“Ideologi dottrinari”: papa Francesco come Napoleone?

Francesco, che secondo tanti osservatori si sarebbe riferito ai quattro cardinali dei Dubia, ha invitato i fedeli a non spaventarsi di fronte agli “ideologi della dottrina”. Ma siamo sicuri che ci siano dei fedeli spaventati?

di Ettore Gotti Tedeschi (29-05-2017)

Sarebbe interessante sapere chi ha suggerito a Papa Francesco di utilizzare – nell’omelia dello scorso 19 maggio a Santa Marta (qui, qui e qui)– un’espressione analoga a quella che usò Napoleone Bonaparte per zittire i suoi oppositori. Perché quell’errore a Napoleone, alla Francia ed all’Europa costò caro.

Papa Francesco, che secondo tanti osservatori si sarebbe riferito ai quattro Cardinali dei Dubia, ha invitato in questa omelia, i fedeli a non spaventarsi di fronte agli “ideologi della dottrina”. Ma siamo sicuri che ci siano dei fedeli spaventati?

I biografi di Napoleone Bonaparte ricordano che l’imperatore attaccò, con disprezzo, gli oppositori del suo governo chiamandoli “ideologi dottrinari”, sostenitori di idee astratte e in più, senza contatto con la realtà e con scarso senso politico. Pertanto dediti solo a inutili e vuote speculazioni. Effettivamente Napoleone sembrava avere grande senso di realtà ed elevato senso politico, tanto che aveva ben capito l’importanza e l’utilità della fede religiosa. Per questo avrebbe voluto fare del cattolicesimo la religione di stato (da lui governato), al punto che per metter le mani sul papato voleva persino togliere Roma all’Italia per farla diventare francese. Alla fine si fece scomunicare da Papa Pio VII, che per ritorsione fa arrestare e imprigionare (in Francia). La realtà, quella vera, è che Napoleone voleva usare la religione non per evangelizzare, ma per pacificare. E maltrattava i suoi oppositori controrivoluzionari, definendoli ideologi dottrinari, per togliere loro l’arma della religione, memore di ciò che era successo in Vandea ai tempi della Rivoluzione Francese.

È curiosa questa analogia tra le due definizioni sugli ideologi dottrinari o della dottrina. Riflettendo su queste espressioni si può convenire che “l’ideologia dottrinale applicata” si realizza quando la morale viene intesa ed utilizzata in senso utilitaristico. Ma questo utilizzo della morale avviene normalmente proprio riferendola al concetto di “realtà”. È in quanto si riferisce alla realtà e non invece agli ideali (che si dovrebbero perseguire), che si lascia intendere che la morale si deve “gestire”.

Mi pare interessante approfondire il perché, per imporre un modello di governo, si rivendichi (quasi sempre) il contatto con la realtà, la necessità-esigenza di esser realisti, e non idealisti. Ciò porta spesso a finire col peggiorare sempre di più le cose, se non c’è vero consenso e il dissenso viene disprezzato. L’analogia tra il disprezzo napoleonico verso gli oppositori e quello (misericordioso) attribuito a Francesco verso i cardinali dei Dubia, dovrebbe stimolare una riflessione sull’errore del pensiero strategico napoleonico nell’imputare agli ideologi dottrinari la “mancanza di contatto con la realtà”, confrontandolo con “la realtà superiore alle idee” del pensiero strategico di papa Francesco.

Questo pensiero strategico sembrerebbe fondarsi sul concetto che poiché la “realtà” (del comportamento dell’uomo nel mondo moderno) è superiore alle idee della tradizione, è errato prescinderne e continuare ad imporre norme (o dottrine) rigide, ormai difficilmente recepibili o applicabili, secondo i segni dei tempi, perché verrebbero seguite si e no da quattro gatti… incauti tradizionalisti che si rifugiano nelle apparenze e formalità. Ma se questa non fosse affatto la realtà del popolo cattolico?

La storia del rapporto tra Napoleone e gli oppositori definiti “ideologi dottrinari” e scollegati dalla realtà meriterebbe una riflessione. Napoleone fallì perché sbagliò la strategia, non ebbe una visione geopolitica d’insieme e non capì la volontà dei popoli; poi certamente anche perché scelse male i collaboratori fra amici e parenti. Quanti sono definiti “ideologi della dottrina”, quelli retti nelle intenzioni, capaci e con visione d’insieme, è meglio ascoltarli e convincerli, invece di ignorarli. Il perché lo spiega la storia.

(fonte: lanuovabq.it)


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