Papa Bergoglio, sta scritto: “Non tenterai il Signore Dio tuo”!

Che cosa succede quando un papa scandalizza i fedeli con le sue “bergoglionate” quotidiane? Dove stanno questi preti rigidi, inflessibili, cattivi, dentro i confessionali che avrebbero respinto i penitenti, denunciati durante un’omelia del mattino? Pare che Francesco stia sfidando Dio, non l’uomo.

Questo blog, dal titolo bislacco che a molti “bergogliosi” non piace, era nato per fare delle semplici “cronache” su questo pontificato ritagliate da varie fonti. Una sorta di indice di fatti. Ma sollecitati da molti lettori a delle spiegazioni più approfondite, e sollecitati da quanti davvero docili e innamorati della Chiesa e del papato non sanno spiegarsi cosa stia accadendo, ci siamo resi conto che la notizia gettata lì come semplice copia-incolla non bastava più e bisognava, dunque, fare quello che molti preti modernisti oggi non fanno più o che, addirittura, preti che stanno soffrendo perché non possono parlare, obbligati e minacciati pure dai propri vescovi di tacere.

Visto che ci si vanta spesso del Concilio Vaticano II, facciamolo a ragion veduta: esso ha confermato (perché la Chiesa di “prima” lo aveva sempre detto) ai laici un mandato ad evangelizzare, a creare fondazioni e movimenti cattolici, a parlare autonomamente (ma in linea con la Chiesa) con quella “indipendenza” non dottrinale ma da “figli liberi di Dio” ottenuta con il Battesimo e gli altri Sacramenti e, naturalmente, in unione e comunione con Pietro perché, come ben sappiamo, è lui a dover confermare noi nella fede e non il contrario.

Ma cosa succede quando un Papa sbaraglia tutti con le sue “bergoglionate”, rilascia interviste che a ruota libera giungono a contraddire il suo magistero ufficiale o, nei Sinodi e nei colloqui privati con i vescovi, lascia intendere di voler modificare la dottrina? Cosa succede quando il Papa ribalta i principi assunti nei Vangeli nei quali il principio assoluto è Dio e poi viene il resto o, comunque, dove il sostegno ai poveri non può fruttare se non c’è alla base – prima – la conversione al Cristo?

Queste domande non ce le poniamo solo noi, ma molti, migliaia di cattolici per i quali si è fatto portavoce l’ultimo libro di Antonio Socci – vedi qui – che vi invitiamo a leggere senza alcun pregiudizio di sorta, ma con quella coscienza serena davvero animata da un cattolicesimo storico sano, tipico e vero dei “liberi figli di Dio”.

Perdonateci così questa premessa che però è importante per capire bene dove vogliamo arrivare: Bergoglio sta sfidando Dio e non l’uomo. In che senso?

Se è la Verità che volete, allora leggete serenamente, perché nessuno qui vuole processare un pontefice, ma è nostro dovere sottolineare quelle anomalie che riscontriamo in certo magistero papale e che spesso, più che volontà del papa Francesco, arrivano a noi come intenzioni già gonfiate e distorte dai Media. Ma davvero è tutta colpa dei Media? Antonio Socci nel suo libro dimostra che laddove c’è una volontà perversa mediatica a distorcere il pensiero di papa Francesco, vi è pure una volontà di Bergoglio a voler procedere con una rottura decisiva con la Chiesa dottrinale del passato o, se preferite, una volontà nel voler imporre una dottrina diversa dalla Chiesa del passato.

Perché diciamo che Bergoglio sta sfidando Dio e non l’uomo, come invece dovrebbe, per spingerlo alla conversione? Semplice, perché non sta spingendo gli uomini alla conversione al Cristo, ma sta spingendo Dio ad usare verso l’uomo una misericordia senza conversioni.

Di esempi ne abbiamo già portati tanti e vi ricordiamo solo i più recenti:

  • La nostra Lettera a Bergoglio – vedi qui -;
  • I palloncini sostituiscono la colomba quale segno della nuova pace – vedi qui -;
  • Un Papa che festeggia il Protestantesimo di Lutero? vedi qui;
  • Per Bergoglio, Dio non è cattolico…. siamo sicuri di questo? vedi qui;
  • Anche una donna buddista corregge il Papa contro un certo sincretismo religioso difendendo, ella, la sua fede… vedi qui;
  • e a Scalfari il Papa dice: “non ti convertire, altrimenti devo cercarmi un’altro amico ateo…” vedi qui.

