Il compagno Bergoglio

Così George Neumayr, giornalista e scrittore, descrive papa Francesco nel suo libro Il Papa politico.

di Carlo Franza (03-06-2017)

Non si può non rimanere sgomenti alla fine della lettura del libro di George Neumayr dal titolo The Political Pope: How Pope Francis Is Delighting the Liberal Left and Abandoning Conservatives (Come papa Francesco sta deliziando la Sinistra liberal e abbandonando i Conservatori). Si amplia il panorama di notizie, vere e certe, su Papa Francesco, eletto al soglio pontificio con il nome di Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio (1936), successore alla cattedra di Pietro per la Chiesa Cattolica Romana.

Il libro di Neumayr, che è uscito il 2 maggio scorso negli Stati Uniti, è un’analisi critica dei primi quattro anni del regno di papa Bergoglio. Non sappiamo se e quando uscirà in Italia; ma certamente è un contributo al dialogo sulla situazione della Chiesa far sentire una voce come quella di Neumayr.

George Neumayr, autore del libro The Political Pope, e il cui sottotitolo è: Come papa Francesco sta deliziando la Sinistra liberal e abbandonando i Conservatori, è nato nel 1972, ha studiato presso un’università dei gesuiti. Dice di sé di essere di quella generazione di cattolici che hanno “chiesto del pane e ricevuto delle pietre”. Spera che il suo libro “possa contribuire a un ritorno all’ortodossia e alla santità nella Chiesa, e penso che sia il dovere dei giornalisti di dire la verità senza paura o favoritismi”. Entriamo nello specifico, entriamo nelle pieghe del libro. E dopo qualche anno di pontificato di Bergoglio, dopo qualche anno a sentire le sue prediche, molti intellettuali, molti studiosi come Neumayr, hanno analizzato le sue parole, il suo apostolato, il suo dire e il suo fare. Ne è venuto fuori, ne viene fuori, che Papa Francesco è un Papa comunista. E allora un Papa “compagno” nell’accezione ideologica? Parrebbe di sì.

Partiamo dalle origini, perché Bergoglio, prete gesuita, è cresciuto in un’Argentina socialista, e la sua formazione avviene in tal senso, tanto che ai giornalisti Javier Camara e Sebastian Pfaffen ha raccontato di aver letto da giovane tanti libri sul comunismo che gli dava il suo datore di lavoro e che ci sono stati periodi in cui aspettava con ansia l’uscita del giornale La Vanguardia che non era venduto insieme agli altri quotidiani ma che era diffuso dai militanti socialisti. Neumayr cita fra i maître a penser del Pontefice Esther Ballestrino de Careaga, una fervente comunista, e Paulo Freire, autore del libro Pedagogia degli oppressi; e ha riabilitato, afferma Neumayr, i teologi della Liberazione.

Esther Ballestrino

La persona a cui Papa Francesco ha fatto allora riferimento è stata dunque Esther Ballestrino de Careaga descritta da lui sia come una fervente paraguaiana comunista ma anche sua illustre maestra: “Lei spesso leggeva libri rossi e poi li passava a me così come testi sui principi di un’America Latina comunista. Leggere queste dottrine mi ha aiutato a realizzare questioni sociali che poi avrei ritrovato nella dottrina cattolica”. Il testo approfondisce anche che da Vescovo di Buenos Aires Bergoglio ha messo in salvo volumi di letteratura marxista della famiglia della Ballestrino dalle autorità che volevano requisirle, e che lo stesso Bergoglio ha fatto anche contrabbando di libri comunisti incluso il Capitale di Marx. “La Ballestrino è poi scomparsa tragicamente nelle mani delle forze armate di sicurezza nel 1977”, ha riferito il corrispondente del Vaticano John Allen. Circa trent’anni dopo, quando i suoi resti sono stati ritrovati e identificati, Bergoglio diede il permesso affinché venisse sepolta nel giardino della chiesa di Santa Cruz a Buenos Aires.

Dettagli minuziosi del passato che spaziano e danno un’idea forte delle considerazioni che George Neumayr porta a segnare e a lasciare intendere da dove vengano gli influssi ideologici del Papa. “I comunisti hanno rubato la nostra bandiera”, aveva detto il Pontefice Francesco nel 2014, “la bandiera dei popolisudan”.

