Si cestina Don Giussani per sdoganare don Milani

Cari Amici de La Nuova BQ: è il Papa a volere l'”uscita” di don Luigi Giussani per far “entrare” in pompa magna don Lorenzo Milani.

In un articolo drammatico e davvero triste per tutti noi, La Nuova Bussola Quotidiana informa come la CEI, la nostra (sic!) Conferenza Episcopale Italiana, ha fatto fuori l’insegnamento di Don Giussani – riconosciuto Servo di Dio – tra i banchi di scuola per l’insegnamento della religione cattolica, clicca qui.

L’articolo spiega dettagliatamente il percorso che ha condotto a questa decisione ma, ci domandiamo, le cose stanno solo così? No! ed è ovvio tanto che anche La Bussola lo fa comprendere a chiusura delle sue amare riflessioni: “Mentre il libro di Giussani viene rottamato in una sorta di indifferente silenzio generale, la Chiesa italiana progetta l’approccio alla scuola guardando in altre direzioni: l’ultimo convegno nazionale per i direttori e responsabili diocesani della pastorale della scuola e per l’IRC (Insegnamento Religione Cattolica, ndr), tenutosi a Milano nel maggio scorso, s’intitolava “Faccio scuola perché voglio bene a questi ragazzi – La Chiesa per la scuola ricordando don Lorenzo Milani (1923-1967)”…

Ah perbacco! Ecco la vera notizia, ed è un vero peccato che il prestigioso sito, qui abbia messo il punto terminando l’articolo, mentre avrebbe dovuto aggiungere quanto andremo a completare noi.

E ci domandiamo: se un Papa oggi sdogana Martin Lutero, perché non dovrebbe sdoganare anche un Don Milani? Avevamo già trattato l’argomento “Don Milani” – clicca qui – e ne avevamo parlato in occasione della recente visita di Papa Bergoglio alla sua tomba, nonostante ci fosse stata una raccolta di firme per supplicare il Papa a non andarci, clicca qui, mentre egli non solo ne sdoganava l’insegnamento condannato da tutti i suoi Predecessori, ma arrivando a mettere nel cassetto anche il vero modello per i Sacerdoti che è il Santo Curato d’Ars, San Giovanni Maria Vianney.

Cari Amici, la CEI non prende decisioni e non si muove se non è in accordo, oggi soprattutto, con il “nuovo cammino” pastorale: E’ IL PAPA CHE LO VUOLE! Non sono un caso tutte le recenti nomine che ha fatto e che continuerà a fare. Papa Francesco NON ha mai digerito Don Giussani, forse anche per colpa di una certa propaganda italiana atta a descrivere il Servo di Dio esclusivamente – e a torto – come un “intellettualoide di destra”, ma è certo che Bergoglio ha sempre preferito i preti di sinistra, i preti dall’intelletto comunista, i preti modernisti per cattolicizzarne il pensiero. L’unica “destra” che piace a Papa Francesco – se così la si può definire visto che oramai si storpia di tutto – sono i movimenti pentecostali.

Berlicche, un giussano-ciellino D.O.C. – clicca qui – così rifletteva nel 2015: “Qualche anno fa mi domandavo: “Che accadrebbe se invece di un pontefice amico come Giovanni Paolo II e Benedetto ci fosse qualcuno a noi ostile?” E mi sono sempre risposto: se andiamo via di qui, da chi andremo, Signore? Non è che se non vengo accarezzato quello che ho detto fino a cinque minuti prima sulla fedeltà alla Chiesa e al Papa deve cessare. Il Gius stesso ne ha patite parecchie; e con lui praticamente ogni santo della Chiesa. Sono in una certa maniera convinto che sia quasi obbligatorio, per la santità, venire perseguitato dagli amici. Ben vengano, allora, un po’ di bastonate. Se ci sono vuol dire che lo Spirito ci pensa abbastanza forte da sopportarle; e di crescere attraverso di esse. In fin dei conti, il Papa è un gesuita, e i gesuiti vennero addirittura sciolti…”.

