Due lettere pro Francesco. E cinque contro

Cinque lettori del vaticanista Sandro Magister replicano alle due lettere in difesa del pontificato di Francesco.

di Sandro Magister

Le due lettere in difesa di papa Jorge Mario Bergoglio pubblicate nel post precedente hanno acceso una discussione molto vivace, nel pieno delle festività natalizie.

4d302f01-58e9-3f1f-ad29-9b5aaed35c6fEcco qui di seguito cinque repliche, tra quelle fin qui pervenute, variamente critiche degli argomenti dei due apologeti.

Una di esse arriva dalla Francia, a firma di un giornalista e saggista. Mentre le altre da quattro diverse città d’Italia.

Curiosamente, tre su quattro degli italiani sono giuristi, come lo è il magistrato romano Francesco Arzillo, l’autore della prima delle due lettere pro Francesco.

Giovanni Formicola è avvocato a Napoli, Antonio Caragliu a Trieste e Mauro Barberio a Cagliari. Il quarto, Paolo Zampetti, è medico e docente all’università di Pavia.

Di Arzillo, Settimo Cielo aveva già ospitato più di una volta interventi largamente apprezzati. L’ultimo sei mesi fa, in lucida previsione del tuttora atteso pronunciamento di papa Francesco dopo il sinodo sulla famiglia: > Che cosa il papa deciderà dopo il sinodo. Una previsione ragionata.


UN’EPIFANIA DELL’EFFETTO BERGOGLIO

Caro Magister,

come lei stesso avrà potuto constatare, la lettera del secondo laudatore di Francesco contraddice il primo, e naturalmente la cosa è reciproca.

La “difesa” di questo papa si avvale, quindi, almeno in questo caso, di argomenti fra loro contraddittori e inconciliabili. Il che mi pare un’epifania dell’effetto Bergoglio. Ed è difficile considerarlo un buon effetto.

Approfitto per rinnovarle gli auguri per un santo e felice tempo del Natale di Nostro Signore.

Giovanni Formicola


QUANDO I “VALORI” PRENDONO IL POSTO DELLA VERITÀ

Caro Magister,

ho letto entrambe le lettere “pro Francesco”. Non le condivido, specialmente la seconda, ma le trovo entrambe mosse da una fede sincera e pensata.

Da un punto di vista formale Francesco non “sovverte” la dottrina: su questo punto valgono i rilievi di Francesco Arzillo.

Detto ciò Bergoglio si fa promotore di un orientamento esattamente opposto a quello del papato precedente.

Penso alle caratterizzazioni caricaturali che lui fa dei cosiddetti “farisei”, specialmente nelle omelie di Santa Marta del periodo sinodale, e al suo generale silenzio, se non proprio disagio, di fronte a questioni dottrinali che stigmatizza come astruserie da teologi, fonti di conflitti, di disagi, di ostacoli al dialogo o di veri e propri fondamentalismi. L’ossequio che Bergoglio riconosce alla dottrina pare essere solo formale.

Nel saggio del 1984 Fede, filosofia e teologia, l’allora cardinale Joseph Ratzinger scriveva che l’istanza missionaria della fede cristiana «è data dalla sua critica filosofica delle religioni, e solo da qui dev’essere fondata. Il fatto che oggi il momento missionario corra il pericolo di inaridirsi, dipende anche dalle perdite in ambito filosofico che connotano l’odierna situazione filosofica».

Ho trovato molto profondo e pertinente il collegamento che Ratzinger fa tra la critica filosofica delle altre religioni, collegata alla pretesa di verità della fede cristiana, e l’istanza missionaria.

E mi è venuta in mente la stigmatizzazione del “proselitismo” fatta da papa Francesco, come pure il suo ecumenismo teologicamente “emancipato”.

A me pare che nel magistero di Francesco i “valori” prendano il posto della “verità”. Probabilmente perché il papa pensa che sul terreno dei “valori” si possano evitare i conflitti che la “verità” fomenta. In questa tesi si radica l’affinità ideologica tra questo papa e i media.

Il prezzo è il degrado della fede a un certo moralismo generico, a una raffigurazione di Gesù tutto misericordia e tenerezza, che trovo sinceramente stucchevole e lontana dal Gesù dei Vangeli.

Un caro saluto.

Antonio Caragliu


CIÒ CHE MANCA È UN’ANALISI DELLA TEOLOGIA DEL PAPA

Cher Monsieur,

permettez-moi de vous adresser tous mes vœux de bonne et sainte fête de la Nativité.

Je viens de lire les deux lettres de la défense de François… mais aucune ne fait allusion même indirectement à la théologie du pape.

C’est d’ailleurs la carence majeure de beaucoup de commentaires!

Je vous remercie chaleureusement pour tout votre travail de décriptage et d’analyse du pape François.

Ancien journaliste du Figaro Magazine, j’ai longtemps travaillé en Amérique latine où j’ai rencontré les Boff, Casaldaliga et Sobrino.

Le titre de mon blog est celui de mon dernier livre en 2009: Le Terrorisme pastoral (sous-titre: “Résurgence de la théologie de la libération”).