Nei primi anni del Ventesimo secolo, momento in cui il marxismo si stava espandendo nel mondo, il grande Papa Pio XI dichiarò la seguente teoria: “Nessuno può essere allo stesso tempo un buon cattolico e un buon socialista”. A un secolo di distanza Papa Francesco sembrerebbe smentire che nessuno possa essere allo stesso tempo un buon cattolico e un oppositore del socialismo. E ancora visto che Papa Bergoglio fa uso dei social, scrisse su Twitter nel 2014: “L’ineguaglianza è la radice del male”. Ma possiamo essere tutti uguali? E la meritocrazia dove la mettiamo? Ma la dottrina della Chiesa Cattolica non dice che il male viene da Satana? E’ Satana il male del mondo e non l’ineguaglianza. E allora quella frase del 2014 sembrerebbe più adatta alle labbra di Marx che alle labbra di Bergoglio. Ma il libro si infittisce di citazioni.

All’inizio del suo pontificato Papa Francesco chiamò il capitalismo come una trickle down economy (cosiddetta economia della goccia), e allora seppure di striscio dobbiamo citare la Banca Vaticana, lo IOR e Company e la notizia di questi giorni che il Cardinale appena eletto da Bergoglio, Jean Zerbo, 73 anni, del Mali in Africa, ha un conto svizzero di 12 milioni di euro. Invece che depositarli in Svizzera, e spingere i suoi all’emigrazione, avrebbe potuto aiutare e sfamare quanti scappano da quelle terre. Ma quella benedetta frase di Bergoglio sull’ineguaglianza ha fatto dire a Rush Limbaugh: “Questa frase venuta fuori dalla bocca del Papa è puro marxismo”; né va dimenticato che Michael Savage l’ha addirittura chiamato “il Papa di Lenin”. E preso in contropiede dalla Stampa e dai giornalisti Papa Francesco per nulla contrariato ha avuto così modo di rispondere: “Ho incontrato tanti marxisti nella mia vita ed erano brave persone perciò non mi sento offeso”. E dire che in anni postconciliari ho avuto per amici e professori per la mia laurea in filosofia filosofia Giulio Girardi e Gerard Lutte del Pontificio Ateneo Salesiano, teologi e filosofi della liberazione, e so quanto hanno patito e sofferto per portare avanti le loro idee andando incontro all’espulsione dall’Ordine dei Salesiani e alla loro sospensione a divinis. Allora la Chiesa di Roma, la Congregazione Salesiana che ha partorito il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano, e il Vaticano stesso combattevano queste idee, oggi invece è lo stesso Papa Bergoglio a sventolarle come bandiera.

Morales relega il crocifisso comunista al “compagno” papa.

E che dire di Papa Francesco che riceve dalle mani di un despota dell’America Latina il comunista Evo Morales, una croce a forma di falce e martello come è successo a luglio del 2015 in Bolivia? Chi l’avrebbe mai detto? Per questo dono il presidente boliviano ha preso spunto dal crocifisso disegnato dal prete Luis Espinal che apparteneva all’Ordine dei Gesuiti (come d’altronde Papa Francesco); dono che Papa Francesco ha accettato di buon grado e sul volo che lo riportava a Roma dopo il viaggio in America Latina, alla stampa ha riferito che il gesto non l’ha considerato come un’offesa. Il presidente boliviano Morales ha detto: “Sento che adesso ho un Papa. Non mi sono mai sentito così prima”.

Di storie in tal senso ce ne sarebbero a iosa da raccontare a seguito della lettura del testo di George Neumayr. Leggerlo significa capire e avere risposte ai mille quesiti che ogni cattolico si pone. E quando il collega Socci interviene sulle anomalie di questo Papato non ha tutti i torti. Né va dimenticato che uno dei maggiori filosofi cattolici viventi, Robert Spaemann, amico personale di Papa Benedetto XVI, papa emerito ormai in singolare esilio, ha tuonato tempo fa su Die Tagespost con un articolo dal titolo eloquente: “Anche nella Chiesa c’ è un limite di sopportabilità”. Vi sembra poco? A me proprio no. E ancora un’altra voce singolare e forte si è levata nella Chiesa cattolica romana, quella del filosofo cattolico, Josef Seifert, collaboratore di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, il quale ha mosso critiche durissime, che ha motivato così: “il Papa non è infallibile se non parla ex cathedra. Vari Papi (come Formoso e Onorio I) furono condannati per eresia. Ed è nostro santo dovere -per amore e per misericordia verso tante anime- criticare i nostri vescovi e persino il nostro caro Papa, se essi deviano dalla verità e se i loro errori danneggiano la Chiesa e le anime”.

Oggi Papa Francesco capo della Chiesa Cattolica di Roma, pare seduto sia sul trono di Pietro primo Apostolo e Papa, ma anche su un vulcano che potrebbe esplodere quanto prima. Ma, ripeto, non lasciatevi sfuggire la lettura di questo libro, aumenterà le vostre difese immunitarie.

(fonte: blog.ilgiornale.it/franza/)

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