo del Re, incaricato di custodire e difendere pro tempore la Sposa. È uno scudiero. Non può spadroneggiare sulla Sposa del Re. Non gli è consentito infangarla così, né gli è permesso portarla in piazza e farne una “femmina pubblica”. Perché il Re tornerà a chiedere conto, severamente, ai servi, di come hanno custodito e difeso la Sua Sposa.

C’è un’ultima frase detta ieri da Bergoglio che merita attenzione: “Sempre c’è nella Chiesa la tentazione della corruzione”. Vero. Bergoglio dovrebbe ricordare però che la prima e più grave “corruzione” che minaccia sempre la Chiesa è l’eresia, cioè la corruzione della Verità, l’infedeltà a Cristo e il tradimento della Sua Parola.

Il mandato che Gesù Cristo ha dato a Pietro e agli altri Apostoli non è anzitutto quello relativo alle “tangenti” (per quello bastano i Dieci Comandamenti, che – vorrei ricordare – sono vigenti tutti e dieci, caro papa Bergoglio!). Il mandato di Cristo a Pietro e agli apostoli è quello di confermare i cristiani nella retta fede cattolica! Quindi i pastori non possono essere di scandalo per il popolo.

Quelli che pervertono la Santa Dottrina, che è la vita dell’anima, sono sempre stati considerati dalla Chiesa e dai Santi Padri come il vero pericolo mortale per la Chiesa. Vorremmo che papa Bergoglio ricordasse e insegnasse anzitutto questo.

FONTE: antoniosocci.com

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