“Rahneriani anonimi”

Il modernismo, la «sintesi di tutte le eresie» (San Pio X, Pascendi, 1907), non parlava di cambiamenti dottrinali, ma di “evoluzioni” dei dogmi e delle dottrine, per riuscire in qualche modo a “modernizzare” la Chiesa per metterla “al passo con i tempi” del mondo del XX secolo, frutto della rivoluzione illuminista e massonica del 1789. Ebbene, il suo erede è il progressismo, il cui laboratorio ideologico è la nouvelle theologie. Il progressismo spaccia per progresso teologico della Rivelazione Divina tutte le opinioni personali e filosofiche (soprattutto nella teologia morale) di quegli odierni “dottori della legge” che pensano di aver capito la Sacra Scrittura meglio degli autori sacri, che sono stati veramente ispirati dallo Spirito Santo. Il più importante esponente del progressismo è stato il gesuita tedesco Karl Rahner (1904-1984), un vero e proprio eresiarca, il cui velenoso pensiero pseudo-teologico è disgraziatamente riuscito a penetrare persino nelle teste di alcuni che lo hanno criticato, chiedendone la condanna da parte della Gerarchia.

«San Paolo non riflette autenticamente la visione del Genesi»: queste sono le parole, testuali, di un teologo progressista.

Questa ci mancava proprio e, lo confessiamo, ne avremo fatto volentieri a meno. Non faremo il nome del teologo che ha pronunziato queste parole, perché non vogliamo fargli pubblicità, ma neppure “processarlo”. Chi vuole sapere di chi si tratta, lo troverà facendo una ricerca in un motore di ricerca on-line.

L’articolo in questione è oramai un tam-tam fisso atto a stravolgere la morale cattolica insegnata in duemila anni dalla Chiesa.

Parte bene, confermando la dottrina della Chiesa, affermando che – i divorziati risposati – non sono affatto in regola e che “per mettersi in regola davanti a Dio, alla Chiesa e alla loro coscienza di cattolici, devono prima ottenere la dichiarazione di nullità, e poi potranno contrarre nuove nozze benedette da Dio”.

Leggendo, inizialmente, l’articolo lo troverà ben fatto, corretto, finalmente si parla di dottrina, di legge divina, si ammonisce con saggezza che, chi si separa può farlo, ma quel matrimonio promesso davanti a Dio resta valido: “… resta valido il vincolo davanti a Dio e alla Chiesa, e non possono contrarre nuove nozze. Viceversa, se due si piacciono, non è questo un motivo sufficiente per andare a vivere assieme, soprattutto se sono legati a un matrimonio valido precedente…”.

Rahner, gesuita, confratello di papa Francesco.
Karl Rahner, gesuita, confratello di papa Francesco.

Tutto bene, finalmente qualcuno parla chiaro, ma come è di moda di questi tempi, ciò accade fino ad un certo punto, perché poi ecco che arriva la “svolta antropologica” di Rahner, infilata lì per benino, difficile da intravvedere subito.

Sembra di riudire i moniti di San Pietro nella sua famosa Lettera:

«come anche il nostro carissimo fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; così egli fa in tutte le lettere, in cui tratta di queste cose. In esse ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina» (2Pt 3,15-16).

Dunque, secondo questo teologo, San Paolo avrebbe preso “una tranvata”, ecco la chicca:

“San Paolo, con la sua famosa teoria del matrimonio come remedium concupiscentiae [cf. I Cor 7,9] ha evidentemente sott’occhio solo i bollori della gioventù e non la debolezza dell’anzianità. Si ha l’impressione che egli non consideri cosa buona l’atto sessuale, per cui diventa scusabile e tollerabile nel matrimonio: «è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non possono vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere» [vv. 8-9]. Ma tutto ciò sembra sottendere in Paolo una dissociazione per non dire una contrapposizione fra amore ed unione sessuale. Purtroppo non ci si è accorti per molti secoli che qui Paolo non riflette autenticamente la visione del Genesi e neanche quella evangelica, dove l’essere “una sola carne” è visto come qualcosa di buono, sia in se stesso [Gen 2], sia in rapporto alla procreazione [Gen 1]”.