Lo spiegava anche Sandro Magister nel marzo 2015 – clicca qui – dopo il grande incontro di Papa Francesco con Comunione Liberazione di Don Giussani: “Con i carismatici va a mille, siano o no cattolici. Con i focolarini altrettanto, li ha incitati a proseguire nel solco della fondatrice Chiara Lubich e nel dialogo ecumenico e interreligioso. Persino con i neocatecumenali è ora più caloroso che mai: ha messo da parte i rimproveri che ha loro rivolto un anno fa e ne ha benedetto il carisma, specie quello missionario. È con Comunione e liberazione, invece, l’ultimo dei movimenti a cui ha dato udienza, che papa Francesco si è mostrato freddo e burbero…(..) Perché è vero che Jorge Mario Bergoglio ha letto – e l’ha ricordato – alcuni libri di Giussani. Ma di Comunione e liberazione ha sempre conosciuto una parte, non il tutto.”

E’ interessante come Magister spieghi la spaccatura esistente nel mondo ciellino, di due squadre che chiaramente hanno spaccato in due il CL di Giussani, di come una squadra sia in fondo dedita alla propaganda della nuova pastorale di Papa Francesco, d’accordo con il Papa in tutto, anche se dovesse dire qualche stupidaggine…. e l’altra parte, quella diremo più vera del Don, più dinamica, più genuina e più ecclesiale, quella che piace a Berlicche e che piace anche al giornalista Antonio Socci, è quella maggiormente penalizzata ed ignorata dal Papa regnante.

Nell’incontro con CL del 7 marzo 2015, dunque, così spiegava Papa Francesco agli eredi di Don Giussani: “Dopo sessant’anni, il carisma originario non ha perso la sua freschezza e vitalità. Però, ricordate che il centro non è il carisma, il centro è uno solo, è Gesù, Gesù Cristo! Quando metto al centro il mio metodo spirituale, il mio cammino spirituale, il mio modo di attuarlo, io esco di strada...”

Il Discorso non fa una grinza, ciò che sorprende, però, è come si fa a dire queste cose e poi sdoganare un Don Milani che metteva in pratica proprio l’opposto, applicava ciò che Papa Francesco condanna e lancia come monito ai ciellini…. Al centro dell’insegnamento di Don Milani, infatti, sta il METODO, sta la “sua scuola” tanto da inventarne “un modello” mentre Don Giussani questo non lo ha mai fatto! Don Milani è “uscito di strada” più di una volta tanto che a dirlo sono stati ben quattro Pontefici mentre, Don Giussani da Paolo VI, con Giovanni Paolo II e poi Benedetto XVI è stato portato sempre quale modello per un valido insegnamento di vita ecclesiale e nel mondo cattolico. Don Giussani di fatto “non intese fondare nessun Movimento” nessuna particolarità, nessuna “scuola” di metodo…. mentre Don Milani sì!

Ed è ancora in contraddizione il santo Padre Francesco quando denuncia quel mettere al centro il proprio metodo, il proprio carisma, il proprio modo di attuarlo, quando è Lui stesso che primo sta “rivoluzionando” la sua chiesa attraverso metodi e pensieri esclusivamente appartenenti al gesuitismo modernista, vedi qui per avere tutte le prove che si vuole, oggettive.

C’era feeling tra Giovanni Paolo II e Don Giussani, a tal punto che al Papa – in un Discorso – gli scappò di dire “noi ciellini“…  «Wojtyla arrivò a dire parlando ai ciellini: “Il mio modo di vedere le cose è simile al vostro, anzi è lo stesso”», così riportava una testata cattolica del settembre 2006, e non dimentichiamo che fu sempre Giovanni Paolo II ad ufficializzare Comunione e Liberazione. Dal 29 agosto 1982, il papa è al Meeting di Rimini e per tutti gli anni Ottanta-Novanta il rapporto tra il Pontefice e CL fu quasi simbiotico. Tutti e due segnati dalla stessa malattia (morbo di Parkinson), Giussani e Wojtyla moriranno entrambi nel 2005, rispettivamente il 22 febbraio e il 2 aprile. Questo riconoscimento del carisma di Giussani e dna ciellino verrà confermato nell’enciclica Deus Caritas Est di Benedetto XVI.