Encore tous mes vœux que Dieu vous garde.

Jean-Pierre Moreau


UN MAGISTERO CHE STRIDE CON QUELLO DEI PREDECESSORI

Gentile Magister,

ho spesso apprezzato gli interventi di Francesco Arzillo. L’ultimo, però, mi convince poco.

Onestamente, infatti, non reputo che le posizioni di coloro che sollevano dubbi e perplessità sui “gesti” e i “pronunciamenti” del Santo Padre possano essere definite, a buon diritto, “contraddittorie” e “poco comprensibili”.

Proprio il canone 752 del codice di diritto canonico mi pare che mini la pretesa di Arzillo a un richiamo a un cattolicesimo fedele e integro solo se accompagnato da un assolutistico doveroso ossequio al “magistero ordinario”.

La disposizione predetta recita infatti più compiutamente: “Non proprio un assenso di fede, ma un religioso ossequio dell’intelletto e della volontà deve essere prestato alla dottrina, che sia il sommo pontefice sia il collegio dei vescovi enunciano circa la fede e i costumi, esercitando il magistero autentico, anche se non intendono proclamarla con atto definitivo; i fedeli perciò procurino di evitare quello che con essa non concorda”.

Nella sua interpretazione, neppure teleologica o sistematica, ma finanche letterale (e parlo da giurista ad altro giurista), questo canone dice molto di più di quanto Arzillo richiami a proprio supporto.

È certamente vero che l’analisi del magistero di questo papa (che al momento, tecnicamente, risulta limitato nella sua portata) meriterebbe una più lunga analisi, ma è altrettanto vero, tangibile e quotidiano il senso che ci si trovi dinnanzi a un percorso o, quantomeno, per i più ottimisti tra noi, di fronte a modalità comunicative che stridono letteralmente rispetto a ciò che Benedetto XVI e Giovanni Paolo II ci avevano proposto e insegnato.

Più che “ideologia” in tutto ciò trovo il desiderio ardente di molti cattolici “integrali” di comprendere appieno ciò che tanti – che sino a ieri erano nemici venefici di Santa Romana Chiesa – sembrano oggi comprendere subito e perfettamente. Non mi pare, peraltro, che eventuali richiami alla parte finale della parabola del figlio prodigo possano risultare, nel caso di specie, pertinenti.

Cari auguri per il Santo Natale di nostro Signore.

Mauro Barberio


NON È UN PAPA “CATTOLICO”, PAROLA SUA

Caro Magister,

vorrei esprimere un parere sulle due lettere pro Francesco che ha pubblicato ieri l’altro.

Sia Arzillo che Montecchiari esprimono concetti che possono essere condivisibili o meno (per me non lo sono). Tuttavia ci sono, specie nella seconda lettera, delle enormità che non possono essere taciute.

Come ci si può permettere di considerare “sciagurati” gli anni del pontificato di Giovanni Paolo II? Fu grazie a lui che si evitò la deriva post-conciliare, nella quale la chiesa si era impantanata. Senza i suoi energici interventi si sarebbe ottenuto quello che i vescovi dell’Europa del nord (come è evidente ora) volevano: la protestantizzazione del cattolicesimo.

Senza di lui le perniciose teorie della “teologia della liberazione” avrebbero preso sempre più piede e avrebbero trasformato la Chiesa in un partito politico volto al sociale più che allo spirituale. Senza di lui molti giovani non si sarebbero avvicinati alla Chiesa.

È stato un grandissimo papa, ed altrettanto grande è stato il suo successore, che non aveva per niente una visione “elitaria”, ma ha avuto il pregio di richiamarci costantemente a determinati valori che il mondo odierno rifiuta e che invece sono la base del cattolicesimo.

In queste due lettere si dice che Bergoglio è un papa cristiano. Ma di certo non è un papa “cattolico”. Non posso definire tale uno che sceglie come interlocutore un giornalista ateo e anticlericale che ha sempre combattuto la Chiesa e a lui dice che “non esiste un Dio cattolico” e che “ciascuno ha una propria concezione di bene e di male”. […]

È vero che “il Dio di Gesù è proprio questo: un Dio esclusivamente buono che non rigetta mai nessuno”, come scrive uno dei due autori delle lettere. Ma questa è anche una concezione di cristianesimo piuttosto banale ed elementare. Dio non rigetta mai nessuno perché è pronto ad accogliere chiunque, anche chi non segue la sua parola ed i suoi insegnamenti, purché si renda conto dell’errore e chieda perdono.

È questo il vero concetto di misericordia, non quello immerso nella melassa buonista dei nostri giorni. Un “profeta” – come Bergoglio viene talvolta definito – deve andare controcorrente, non assecondare lo spirito del mondo facendo ciò che il mondo stesso chiede di fare. Quest’ultima è la logica del politacally correct, che non ho mai digerito.

Mi scusi lo sfogo. La saluto cordialmente.

Paolo Zampetti

© Settimo Cielo (26-12-2015)

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