Abbiamo letto bene? “Purtroppo non ci si è accorti per molti secoli che qui Paolo non riflette autenticamente la visione del Genesi e neanche quella evangelica”. Per duemila anni la Chiesa non si sarebbe accorta che San Paolo non riflette neppure il Vangelo! Siamo davvero arrivati alla frutta!

***

Facciamo alcune brevi considerazioni:

1. San Paolo sostiene che il suo insegnamento non viene dagli uomini, ma da Cristo stesso: “Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo…” (Gal.1,11-12), una dichiarazione che è un vero giuramento;

2. Quando si leggono le Letture in Chiesa – la prima nei giorni feriali, e anche la seconda nei festivi – solitamente sono tratte dall’Antico Testamento e dal Nuovo, ossia dalle Lettere paoline, apostoliche e dall’Apocalisse, terminata la Lettura diciamo: “Parola di Dio”. Quindi, per duemila anni, noi – la Chiesa – ha spacciato per “Parola di Dio” una lettura “non autentica”, un errore…. non voluto perché “non ci si era accorti che Paolo aveva sbagliato”. Che strano, è ciò che pensava Lutero quando, non riuscendo più a contenersi, diede colpa alla Chiesa di aver interpretato male San Paolo sulla concupiscenza e sul celibato.

3. In quale passo paolino, San Paolo, affermerebbe che “l’essere una sola carne”, non sarebbe (sempre secondo questo teologo) visto come qualcosa di buono? Quando Paolo dice: “«è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non possono vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere», non sta dicendo che sposarsi non è buono, ma ripete la famosa battuta degli apostoli che avendo compreso bene il SACRIFICIO del matrimonio, dicono a Gesù: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi» (Mt 19,10), Gesù non risponde che avevano capito male e che la stavano drammatizzando troppo, non dice: “venite qui che ci mettiamo d’accordo!” San Paolo non fa altro che riportare ciò che Gesù rispose: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca». L’uomo non è fatto per essere solo e si può servire Dio in due modi, i Sacramenti infatti sono due e ben distinti: Matrimonio e Ordine sacro. Senza dubbio che San Paolo avrà preferito, per quel tempo, favorire LE VOCAZIONI, visto che erano all’inizio della nuova evangelizzazione, ma non fa passare assolutamente che, sposarsi, non era cosa buona!

4. San Paolo è piuttosto cosciente di ciò che insegna tanto da lanciare il primo anatema della Chiesa: ” Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo! (Gal.1,6-10). Questa ripetizione dell’anatema è davvero un capolavoro di pastorale senza se, e senza ma! È anche la garanzia della credibilità dell’insegnamento paolino.

5. fa riflettere che secondo queste persone, poi, il Papa sarebbe infallibile a tal punto da poter modificare la ricezione dei Sacramenti, ma l’insegnamento di San Paolo inserito nella Sacra Scrittura e che è perciò “Parola di Dio”, che viene incensata durante la liturgia, viene baciata, gli si mette il Cero pasquale accanto…. questo insegnamento paolino è difettato perché: “non riflette autenticamente la visione del Genesi e neanche quella evangelica…”.

6. e per concludere: “Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito – e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito – e il marito non ripudi la moglie.” (1Cor 7,10-11), notare che San Paolo sottolinea quel “non io, ma il Signore”, c’è altro da dire su chi sta sbagliando?

***

Karl Rahner docet! Perché diciamo ciò? Perché questo teologo, pur scrivendo contro il pensiero rahneriano un bellissimo libro, alla fine sta rischiando di fare lo stesso.

Ecco cosa scriveva in rete, lo stesso teologo, contro la rottura dottrinale di del gesuita tedesco: “Rahner ha concepito il progresso come rottura, come contraddizione col passalo di una tradizione cristiana sacra e perenne, quella che appunto si chiama sacra Tradizione, sorgente della divina rivelazione insieme con la Sacra Scrittura, come da sempre insegna la Chiesa Cattolica. Questa rottura è nata dal fatto che Rahner non si è accorto della perenne validità di tale Tradizione, come condizione di vero progresso. […] Rahner non ha capito qual è la legge dell’evoluzione dogmatica. La vera evoluzione non è rottura, ma esplicitazione nella continuità. Non suppone l’equivocità, ma la continuità analogica [Radici Cristiane n. 47, Agosto-Settembre 2009].

Ora, però, se come afferma lo stesso teologo che “non ci si è accorti per molti secoli che qui Paolo non riflette autenticamente la visione del Genesi e neanche quella evangelica”, c’è contraddizione e questa Tradizione è errata. Per secoli la Chiesa ha predicato, sulla morale degli sposi, in termini sbagliati, usando un Paolo sprovveduto. Di conseguenza è questo teologo che sta facendo proprio il modello di Rahner perché, dire che per secoli non ci si è accorti dell’errore di Paolo, non significa più “esplicitazione, continuità”, ma una rottura con una nuova interpretazione della Scrittura.

Come uscire da questo ginepraio sempre più folto e sempre più avvolto nelle tenebre? Ignorare, ignorare chiunque “predichi un vangelo diverso”, ignorare tutti quei discorsi cavillosi tendenti a modificare ciò che la Chiesa ha insegnato per duemila anni sia sull’etica, sulla morale, sia con i dogmi. Tutto ciò che vi suona come “nuovo” e diverso, gettatelo, e abbiate a cuore di leggere la Scrittura sapendo che quella è Parola di Dio, non altro!

L’insegnamento della Chiesa, come il magistero pontificio bimillenario che troviamo sintetizzato nel Catechismo della Chiesa Cattolica, è la cartina tornasole per sapere se stiamo comprendendo bene la Scrittura che leggiamo. Restando fedeli ed aderenti ai Padri della Chiesa, ai Dottori, al Catechismo, ai Santi, non sbaglieremo!

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14 thoughts on ““Rahneriani anonimi”

  1. Il fumo di Satana è entrato nella Chiesa. E come non c’è fumo senza arrosto non c’è fumo senza costui che lo produce. E il maligno non è certo entrato nella Chiesa per favorire i cattolici. Se no che maligno sarebbe???

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  2. Urge modifica della rubrica del messale della Santa Messa.
    Quando si darà lettura di 1Cor 7,9, anziché “Parola di Dio” il lettore dirà “Paolo non riflette autenticamente la visione del Genesi e neanche quella evangelica” oppure “Parola della foia”. Al che il popolo risponderà con giubilo: “Rendiamo grazie a Cavalcoli!”.
    Oppure si potrà direttamente sostituire la lettura delle epistole paoline, che abbiamo appena appreso da Cavalcoli non essere ispirate da Dio ma dalla foia, con la proclamazione dall’ambone del sacro verbo cavalcoliano, preceduto da processione solenne, devota elevazione, copiosa incensazione e bacio riverente. Turiferari inclusi, ovviamente.

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  3. Autore anonimo e/o curatore del blog,che razza di lettura avete fatto? Perché estrapolate solo poche parole dal contesto organico in cui sono inserite? Le vostre sono affermazioni superficiali, strumentali, temo originate da una tesi preconcetta volte a colpire, a demolire più che ad educare, Provate a rileggere con maggiore attenzione il pezzo di padre Cavalcoli ed anche la citazione e l’interpretazione di quel passo di San Paolo, Cavalcoli non denigra affatto San Paolo, di cui è un grandissimo estimatore, ne parla con estrema cautela e timoroso rispetto, quasi scusandosi, proprio perché preoccupato di essere frainteso. Per capire il ragionamento assolutamente logico e rigoroso di Cavalcoli basta leggere i due periodi successivi che lo integrano e lo completano.
    Siamo proprio agli antipodi rispetto al pensiero di Rahner!