Insomma, questa è una cronaca onesta e vera, non è una raccolta di fatti negativi, è la quotidianità di questo Pontificato. Ogni giorno dobbiamo chiederci con timore: “oggi cosa dirà?”, come l’ultima dell’intervista – vedi qui – in cui il problema di alcune sue affermazioni, scadono davvero nello scandalo pubblico, aperto e manifesto e dove, infatti, gli organi ufficiali della Santa Sede non parlano, non smentiscono e non spiegano, attendono che l’eco mediatica passi e poco importa se l’onda d’urto ha lasciato feriti sul suo cammino. Questo genere di “feriti” a Bergoglio non interessano. È vero come dice Gesù che ad ogni giorno basta la sua pena, ma noi siamo chiamati anche a fare il sano discernimento, non siamo delle macchine, ma siamo “figli liberi di Dio”, come amava ripetere Don Divo Barsotti.

Ora possiamo venire al sodo. Da due settimane il Papa ci sta bombardando (attraverso omelie e discorsi di questi giorni di febbraio che troverete nel sito Vaticano) con pensieri ripetuti fino alla noia, in cui la Misericordia è presentata come un evento raro della Chiesa, una misericordia che i preti del passato e pure del post-concilio, avrebbero calpestato presentando, così, una sorta di preti cattivi, disonesti, dittatori nei confessionali.

Francamente siamo sorpresi nel sentire dal Papa che abbiamo avuto fino ad oggi un clero cattivo, rigido e inflessibile nei confessionali perché, semmai, è esattamente accaduto il contrario. E non lo diciamo noi, ma san Giovanni Paolo II quando, in una serie di Catechesi del mercoledì dedicate ai sacerdoti, li rimproverava perché nei confessionali non applicavano il rigorismo dottrinale ai penitenti.

Li ammoniva su un certo lassismo dottrinale dominante che stava ingannando i cristiani circa i loro doveri nei confronti di Dio e stava svuotando i confessionali! Chi non ricorda, caro Bergoglio, gli appelli del santo Pontefice che condannava senza mezze parole la pratica protestante, entrata in voga nella Chiesa fra gli anni ’70 ed ’80, attraverso la quale si dava una assoluzione generale a tutti senza più la confessione personale al prete? Bergoglio forse in quegli anni era impegnato in altre vicende a Buenos Aires, ma noi eravamo qui ad ascoltare Giovanni Paolo II e a cercare di aiutare il prete a fare il prete.

Insomma capiamo bene che il Papa non ha solo modi diversi con gli altri Predecessori, il ché per altro sarebbe normale ed è auspicale, il problema è che papa Francesco fa passare per nuovo ciò che non lo è e fa passare la dottrina come una legge spietata della Chiesa. E’ vero che c’è modo e modo di dare la dottrina, e questo egli lo dice spesso, ma ciò che non dice è di quell’amore verso la Legge di Dio, amore verso la dottrina così come la Chiesa in duemila anni ci ha consegnato proprio per la nostra felicità autentica. Non parla delle priorità, ma di fatto le ha ribaltate nei suoi discorsi.

“La gente crede che ci sarà una rivoluzione, ma non potrà essere così. Perché la dottrina non appartiene a qualcuno, ma è di Cristo”. Queste le gravi parole del card. Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per i riti e i Sacramenti della Chiesa, che non possiamo non leggere come una profezia essendo parole pronunciate prima dell’apertura di questo giubileo (vedi qui).

È questo “illudere” le persone che è sbagliato. E se il cardinale Sarah ha detto queste cose è perché c’è molta, troppa gente che crede davvero che papa Francesco rivoluzionerà la dottrina della Chiesa. Ecco perché – portando le prove – il Socci lo dice chiaramente nel suo libro sopra citato, che in verità le chiese si sono svuotate da tre anni a questa parte, anche i confessionali si sono svuotati e non perché i preti erano rigoristi e cattivi, come sta dicendo in questi giorni il Papa come un mantra affinché entri bene nella testa dei fedeli, ma perché è esattamente il contrario, ossia, molti preti nei confessionali non danno più sicurezza e certezza della dottrina. Assolvono non a seconda della dottrina ma seconda del loro personale giudizio, un giudizio annacquato, distorto sulla dottrina. E allora: perché devo andarmi a confessare quando il peccato che compio non da più scandalo, è palesemente accolto dalla Chiesa con il peccatore, non è più un pericolo per andare all’inferno?

