È giusto consigliare, riprendere il Romano Pontefice?

Quando si tratta di difendere il depositum fidei, sì lo è, perché anche il papa regnante è sottomesso ad Esso, anzi, ne è il primo difensore e custode.

di Marcello Giuliano (27-12-2016)

A non molti mesi dalla chiusura del Sinodo Ordinario sulla Famiglia, preceduto da un Sinodo Straordinario, da ampie consultazioni del Popolo di Dio, e concluso dall’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, non si riducono gli interrogativi su passi controversi del Capitolo VIII dell’Esortazione.

"È divertente essere papa"
“È divertente essere papa…”

È un peccato che circa il Sinodo e l’Esortazione, tra le voci critiche, ci si soffermi principalmente sui punti controversi, come tra le voci plaudenti si punti all’Eucaristia alle persone conviventi. Per un verso è inevitabile: sono punti gravi, importanti, ma sarebbe utile e vantaggioso, per fare meglio capire che sollevare i dubbi non significa essere contro lo spirito di accoglienza, accompagnamento, discernimento propugnati dall’Esortazione, illustrare, anche da parte dei più critici, come la fedeltà al Magistero consolidato sia di aiuto nell’accoglienza e discernimento più che un ostacolo.

Tra le molte persone che avanzano dubbi non solo vi sono prelati e teologi, ma anche numerose persone che da anni sono attive nella pastorale dei separati, divorziati, risposati e fedeli al matrimonio. Essi vedono necessario, proprio per chiarezza del discernimento, evidenziare maggiormente le linee di continuità del Magistero.

Il Papa chiede il confronto

D’altro canto, il Santo Padre più volte ha espresso il desiderio di ampia discussione e confronto. Lo ha anche detto all’inizio dell’Amoris Laetitia, là, dove, per esempio, scrive: «Il cammino sinodale ha permesso di porre sul tappeto la situazione delle famiglie nel mondo attuale, di allargare il nostro sguardo e di ravvivare la nostra consapevolezza sull’importanza del matrimonio e della famiglia. Al tempo stesso, la complessità delle tematiche proposte ci ha mostrato la necessità di continuare ad approfondire con libertà alcune questioni dottrinali, morali, spirituali e pastorali. La riflessione dei pastori e dei teologi, se è fedele alla Chiesa, onesta, realistica e creativa, ci aiuterà a raggiungere una maggiore chiarezza. I dibattiti che si trovano nei mezzi di comunicazione o nelle pubblicazioni e perfino tra i ministri della Chiesa vanno da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche».

Esprimersi con chiarezza e fiducia

Per questo apprezziamo che i Pastori a fianco del Santo Padre si sentano di esprimere con chiarezza il loro punto di vista. Sembra, però, che non tutti vedano ciò come un dovere degli stessi pastori, quanto un atto di disobbedienza ed opposizione. Strano. Fino a Sua Santità Benedetto XVI chiunque poteva realmente parlare contro il Santo Padre e nessuno aveva da ridire. Ora, che il Santo Padre sembra avere posizioni definite “aperturiste”, “innovative”, chi avanza dubbi, richieste di chiarimento, sollecita la necessità di esprimere con più chiarezza la continuità con il Magistero, viene indicato come a Lui oppositivo. Perché? Forse perché sono tra gli stessi, o, vicini agli stessi ,che criticavano i pontefici precedenti od il Magistero, anche se, spesso, in modo velato, sommesso, senza darne l’impressione?

Un Codice di Diritto canonico teologico e pastorale

Il Codice di Diritto Canonico in vigore, definito non solo un testo legislativo, ma un testo normativo con anima teologica e pastorale, dichiara che «i Cardinali di Santa Romana Chiesa costituiscono un Collegio peculiare cui spetta provvedere all’elezione del Romano Pontefice, a norma del diritto peculiare; inoltre i Cardinali assistono il Romano Pontefice sia agendo collegialmente, quando sono convocati insieme per trattare le questioni di maggiore importanza, sia come singoli, cioè, nei diversi uffici ricoperti, prestandogli la loro opera nella cura soprattutto quotidiana della Chiesa universale» (Can 349).

Proprio nello spirito di questo canone, i diversi Cardinali, che hanno dichiarato i loro punti di vista durante il Sinodo e dopo, come anche recentemente i Sig.ri Cardinali Walter Brandmüller, Raymond L. Burke, Carlo Caffarra, Joachim Meisner, che a Settembre inviarono al Santo Padre cinque quesiti nella forma dei Dubia, hanno agito per prestare al Santo Padre la loro opera nella cura soprattutto quotidiana della Chiesa universale.

Un Vescovo coraggioso e fin troppo esplicito

Oggi mi giunge notizia della dichiarazione, avuta luogo il 23 c.m., in difesa dei quattro cardinali presentata da parte di Mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Santa Maria in Astana.

