La crisi della fede e il silenzio di papa Francesco

I quattro cardinali, autori dei dubia concernenti l’Esortazione Amoris laetitia (Brandmüller, Burke, Caffarra e Meisner), hanno reso nota una richiesta di udienza da essi presentata a papa Francesco lo scorso 25 aprile, ma che, come i dubia, non ha avuto risposta. Visto il rifiuto dell’udienza, ora i cardinali dovranno andare avanti con decisione se vorranno evitare che nella Chiesa, il silenzio sia più forte delle loro parole.

di Roberto de Mattei (07-2017)

L’esistenza di un forte smarrimento tra i cattolici ha ricevuto una nuova conferma dalla pubblicazione della lettera, con cui i quattro cardinali autori dei dubia concernenti l’Esortazione Amoris laetitia (Brandmüller, Burke, Caffarra e Meisner), hanno reso nota una richiesta di udienza da essi presentata a papa Francesco lo scorso 25 aprile, ma che, come i dubia, non ha avuto risposta. Nella lettera i quattro cardinali espongono la situazione di grave confusione in cui si trova oggi la Chiesa. Infatti, nell’anno trascorso dalla pubblicazione di Amoris laetitia, «sono state pubblicamente date interpretazioni di alcuni passi obiettivamente ambigui dell’Esortazione post-sinodale, non divergenti dal, ma contrarie al permanente Magistero della Chiesa. Nonostante il Prefetto della Dottrina della Fede abbia più volte dichiarato che la dottrina della Chiesa non è cambiata, sono apparse numerose dichiarazioni di singoli Vescovi, di Cardinali, e perfino di Conferenze Episcopali, che approvano ciò che il Magistero della Chiesa non ha mai approvato. Non solo l’accesso alla Santa Eucarestia di coloro che oggettivamente e pubblicamente vivono in una situazione di peccato grave ed intendono rimanervi, ma anche una concezione della coscienza morale contraria alla Tradizione della Chiesa. Sta accadendo – essi dicono – che ciò che è peccato in Polonia è bene in Germania, ciò che è proibito nell’Arcidiocesi di Filadelfia è lecito a Malta. E così via. Viene alla mente l’amara constatazione di B. Pascal: “Giustizia al di qua dei Pirenei, ingiustizia al di là; giustizia sulla riva sinistra del fiume, ingiustizia sulla riva destra”». Di questa situazione i cardinali cercano invano, da mesi, di parlare con il Pontefice. Il silenzio di papa Francesco è la ragione della pubblicazione del documento.

Un attento teologo e vaticanista, l’abbé Claude Barthe sottolinea due aspetti dell’evento: «Da una parte il Papa non risponde ai cardinali che l’hanno interpellato a proposito della frattura con il Magistero rappresentata dal cap. 8 dell’Amoris laetitia e oggi non risponde alla loro domanda di udienza: si tratta di un “silenzio assordante”. D’altra parte, i cardinali (quelli che appaiono nell’iniziativa e coloro che li sostengono) hanno scelto di rendere pubblici i loro interventi: il che lascia pensare che ci sarà un seguito, su quella linea di rispettosa, ma ferma “correzione fraterna” su cui essi si sono posti» (L’Homme Nouveau, 21 giugno 2017).

Il rifiuto del Successore di Pietro di ascoltare chi chiede di essere ricevuto appare inspiegabile, tanto più che papa Francesco ha voluto fare dell’«accoglienza» il marchio di fabbrica del suo pontificato affermando, in una delle sue prime omelie a Santa Marta (25 maggio 2013), che i «cristiani che chiedono non devono mai trovare porte chiuse». Perché rifiutarsi di dare udienza a quattro cardinali, che non fanno altro che il loro dovere di consiglieri del Papa? (Corrispondenza Romana, 20 giugno 2017).