Per concludere: amareggiamoci pure per certe scelte, ma non trascuriamo le motivazioni che stanno all’origine, non abbiamo timore di dire la verità, di dire come stanno le cose. Tanto non potremo fare nulla per cambiare le cose, ma almeno ne avremo coscienza e potremo, possiamo, liberamente scegliere da che parte stare che non è “contro un Papa” quanto piuttosto contro coloro che impongono modelli nuovi, nuove scuole di pensiero, che di nuovo poi non hanno nulla, l’eresia non è nuova, cambia solo vestito. Il corso intrapreso da questa chiesa modernista infatti, l’autodemolizione profetizzata da Paolo VI, non inizia oggi, ma da quando il grande San Pio X fece uscire allo scoperto, condannandolo, il progetto del Modernismo interno alla Chiesa con la Pascendi Dominici gregis che vi sollecitiamo ad approfondire qui.

Leggete le origini di quanto sta accadendo oggi nella Chiesa: «Fino ad oggi si è voluto riformare Roma senza Roma, o magari contro Roma. Bisogna riformare Roma con Roma; fare che la riforma passi attraverso le mani di coloro i quali devono essere riformati. Ecco il vero ed infallibile metodo; ma è difficile. Hic opus, hic labor (…) Il culto esteriore durerà sempre come la gerarchia, ma la Chiesa, in quanto maestra dei sacramenti e dei suoi ordini, modificherà la gerarchia e il culto secondo i tempi: essa renderà quella più semplice, più liberale, e questo più spirituale; e per quella via essa diventerà un protestantesimo; ma un protestantesimo ortodosso, graduale, e non uno violento, aggressivo, rivoluzionario»

Parole di Ernesto Buonaiuti fatte proprio dal gesuitismo modernista di Pedro Arrupe. Prete sospeso a divinis nel 1916, compagno di studi con Roncalli, il Buonaiuti, gli fece anche da assistente nella sua prima Messa. In campo etico Buonaiuti è vicino alle posizioni proprie del liberalismo massonico, come testimonia il richiamo alle “quattro libertà” fondamentali dell’umanità (fatte proprie dal gesuita Karl Rahner nella creazione della nuova chiesa) e la giustificazione dell’aborto, come lo sdoganamento di altri peccati [Oreste Sartore, Il modernismo, cripto-eresia che mira(va) a cambiare la Chiesa dall’interno].

Non è un caso se ci sono oggi altri che chiedono a Papa Francesco anche la riabilitazione del Buonaiuti e, seguitando su questa scia, perché ciò non dovrebbe o non potrebbe avvenire? Vi basta? Non accusateci di vedere complotti ovunque, noi non siamo neppure “ciellini”, ma portateci le prove che stiamo prendendo una cantonata, e vi ringrazieremo.

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One thought on “Si cestina Don Giussani per sdoganare don Milani

  1. Diciamo che, al netto di ogni altro pensiero, la figura di don Giussani ha TUTTE, ma proprio tutte, le qualità per essere assolutamente INVISA a papa Bergoglio:
    – grande intelligenza e alto spessore umano;
    – notevole preparazione teologica;
    – forte spiritualità che sapeva comunicarsi;
    – educatore non ideologico, carismatico e trascinatore di giovani menti verso l’ESSENZA DELLA VITA, NEL RISPETTO DELLA LORO LIBERTÀ;
    – nessun autoritarismo.

    Conosco bene due persone stimabili, di sinistra (che non si conoscono fra loro) che l’hanno avuto come insegnante di religione al classico e mi riferiscono mirabilia e grande stima per lui (entrambe non hanno mai fatto parte di CL).
    Bene, potrebbe mai una punta di diamante così – comunque la si pensi politicamente – essere gradita a questo papa? O addirittura additata ai giovani quale modello di vita?
    Ma quando mai???

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