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    1. Ettore, io sono andato a leggere l’intero articolo e mi sembra proprio che la frase non è estrapolata, è riportato tutto il passo e Cavalcoli ha proprio voluto dire ciò che ha detto e che è stato riportato qui. Inoltre Cavalcoli conclude il discorso dicendo persino che il Vaticano II la Humanae vitae e pure GPII con Francesco (che strano ha saltato Benedetto XVI) hanno salvato l’errore di Paolo correggendolo!
      Sa che ti dico? C’è un passo interessante tra san Padre Pio e il vescovo di Padova che aveva scritto una eresia, e Padre Pio glielo fa notare attraverso un figlio spirituale. Il vescovo, quando se ne accorge, invece di chiedere semplicemente scusa, attacca Padre Pio accusandolo di aver capito male. Padre Pio risponde: “non ho capito male io, ma è lui che ha detto quello che ha detto”
      Umiltà, ragazzo, umiltà, errare è umano, perseverare nell’errore anche con aiuti come il tuo è diabolico.

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  4. … rispondo ad Ettore, ma provo a dare un piccolo contributo in generale 😉 a parte le didascalie o titoli che servono sempre come attrazione, mi sembra che il contenuto dell’articolo non sia un attacco al teologo in quanto tale, ma piuttosto una legittima preoccupazione contro certo modernismo che di fatto trasuda purtroppo dalle opinioni del teologo in questione…..
    Questo non significa accusare qualcuno, ma disputare lecitamente e saggiamente su un testo lacunoso perchè…. dire che comunque sia Paolo non tenne conto della Genesi e del contenuto del vangelo, bè non solo è audace, ma anche un falso….. 😉
    La conferma, caro Ettore, viene proprio nei paragrafi successivi, quando, appunto, Padre Cavalcoli attribuisce al concilio e ai papi successivi, una sorta di correzione al presunto dualismo creato da Paolo di cui la Chiesa, per secoli, non tenne conto 😉
    Questo non è estrapolare….. è chiarire….
    Il Magistero della Chiesa sulla morale cristiana del nostro tempo, parte se non erro con Leone XIII, poi con Pio XI, poi con Pio XII con i suoi insegnamenti agli sposi…. dal concilio in poi non c’è stato un ribaltamento o una correzione all’insegnamento paolino, ma una maggiore comprensione dell’amore coniugale 😉
    Parlare di correzione è l’errore di Cavalcoli….. perchè la Scrittura non si può toccarla, nulla si può aggiungere e nulla si può togliere, è il teologo che vi si deve adeguare, cosa che Cavalcoli non fa, ma anzi, spinge a far credere che Paolo abbia commesso un errore, e pure grave… Tutto qui.
    Infallibile è Paolo nei suoi testi inseriti nel Canone biblico, non padre Cavalcoli o qualsiasi altro teologo con le sue opinioni… 😉

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  5. Anche secondo il defunto card. Martini San Paolo era un brutto elemento, visto che lo accusava di non essere riuscito a superare l’antisemitistmo. Si capisce che i novatores sono piu’ cristiani di Cristo, o cosi’ credono di essere.

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  6. In riferimento alle accuse portate da Ettore e a quanti la pensano alla stessa maniera, rivolgiamo questa risposta unica senza più ripeterci.
    Il nostro articolo non parte con una accusa, ma con l’elogio all’inizio ed all’approccio dell’articolo – a riguardo di un tema spinoso – di un teologo che, appositamente, non abbiamo voluto mascherare troppo, proprio perchè chiunque lo avesse voluto, avrebbe potuto rintracciarlo facilmente. Quindi non c’è alcun occultamento!