Un giorno un sacerdote ci ha fatto notare che lui da mesi si è accorto di uno strano fenomeno: alla comunione vede una fila lunga e chilometrica, ma il confessionale è vuoto, al massimo le solite cinque, dieci persone. E giustamente in una predica fece osservare questa stranezza chiedendo ai fedeli di mettersi una mano sulla coscienza per non rischiare di ricevere – con l’Eucaristia – non la salvezza, ma la condanna, come spiega san Paolo. Purtroppo non ha ottenuto alcun cambiamento.

In tutte le liturgie papali si parla, con toni trionfalistici, dei numeri e delle migliaia di comunicandi, ma non c’è stato mai un’ appello ad un richiamo alla coscienza cattolica per accostarsi all’Eucaristia. E questo difetto non è solo di questo Pontificato, intendiamoci bene.

All’inizio della Messa papale si fanno, giustamente, appelli a non sventolare bandiere e striscioni, a mantenere un clima raccolto e di silenzio, a non battere le mani, bene tutto lodevole e dobbiamo ringraziare Benedetto XVI per questo riscoperto galateo… ma nessun richiamo alla ricezione dell’Eucaristia, a ricordare ai fedeli che se non ti sei confessato da tempo, non puoi accedere alla Comunione, e che se vivi in stato di peccato mortale è bene che tu non faccia questa Comunione.

Ripetiamo e richiediamo: dove stanno tutti questi preti rigidi, inflessibili, cattivi dentro i confessionali che avrebbero respinto i penitenti? Il peccato mortale non esiste più nelle prediche del papa regnante e se c’è è stato capovolto il senso: non più se offendi Dio, ma è mortale se non fai la carità. Ora, se è vero che non fare la carità è un peccato che diventa mortale se recidivo, è altrettanto vero che se non mi converto a Cristo perché c’è in me un rifiuto categorico con la divinizzazione della polemica e della difesa alla propria opinione (=relativismo assunto a verità), è un peccato mortale grave con tutto ciò che questo comporta.

Se da battezzato e sposato in Chiesa vivo una seconda unione dopo  il divorzio, si chiama adulterio, ossia, significa che sto adulterando una unione e un Sacramento, lo sto falsificando e sono recidivo volendo imporre alla Chiesa che le mie ragioni sono più valide della dottrina, sto commettendo un peccato grave e pure mortale se, con questo stato, andrò a farmi la Comunione. E forse pochi sanno che neppure un Papa può modificare la dottrina, figuriamoci un prete nel confessionale!

Questo è sfidare Dio! E questo non è accompagnare l’Uomo verso il Paradiso. Naturalmente, con questa affermazione, non stiamo condannando la persona del pontefice regnante perché poi, a ben leggere fra le righe dei suoi testi ufficiali, qualcosa in tal senso la dice eccome, ma come fosse posta in secondo piano, ribaltata la priorità. Quindi stiamo semplicemente  applicando quella correzione fraterna della quale anche il Papa è soggetto.

Perché papa Francesco continua ad aggredire chi applica i precetti e la legge di Dio? Perché continua ad attaccare quanti si prodigano in difesa della dottrina? Gesù stesso ammonisce: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli…” (Mt.5,19) e “Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno…” (Mt.5,37).

Pietro, infatti, ha il compito di “confermare gli altri nella fede” (Lc 22, 31-32) e in queste parole – spiega qui Giovanni Paolo II – c’è la garanzia data a Simone di una preghiera speciale di Gesù per la perseveranza della sua fede; ma c’è anche l’annuncio della missione a lui affidata di confermare nella fede i suoi fratelli. La preghiera di Gesù per Pietro è un rafforzativo alla applicazione dei precetti e al parlare chiaro, con quel «Sì, sì», «No, no», perché Gesù non può contraddirsi in quanto ha detto, fatto e insegnato.

Ma di quale fede stiamo parlando? Non di una fede soggettiva, personale, basata sulla propria esperienza, ma di quella di cui, dice Gesù: “«Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli…..» (Mt.16,17) e ” Pietro – dice Giovanni Paolo II – non è stato preservato dal rinnegamento, ma, dopo aver fatto l’esperienza della propria debolezza, egli è stato confermato nella fede, in virtù della preghiera di Gesù, al fine di poter adempiere alla missione di confermare i suoi fratelli… Questa missione non si può spiegare in base a considerazioni puramente umane. L’apostolo Pietro, che si distingue come il solo che rinneghi – tre volte! – il suo Maestro, è sempre l’eletto di Gesù, l’incaricato di fortificare i suoi compagni. