L’ultima “vaticanata” di Padre Lombardi

Sì, l’ultimo, probabilmente, comunicato ufficiale di Padre Lombardi che lascia il suo ruolo di portavoce ufficiale della Santa Sede, del Papa, e dedicato, a quanto pare, neppure alle parole del Papa ma, al Prefetto del Culto divino, il cardinale Sarah (vedi qui). Il contenzioso quale è? Niente meno che il rito cattolico della Messa.

Francamente siamo un poco sconcertati, inquietati e confusi che  sia un portavoce della sala stampa del Vaticano a determinare cosa debba o non debba fare il Prefetto di una Congregazione così importante, guidata da un cardinale che non per nulla lo si chiamava “Principe della Chiesa”. Confusi perché ciò dimostra quale e quanta confusione regni in Vaticano. Ci chiediamo a cosa servano i Prefetti, cardinali e vescovi, se non possono assumersi l’onere delle proprie responsabilità nei confronti del proprio ruolo assunto.

0026 escatologia Ratzinger 4Non ci addentriamo all’interno delle dispute teologiche o canoniche delle due forme, ordinaria e straordinaria, dell’unico rito del Culto a Dio della nostra Santa Madre Chiesa, ma non possiamo non rilevare l’inquietudine, l’amarezza e l’imposizione attraverso le quali si vuole continuare a martirizzare la Santa Messa, quasi non bastasse la devastazione accorsa in questi ultimi cinquant’anni.

Ma andiamo con ordine, cosa è accaduto? Che Padre Lombardi ha smentito le parole espresse dal cardinale Sarah circa il desiderio (peraltro espresso più volte da Benedetto XVI che lo ha dimostrato in diverse occasioni) di riportare la celebrazione della Messa, anche nella forma ordinaria, ad Orientem, che vuol dire non di spalle al popolo come erroneamente si pensa e si guarda ma nel più corretto, tutti noi, sacerdote e fedeli Laici “rivolti verso Dio“.

Abbiamo trovato nell’intervento di Padre Giovanni Scalese sull’argomento, delle ottime riflessioni che facciamo nostre (qui il testo integrale). Riflessioni che sono domande importanti e che Prefetti, cardinali e tutta la cara Gerarchia, farebbero bene a prendere in seria considerazione. Padre Lombardi specifica:

“Non sono quindi previste nuove direttive liturgiche a partire dal prossimo Avvento, come qualcuno ha impropriamente dedotto da alcune parole del card. Sarah, ed è meglio evitare di usare la espressione «riforma della riforma», riferendosi alla liturgia, dato che talvolta è stata fonte di equivoci. Tutto ciò è stato concordemente espresso nel corso di una recente udienza concessa dal Papa allo stesso Cardinale Prefetto della Congregazione del Culto Divino…”.

È evidente che esiste un corto circuito nei canali di comunicazione interni al Vaticano perché, altrimenti, ci dovrebbero spiegare come mai l’altro organo ufficiale (giornale del Papa eh!) che è l’Osservatore Romano, abbia pubblicato del cardinale Sarah queste parole chiarissime:

«Contrariamente a quanto è stato a volte sostenuto, è del tutto conforme alla costituzione conciliare, è addirittura opportuno che, durante il rito della penitenza, il canto del Gloria, le orazioni e la preghiera eucaristica, tutti, sacerdote e fedeli, si voltino insieme verso Oriente, per esprimere la loro volontà di partecipare all’opera di culto e di redenzione compiuta da Cristo» (L’Osservatore Romano, 12 giugno 2015).