    Ciò che invece abbiamo voluto fare emergere dall’articolo è proprio ciò che l’articolo occulta attraverso un generoso giro di parole. E’ il classico metodo della nouvelle theologie, della verbosità dei modernisti, del metodo rahneriano. Parlare, parlare, parlare o per non dire nulla, o per sostenere “la novità”, il nuovo che cambia.

    Ora chiediamo a lei Ettore e ai prossimi che vorranno discutere qui, di portare quelle prove necessarie a suffragare una accusa.
    Noi le prove per suffragare quanto il teologo ha affermato, le abbiamo portate, lei no!
    Ci porti, per piacere, tutti quei passi paolini dai quali risulterebbe che Paolo “non avrebbe tenuto conto della Genesi e neppure dei vangeli” portando lui stesso, secondo il teologo, a quel dualismo tra matrimonio e l’uso della sessualità, ad una sorta di combattimento, di sovrapposizione tanto che, alla fine, sarebbe stato dal Concilio in poi che la questione si sarebbe risolta. Ci può portare questi passaggi paolini? E ci porti anche dal Catechismo e dal magistero pre-conciliare, tutti quei passaggi atti a dividere il dualismo fra matrimonio ed uso della sessualità nel matrimonio.

    Non ci interessano certe partigianerie, non ci interessano il “mi piace” o il non mi piace, nessuno qui ha calunniato qualcuno, e si ricordi che è il teologo che impara e deve imparare da san Paolo e dalla Scrittura, non il contrario. E’ san Paolo che detta la vera pastorale, è tutta la Scrittura che ci dice come stanno le cose, e il Catechismo, così come la teologia del corpo del recente magistero ecclesiale, lo spiegano bene.
    Fatti, non parole! La verbosità porta alle tifoserie e non aiuta a nulla. Aumenta la confusione e favorisce, alimenta l’apostasia, la divisione. La Parola di Dio è inalterabile e nessun Autore dei Testi riportati ha commesso degli errori nello scrivere, questo dice il Magistero ecclesiale che si è occupato della Sacra Scrittura. Il teologo ha azzardato delle interpretazioni SOGGETTIVE, ha portato delle sue opinioni personali scaricando su Paolo di aver scritto senza tenere conto della Genesi e dei Vangeli e questo non è estrapolare una frase. Noi non gli contestiamo il suo ruolo, ma quello che dice sì, e in quanto “figli liberi di Dio”, ci è lecito farlo. Lei porti le prove di ciò che dice e pensa, poi ne riparliamo. Al momento non ci ha portato un bel nulla!

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      1. Il ragionamento di Cammilleri potrebbe essere corretto, ma il nostro forse non conosce la teologia del popolo (la variante argentina della teologia della liberazione), altrimenti avrebbe tratto diverse considerazioni.

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  7. Mi domando sempre cosa spinga certi teologi, in questi ultimi anni, a sbroccare clamorosamente e maliziosamente fino ad affermare cose che non stanno né in cielo né in terra.
    Solo per esaminare la cosa sotto il profilo umano: cosa li spinge a giocarsi una reputazione accademica a cinque stelle, conquistata in anni e anni di sudato studio della Sacra Scrittura e di documenti magisteriali, per arrivare a fare queste figure barbine???
    Vogliono forse dare a capire che il rinnegamento di Nostro Signore da parte di Simon Pietro fu solo quello di duemila anni fa? E che l’ignobile tradimento perpetrato da Giuda è rimasto un unicum?

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    1. Ettore, ci pensi bene, se un così grande teologo ha ritenuto di specificare ulteriormente, dopo il velenoso articolo dei suoi due paggetti contro le catechiste e contro questo blog, non è stato certo per umiltà, ma perchè aveva capito che la sua frase dava ragione a certe critiche. Ma come spesso accade una toppa e ben peggiore dello strappo, era meglio correggersi e farla finita. Ma la superbia è il tallone di Achille dei teologi.

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