Come ai tempi di Ario… anzi, è peggio.

Uno spettro si aggira nella Chiesa: quello dell’eresia (neo)ariana.

«Il mondo intero gemette, sbalordendosi di essere diventato ariano»

(San Girolamo, IV secolo)

È stato sottoposto alla nostra attenzione l’eccellente articolo del vaticanista Aldo Maria Valli: “Amoris laetitia”: nella storia di sedici secoli fa una prefigurazione di ciò che potrebbe succedere? –  in cui ci sono state fatte notare alcune imprecisioni quando, per esempio, leggiamo questo passaggio: «Ovviamente sedici secoli fa la crisi, riguardando le fondamenta stesse della dottrina cristiana su Dio e sulla trinità, fu di ordine strettamente teologico, mentre oggi è più di natura morale e pastorale».

Eh no! perché, la natura di cui si parla — morale e pastorale — è sempre teologia. Stiamo attenti che queste non sono sottigliezze insignificanti.

Benedetto XVI nella Sacramentum Caritatis spiega come il problema sia teologico laddove dice: «Il Sinodo dei Vescovi ha confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura (cfr Mc 10,2-12), di non ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell’Eucaristia» (n.29). E aggiunge: «La trasformazione morale, implicata nel nuovo culto istituito da Cristo, è una tensione e un desiderio cordiale di voler corrispondere all’amore del Signore con tutto il proprio essere, pur nella consapevolezza della propria fragilità» (n.82).

Dettaglio del battistero ariano di Ravenna.
Dettaglio del battistero ariano di Ravenna.

La morale della Chiesa è teologia perché c’è di mezzo proprio l’Eucaristia, perché lo stile di vita del cristiano (sia esso sposato, quanto religioso) “incarna” quella teologia paolina in Efesini 5,21-33 quando spiega agli sposi che la loro unione è come quella di Cristo con la Chiesa, Sua Sposa. La “pastorale” è la “pastura” il cosa dare ai fedeli non “cose proprie o dal mondo” ma da Dio, e non si può dare certo bocconi avvelenati o tossici, ecco perché il Matrimonio è un dei sette Sacramenti che hanno, nel concetto di morale, non il moralismo, ma lo stile di vita del Cristo nei confronti della Chiesa. Anche per questo al sacerdote è chiesto il celibato (chiesto e non imposto: “chi arde e non riesce a contenersi… si sposi” dice san Paolo – cfr. 1Cor.7,9 – e i Sacramenti sono infatti due: il Matrimonio e l’Ordine Sacro), o ti sposi o diventi prete, non puoi pretendere la botte piena e la moglie ubriaca, o metti su famiglia o ti consacri al Signore “sposando la Chiesa, sposando il Cristo”, questo deve discernere un cristiano per la propria chiamata vocazionale. Naturalmente qui non viene messo in gioco o in discussione chi decide di rimanere laico e nubile… il discorso è sugli sposi.

C’è un’altro punto da chiarire laddove Aldo Maria Valli riporta: “Tornando al parallelo con milleseicento anni fa, l’autore spiega che «tutto ciò ricorda assai da vicino la politica dell’imperatore Costanzo nel ricercare un’espressione sufficientemente generica, che si proponesse di accontentare molteplici posizioni diverse». In effetti, «la genericità, nella controversia ariana, dell’espressione “simile al Padre secondo le Scritture” trova perfetto riscontro nella genericità dell’espressione “in alcuni casi” che troviamo in “Amoris laetitia”. In teoria, quasi ogni posizione vi si può riconoscere».