Dove sta il corto circuito di cui parliamo? Che entrambi, Padre Lombardi e il cardinale Sarah, alla fine, citano fonti magistrali ufficiali che si elidono a vicenda. Infatti, a quanto pare,  da una parte il testo stesso del concilio – la Sacrosanctum concilium – non avrebbero consentito il voltarsi del sacerdote dando le spalle a Dio, come spiega Benedetto XVI ed oggi il cardinale Sarah nel passo sopra citato, ma dall’altra parte, secondo il Messale Romano detto Paolo VI, sì, come spiega Padre Lombardi, che riporta:

«è bene ricordare che nella Institutio Generalis Missalis Romani (Ordinamento Generale del Messale Romano), che contiene le norme relative alla celebrazione eucaristica ed è tuttora pienamente in vigore, al n.299 si dice: “Altare extruatur a pariete seiunctum, ut facile circumiri et in eo celebratio versus populum peragi possit, quod expedit ubicumque possibile sit. Altare eum autem occupet locum , ut revera centrum sit ad quod totius congregationis fidelium attentio sponte convertatur” (cioè: “L’altare sia costruito staccato dalla parete, per potervi facilmente girare intorno e celebrare rivolti verso il popolo, la qual cosa è conveniente realizzare ovunque sia possibile. L’altare sia poi collocato in modo da costituire realmente il centro verso il quale spontaneamente converga l’attenzione dei fedeli”)…».

Senza dubbio noi sappiamo che il Messale Romano è anche l’interpretazione del documento fondamentale della Sacrosanctum concilium, entrambi firmati ed approvati dal Pontefice, ma dove si resta confusi è che questa interpretazione, come ebbe a spiegare anche lo stesso Benedetto XVI il quale, infatti, nella Cappella Sistina e nella Cappella Paolina riportò il celebrante e la celebrazione versus Deum, resta discordante con i veri propositi dei Padri conciliari. Insomma, i conti non tornano e qualcuno ha profondamente barato. Diversamente non ci sarebbero neppure queste discussioni che gettano davvero inquietudine e, soprattutto, gli echi devastanti si rigettano sempre su Nostro Signore Gesù Cristo, sempre Lui, il capro espiatorio di coloro che amano imporre le proprie opinioni anche in campo liturgico.

Noi non siamo esperti della materia. Siamo fedeli laici che subiscono rovinosamente ancora gli effetti di queste sperimentazioni che sembrano non finire mai. Ma facciamo nostre le parole di Padre Giovanni Scalese e riportiamo:

«… quello che non è riuscito a Ratzinger e Cañizares riuscirà a Bergoglio e Sarah? Ce lo auguriamo di cuore, anche se però non si ha l’impressione che la liturgia rientri fra le priorità di Papa Francesco (il quale, non dimentichiamolo, è un gesuita che nec rubricat, nec cantat). È legittimo, anche per un uomo di governo, pubblicare libri e scrivere articoli, fare conferenze e rilasciare interviste: sono cose che possono servire per preparare il terreno e per creare consenso. Ma non sono strumenti di governo. Si governa legiferando…».

Insomma, chiediamo umilmente alla Gerarchia di decidersi per quel più evangelico: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Mt 5,37), perché è questa l’opera del demonio, dividere, gettare confusione, disorientare… E per la verità, l’allora Benedetto XVI di risposte chiare ne aveva date tante. Proprio a riguardo della citazione preferita da Padre Lombardi, e che può far nascere degli equivoci interpretativi laddove afferma “ovunque sia possibile”, ecco l’autorevolissima interpretazione che ne dà Benedetto XVI nella Prefazione al libro di Uwe M. Lang, Rivolti al Signore, Cantagalli, 2008, tanto più importante perché autorizzata dal Papa dopo la sua elezione:

Versus Deum per Iesum Christum: “La direzione ultima dell’azione liturgica, mai totalmente espressa nelle forme esterne, è la stessa per il sacerdote e il popolo: verso il Signore” […] “Al cattolico praticante normale appaiono i risultati più evidenti della riforma liturgica del Concilio Vaticano II: la scomparsa della lingua latina e l’altare orientato verso il popolo. Chi legge i testi conciliari potrà constatare con stupore che né l’una né l’altra cosa si trovano in essi in questa forma…[…] L’introduzione alla nuova edizione del Messale romano del 2002 ha ripreso questo testo alla lettera, ma alla fine ha fatto la seguente aggiunta: “è auspicabile laddove è possibile”. Questa aggiunta è stata letta da molte parti come un irrigidimento del testo del 1969, nel senso che adesso ci sarebbe un obbligo generale di costruire – “laddove possibile” – gli altari rivolti verso il popolo. Questa interpretazione, però, era stata respinta dalla competente Congregazione per il Culto divino già in data 25 settembre 2000, quando spiegò che la parola expedit [è auspicabile] non esprime un obbligo ma una raccomandazione. L’orientamento fisico dovrebbe – così dice la Congregazione – essere distinto da quello spirituale. Quando il sacerdote celebra versus populum, il suo orientamento spirituale dovrebbe essere comunque sempre versus Deum per Iesum Christum [verso Dio attraverso Gesù Cristo]…. Sarebbe un grave errore immaginare che l’orientamento principale dell’azione sacrificale sia la comunità. Se il sacerdote celebra versus populum, ciò che è legittimo e spesso consigliabile, il suo atteggiamento spirituale dev’essere sempre versus Deum per Iesum Christum, come rappresentante della Chiesa intera.  Bollare frettolosamente certe posizioni come ‘preconciliari’, ‘reazionarie’, ‘conservatrici’, oppure ‘progressiste’ o ‘estranee alla fede’, non dovrebbe più essere ammesso nel confronto, che dovrebbe piuttosto lasciare spazio ad un nuovo sincero comune impegno di compiere la volontà di Cristo nel miglior modo possibile…”.

Ecco perché, le parole di Padre Lombardi, le definiamo “ultima vaticanata” del suo compito. Ma egli non agisce da solo, non è il portavoce di se stesso. Per questo pur ribadendo che non entriamo in merito alla questione, da fedeli laici però, non possiamo non constatare le divisioni e le divergenze interne alla Chiesa. Il famoso testo della Congregazione per il Culto divino del 2000 sopra citato, e fatto pubblicare da Giovanni Paolo II, dice testualmente:

«È stato chiesto alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti se l’enunciato del n. 299 dell’Institutio Generalis Missalis Romani costituisca una normativa secondo la quale, durante la liturgia eucaristica, la posizione del sacerdote versus absidem sia da considerarsi esclusa. La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, re mature perpensa et habita ratione dei precedenti liturgici, risponde: Negative et ad mentem [Negativo e in accordo con i chiarimenti seguenti]» (vedi qui testo integrale).

Senza dubbio non ci troviamo più davanti a quel chiaro: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno…”, nessuno usa più il “sì, sì, no, no”, tuttavia è palese dove si annida il problema. Un problema che nessuno ha intenzione di risolvere definitivamente perché, spiace dirlo, ma a molti se non a tutti, preme il non compromettersi, preme il politicamente corretto anche se questo andasse a discapito di Nostro Signore Gesù Cristo, l’unico Sacerdote, e a discapito della fede del gregge sempre più disorientato. Ci troviamo davanti alla confusione di chi mette e toglie i paletti a seconda delle proprie opinioni, o interpretazioni, perché non esiste alcuno capace di assumersi la responsabilità per indirizzare il gregge verso le corrette coordinate.

0018 BXVI e Eucaristia 4Benedetto XVI è l’unico che ci aveva provato, e sappiamo come andò a finire. C’è la Sacramentum Caritatis che essendo una esortazione apostolica dovrebbe avere – e lo ha – lo stesso valore dell’Evangelii gaudium la quale, invece, sembra diventata la “nuova Bibbia” della Chiesa di oggi che autorizzerebbe a cancellare, automaticamente e prepotentemente, tutto il magistero precedente. Ma non funziona così, non funzionava così. Ogni pontificato regnante deve attenersi al magistero precedente continuandolo e non tagliandolo fuori, non modificandolo, non imponendo le proprie visioni.

«L’idea che il sacerdote stia di fronte alla comunità risale senza dubbio a Martin Lutero. […] Prima di Lutero l’idea che il sacerdote quando celebra la messa stia di fronte alla comunità non si trova in nessun testo letterario, né è possibile utilizzare per suffragarla i risultati della ricerca archeologica»  [Mons. Klaus Gamber, Instaurare omnia in Christo, 2/1990].