Riccardo Cascioli ricorda alcune più recenti parole di papa Francesco: «Quante volte io ho sentito le lamentele di sacerdoti: ho chiamato il vescovo; non c’era e la segretaria mi ha detto che non c’era; ho chiesto un appuntamento; “È tutto pieno per tre mesi…”. E quel prete rimane staccato dal vescovo. Ma se tu, vescovo, sai che nella lista delle chiamate che ti lascia il tuo segretario o la tua segretaria ha chiamato un prete e tu hai l’agenda piena, quello stesso giorno, alla sera o il giorno dopo – non di più – richiamalo al telefono e digli come sono le cose, valutate insieme, se è urgente, non urgente… Ma l’importante è che quel prete sentirà che ha un padre, un padre vicino. Vicinanza. Vicinanza ai preti. Non si può governare una diocesi senza vicinanza, non si può far crescere e santificare un sacerdote senza la vicinanza paterna del vescovo» (La nuova Bussola quotidiana, 20 giugno 2017). Ma se la vicinanza è un dovere dei vescovi con i sacerdoti – commenta Cascioli – non dovrebbe valere anche per il Papa con cardinali e vescovi? Perché rifiutarsi di dare udienza ai quattro cardinali?

La lettera dei cardinali è giunta nei giorni in cui nuove preoccupanti notizie si diffondevano: il rinnovo della Pontificia Accademia per la Vita, con l’esclusione dei suoi membri più ortodossi e l’immissione perfino di un abortista; la creazione di una commissione “segreta”, per «reinterpretare», alla luce dell’Amoris laetitia, l’enciclica di Paolo VI Humanae Vitae (1968), di cui l’anno prossimo ricorre il cinquantesimo anniversario, e l’omaggio di Bergoglio alle tombe di due sacerdoti ribelli, morti in odore di eresia, che però oggi vengono presentati come nuovi modelli di vita ecclesiale: don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani.

Un noto teologo, don Nicola Bux, in un’intervista a Edward Pentin, si esprime con forza: «Quando i Cardinali tacciono o accusano i confratelli; quando i Vescovi che avevano pensato, parlato e scritto – scripta manent! – in modo cattolico, per qualsiasi motivo, dicono il contrario; quando i sacerdoti contestano la tradizione liturgica della Chiesa, si configura l’apostasia, il distacco dal pensiero cattolico». «La Chiesa – continua Bux – non può cambiare la fede e ad un tempo chiedere ai credenti di rimanere fedeli ad essa. Essa è invece intimamente obbligata verso la parola di Dio e verso la Tradizione. Sia chiaro: il Papa può esprimere sue idee, come dottore privato, sulle materie opinabili e che non sono definite dalla Chiesa, ma, nemmeno come dottore privato, può fare affermazioni eretiche. Altrimenti sarebbe egualmente eretico. Ritengo che il Papa sappia che ogni fedele – il quale conosca la regula fidei o dogma, che fornisce a ciascuno il criterio per sapere quale sia la fede della Chiesa, che cosa ognuno debba credere e a chi debba dare ascolto – può accorgersi se lui parli e operi in modo cattolico oppure se sia andato contro il sensus fidei della Chiesa. Anche un solo fedele potrebbe chiedergliene conto. Sarebbe grottesco che, mentre si cerca l’unità con i cristiani non cattolici o addirittura l’intesa con i non cristiani, si favorisse l’apostasia e la divisione all’interno della Chiesa cattolica. Per molti cattolici, è incredibile che il Papa chieda ai vescovi di dialogare con quanti la pensano diversamente, ma non voglia confrontarsi innanzitutto con i Cardinali che sono i suoi primi consiglieri» (National Catholic Register, 21 giugno 2017).

Le parole dei cardinali sono filiali e rispettose. Si può presumere che la loro intenzione sia stata di cercare di “discernere” meglio, in un’udienza privata, le intenzioni e i piani di papa Francesco ed eventualmente rivolgere al Pontefice una correzione filiale in camera caritatis. Il silenzio di papa Francesco nei loro confronti, nel suo perdurare, esprime la posizione di chi va avanti con determinazione per la sua strada. Vista l’impossibilità di una correzione privata per l’ingiustificato rifiuto dell’udienza, ora anche i cardinali dovranno andare avanti con decisione per la loro strada, se vorranno evitare che, nella Chiesa, il silenzio sia più forte delle loro parole.

(fonte: radicicristiane.it)

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One thought on “La crisi della fede e il silenzio di papa Francesco

  1. Il treno bergogliano, lanciato sulla Chiesa cattolica a 300 km orari dalla fatidica data del 13.03.13, ha sempre viaggiato – nella sua condotta verso i fedeli – sulle due rotaie dello stesso binario, senza variazioni:
    – gelida freddezza:
    – offese (anche pesanti) e discredito di fronte al mondo.

    I molti credenti che hanno sperato che, a un certo punto, il treno imboccasse finalmente uno scambio per cambiare direzione, han dovuto trangugiare amaro e ricredersi.

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