Siamo d’accordo sul parallelismo, tuttavia è bene fare alcune doverose ed opportune precisazioni:

Raffigurazione di Ario
Raffigurazione di Ario

1) La prima riguarda il fatto che a differenza dei teologi modernisti di oggi, e di tutta la corrente del clero, e vescovi e cardinali (compreso il Papa) che vorrebbero modificare la disciplina del Sacramento, Ario si trovava in una posizione molto più onesta — intellettualmente parlando — dal momento che non aveva “un magistero precedente” pronunciato sul quale confrontarsi, cioè, non è che poteva stare lì a fare citazioni di predecessori illustri come facciamo noi oggi in difesa della Dottrina, o citare un Catechismo. Certamente questa dottrina era già conosciuta dai Padri della Chiesa che la insegnavano da anni ed era già divulgata, ma è con la sua eresia che la Chiesa proclamerà il dogma di fede dal quale scaturirà, in sua difesa, la professione della Fede, il Credo;

2) la seconda puntualizzazione, legata ovviamente alla prima, è che oggi non ci troviamo affatto nella stessa situazione in questo senso. Noi abbiamo da duemila anni la dottrina chiara e netta sul Sacramento del Matrimonio, e il concilio di Trento che l’ha strutturata nel Catechismo — dottrinalmente — in modo definitivo contro l’eresia protestante che la stava minando. E allora oggi ci troviamo davanti a gente in malafede, intellettualmente disonesta perché, ben sapendo che il Papa non può fare alcuna affermazione contraria alla dottrina, stanno imponendo – in nome della prassi – un repentino cambiamento attraverso il clero compiacente.

Infatti, quando Aldo Maria Valli si avvia alla conclusione, descrive proprio questa situazione. Ecco il passo che vale la pena di leggere attentamente: “Ieri come oggi, tuttavia, c’è un sostanziale superamento della dottrina precedente. Un superamento che, in «Amoris laetitia», si realizza in quattro modi: «Con la smentita della formulazione di “Familiaris consortio” sull’astensione dalla convivenza “more uxorio” come condizione dell’accesso ai sacramenti;  con l’eliminazione dei precedenti netti confini fra certezza della coscienza e norme ecclesiologiche sacramentali;  con la strumentalizzazione dei precetti evangelici della misericordia e del non giudicare, usati per sostenere che nella Chiesa non sarebbe possibile l’applicazione di censure generali a determinati comportamenti oggettivamente illeciti;  e infine, ma non per ultimo, censurando duramente quanti avessero la “meschina” e “farisaica” pretesa di invocare precise norme giuridiche per giudicare di qualsiasi caso singolo, che invece dev’essere rigorosamente lasciato al discernimento e all’accompagnamento personale»…”.

Grave, gravissimo quanto sta accadendo! E tutto questo si ricollega all’eresia ariana non per un semplice parallelismo storico, ma addirittura per i contenuti dell’eresia. Ario infatti non è che negasse la Santissima Trinità, al contrario, “solo che”… il Figlio Gesù era “subordinato” al Padre, non era “come” il Padre. Modificando la disciplina del Vangelo che dice che cosa è davvero il matrimonio indissolubile, si giunge nuovamente a modificare la Persona Gesù Cristo.

E in fondo l’eresia che cosa è? È una affermazione contraria alla dottrina del Vangelo, contraria al dogma al quale siamo vincolati a credere, vivere e a difendere, se si vuole rimanere “cristiani”. Lutero fu dichiarato eretico non perché lasciò il monachesimo e si sposò pure con una ex suora, ma per aver fatto dichiarazioni contrarie alle dottrine dei Sacramenti, per non aver abiurato all’eresia da lui diffusa, per aver imposto le sue idee, le sue opinioni dottrinalmente impazzite, al posto della vera e sana dottrina di Gesù Cristo.

san Colombano Abate
san Colombano Abate

Concludiamo riportando alcuni passi della Lettera di san Colombano Abate, uno dei padri dell’Europa, con la quale non temeva di rivolgersi al Papa e ai vescovi del suo tempo, che troverete qui. Senza dimenticare che il Pontefice destinatario venne poi canonizzato.

«Oh, come sarebbe davvero doloroso e deplorevole, se la fede cattolica non fosse custodita proprio nella Sede Apostolica. […]

È già una colpa per voi, o Papa, se avete deviato da quanto vi era stato affidato e avete trascurato la prima fede; hanno ragione i vostri subalterni più giovani di resistervi e di non essere in comunione con voi, finché non venga cancellato e consegnato all’oblio il ricordo dei perversi.