Forse facciamo parte di quei “rigoristi” continuamente ed ossessivamente denunciati da santa Marta. Ma davvero è così? In ogni famiglia che si rispetti esistono delle “regole” del gioco che vanno rispettate – con amore e carità senza dubbio – e senza le quali regnerebbe l’anarchia, il caos e la famiglia verrebbe distrutta dal suo interno, come infatti è avvenuto e sta ancora avvenendo. Gesù stesso ha vissuto di “regole”, ma non per questo era un rigorista! Anche questo Pontificato vive di regole, altrimenti non potrebbe sopravvivere. Anche il termine Chiesa “gerarchica” denota una struttura regolata alla quale noi fedeli Laici dobbiamo rispondere e alla quale dobbiamo obbedienza.

Ricordiamo allora anche a questa Gerarchia, che loro per primi devono attenersi all’obbedienza della Chiesa di sempre, nelle sue regole raccolte in anni e secoli di onorato servizio, all’interno di ciò che chiamiamo Tradizione e Depositum Fidei. Laddove essi rigettassero questa obbedienza per “volgersi alle favole” (2Tim 4,3-4) – e lo diciamo per tutta una serie di questioni, non solo questa della Messa – anche noi fedeli Laici non saremo più tenuti ad obbedire loro.

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4 thoughts on “L’ultima “vaticanata” di Padre Lombardi

  1. Da parte di padre Lombardi vaticanata più, vaticanata meno…

    Per grazia di Dio, comunque, ora è dimissionario o lo hanno fatto risultare dimissionario, con gran sollievo nostro e anche suo, c’è da giurarci.

    E il fatto che gli succeda un altro gesuita non ci fa sperare niente di buono.

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    1. Cara Marisa il nuovo portavoce non è propriamente gesuita 😉 è dell’Opus Dei che ha studiato però dai gesuiti…. secondo me ne sentiremo delle belle! Ciò che potrà funzionare è che si tratta di un laico molto ben addestrato nell’ecclesialese, ma ha pur sempre la mente del laico…. non è un clericale e non ha obbedienze date dal suo stato…. se giocherà bene queste libertà forse uscirà qualcosa di buono 😉

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  2. Visto che lo avete citato Padre Giovanni Scalese che seguo con profondo interesse, vi segnalo l’articolo conseguente alla notizia, è un capolavoro di perfetto equilibrio fra la denuncia di un sistema ideologico sempre più palese, e l’amore per la chiesa dall’altra. Io devo dire che mi sono anche commosso.:
    http://querculanus.blogspot.it/2016/07/quod-erat-demonstrandum.html
    Un passaggio che mi ha fatto davvero male per la mia amata Chiesa, come viene trattata:
    E, per scoraggiare, non dico gli entusiasmi (quelli erano svaniti ormai da tempo), ma anche solo le residue speranze di un qualche ritocco alla riforma liturgica, Padre Lombardi si è affrettato a precisare che «è meglio evitare di usare l’espressione “riforma della riforma”, riferendosi alla liturgia, dato che talvolta è stata fonte di equivoci». Capito? Anche la Chiesa aperta al cambiamento e alle sorprese dello Spirito, dove sono non solo possibili, ma necessari mutamenti della prassi pastorale e sviluppi della dottrina, anche questa Chiesa ha i suoi punti fermi, i suoi principi non negoziabili, i suoi dogmi che non possono essere messi in discussione. Uno di questi è la riforma liturgica: non solo non si può metterla in discussione (e infatti nessuno, tanto meno il povero Card. Sarah, lo aveva fatto), ma non si può neppure ipotizzarne una qualsiasi revisione. Si può riformare tutto, ma non la riforma stessa. Questo fa capire fino a che punto la Chiesa sia divenuta ormai preda dell’ideologia: la riforma liturgica non vale in quanto tentativo — piú o meno riuscito e quindi perfettibile — di restaurare un antico affresco (per usare la bella immagine del Card. Ratzinger nella premessa all’Introduzione allo spirito della liturgia), ma solo come “bandiera” di una rivoluzione che non può e non deve essere messa in discussione. C’è qualcuno che non è d’accordo? “Avete avuto il motu proprio Summorum Pontificum — questo il senso della dichiarazione di Padre Lombardi — che altro andate cercando?”.

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