La dichiarazione si esprime con toni decisamente forti: «… L’intera Chiesa ai nostri giorni deve riflettere sul fatto che lo Spirito Santo non ha ispirato invano san Paolo a scrivere nella Lettera ai Galati circa l’evento della sua correzione pubblica di Pietro. Bisogna avere fiducia che Papa Francesco accetti questo appello pubblico dei quattro cardinali nello spirito dell’apostolo Pietro, quando san Paolo gli offrì una correzione fraterna, per il bene di tutta la Chiesa. Possano le parole del grande dottore della Chiesa, san Tommaso d’Aquino, illuminarci e confortarci: “Quando ci fosse un pericolo per la fede, i sudditi sarebbero tenuti a rimproverare i loro prelati anche pubblicamente. Perciò Paolo, che pure era suddito di Pietro, per il pericolo di scandalo nella fede lo rimproverò pubblicamente. E sant’Agostino commenta: ‘Pietro stesso diede l’esempio ai superiori di non sdegnare di essere corretti dai sudditi, quando capitasse loro di allontanarsi dalla retta via’” (Summa theol., II-II, 33, 4c)».

Una reale preoccupazione

Toni decisamente forti, dicevo, forse non necessari. Certo, le parole di Sua Ecc. il Vescovo Ausiliare di Astana sono mosse da una reale preoccupazione: «Nella loro dichiarazione dal titolo “Cercando la chiarezza: un appello a sciogliere i nodi nell’Amoris laetitia”, (i quattro cardinali) dicono che per “molti – vescovi, sacerdoti, fedeli – questi paragrafi alludono o, perfino, insegnano esplicitamente un cambiamento nella disciplina della Chiesa rispetto ai divorziati che vivono in una nuova unione”. Parlando così, i cardinali non hanno fatto che constatare fatti reali nella vita della Chiesa. Questi fatti sono dimostrati dagli orientamenti pastorali assunti da diverse diocesi e dalle dichiarazioni pubbliche di alcuni vescovi e cardinali, i quali affermano che, in alcuni casi, divorziati e risposati cattolici possono essere ammessi alla Santa Comunione, anche se continuano a esercitare quei diritti che la legge divina riserva ai coniugi validamente sposati». Il punto è costituito precisamente da questi fatti reali nella vita della Chiesa, che cominciano a moltiplicarsi.

Diocesi al lavoro

Tutti noi sappiamo come nelle diocesi sia iniziato il lavoro dei Pastori per dare indicazioni applicative all’Amoris Laetitia, lavoro pieno di zelo e sollecitudine. Singole diocesi e Conferenze Episcopali, di dimensioni diverse, stanno ulteriormente consultando i propri collaboratori, gli operatori della pastorale della famiglia, delle non poche esperienze dedite all’accompagnamento dei separati, divorziati e risposati, nonché dei separati fedeli al matrimonio.

Tutto questo fermento ha bisogno di essere governato con sempre maggiore chiarezza. Nella mia limitata esperienza, legata da anni a questo campo, credo che in questa prima fase di vero e proprio discernimento teologico-pastorale-spirituale sia oltremodo necessario che le Diocesi si orientino nell’avviare, consolidare tutte quelle iniziative pastorali, che si reggono sui principi più consolidati del Magistero, avendo cura che nel Popolo di Dio non si generi confusione circa la dottrina della Chiesa e la pastorale sacramentale, nonché circa la coerenza della disciplina.

Fine della vita cristiana la gloria di Dio e la felicità (escatologica) dell’uomo

È pressante la necessità che, da un lato, i fedeli, afflitti da situazioni familiari difficili, si sentano accolti ed accompagnati, da un lato che le comunità abbiano fede che chi inizia un cammino di preghiera, formazione e discernimento, gradualmente possa sentirsi pronto a vivere la conseguenza della fedeltà insita nella scelta del matrimonio. Questo non è un ideale lontano, ma sostanza del sacramento del matrimonio e fine collegato al fine della santificazione e, soprattutto, a quello primario della gloria di Dio, fine della vita del cristiano. Infatti, il Catechismo della Chiesa Cattolica ai numeri 293-294 di ciò dice: Il fine ultimo della creazione è che Dio «che di tutto è il Creatore, possa anche essere “tutto in tutti” (1Cor 15, 28) procurando ad un tempo la sua gloria e la nostra felicità».

Con questo desiderio nel cuore, cerco di lavorare costantemente nella Chiesa, per la pastorale a favore delle persone separate, divorziate, risposate e fedeli al sacramento del matrimonio, perché tutti ne possano riscoprire l’insondabile ricchezza. Posso anche testimoniare che quanti intraprendono questo cammino, proprio grazie alla sofferenza provata sperimentano un incontro con il Signore, vero, duraturo e rinnovatore. Più volte, con il cuore in mano, ho espresso alle persone con le quali cammino: tra voi mi sento in una vera comunità di fede in sincera conversione. Questo è un dono del Signore alla Sua Chiesa.

(fonte: libertaepersona.org)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...