Se tale accusa è vera e non inventata, scambiate a vicenda le vostre parti: i vostri figli sono venuti a trovarsi in testa e voi in coda, duole anche dirlo; e saranno pertanto vostri giudici coloro che conservarono integra la fede, chiunque siano, anche quando sembrano vostri inferiori; infatti sono veri e autentici cattolici coloro che non hanno mai accolto né difeso gli eretici né certuni sospetti di eresia, ma hanno conservato lo zelo per la fede genuina. […]

Non si addice pertanto alla dignità della Chiesa romana questa fama della presente mancanza di fermezza, in modo che qualsiasi forza la possa smuovere dalla solidità della vera fede, per la quale tanti martiri versarono il sangue, preferendo morire piuttosto che apostatare. […]

Dunque, Papa, per non venir privato dell’onore dovuto ai successori degli Apostoli, custodisci la fede apostolica, confermala con la testimonianza, corroborala con gli scritti […].

E Voi Vescovi, per la pace della Chiesa, soccorrete le vostre pecore! Le quali, già impaurite come per il terrore dei lupi, temono per di più fortemente voi stessi, piene di confusione perché sospinte da un ovile all’altro. Così sono esitanti: un po’ vengono, un po’ si allontanano; come vengono, così vanno e sempre sono in preda al timore e allo sconcerto […].

Non si tratta, infatti, solo di un’onda minacciosa solitaria […], ma è uno sconvolgimento di tutto il mare, che in verità da ogni parte si gonfia ed è agitato e minaccia di far naufragare la mistica nave. Perciò io, timido marinaio, oso gridare: Vigilate! Perché l’acqua è già entrata nella Chiesa e la nave è in pericolo!

Esorto pertanto Voi, miei padri e difensori, a dissipare la confusione che regna tra i vostri figli e discepoli, i quali per causa vostra sono disorientati, e ciò che è ancora più importante, Vi sprono a spazza via dalla cattedra di san Pietro la caligine del sospetto. Convocate dunque un’assemblea, perché vi scagioniate da ciò di cui vi si accusa; non vi trovate infatti, davanti ad una semplice gara di corsa [ma alla battaglia finale, ndr].

Come sento dire, vi si imputa di accogliere gli eretici! Ma sia lungi dal credere che ciò sia stato, sia o sarà vero».

(San Colombano Abate, Lettera al Papa Bonifacio IV, AD 613).

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One thought on “Come ai tempi di Ario… anzi, è peggio.

  1. ‘Finché non venga cancellato e consegnato all’oblio il ricordo dei perversi’.
    Non c’è frase migliore di questa per riassumere la speranza dei credenti rimasti fedeli e, al contempo, la certezza di quello che accadrà agli attuali devianti dalla retta fede in N.S. Gesù Cristo.
    Quello che però non si capisce è la definizione di ‘modernisti’ dati a questi personaggi della neo-chiesa (se non quella che deriva da ragioni i storiche).
    Cosa ci può essere infatti di ‘moderno’ nel continuare a recitare i soliti mantra post sessantottardi vecchi come il cucco (sempre quelli, fino alla noia e alla nausea, oltre che falsi come le banconote false) in grado di cementare il cervello di chi li continua a cantilenare senza ragionare?
    Se non facessero rabbia sarebbe davvero triste vedere degli anzianoni essere giunti in quarta età direttamente dall’adolescenza senza mai aver vissuto la fase della maturità umana, che include il rispetto della Verità e la fedeltà a impegni assunti solennemente.
    Tristissimo vederli come vecchi relitti di navi ormai arrugginite e irrimediabilmente incagliate sul fondo del mare, piene zeppe di concrezioni ideologiche, con in più l’arroganza di voler imporre all’universo mondo le loro esperienze fallimentari, spacciandole come fatte nel supremo interese spirituale delle anime…

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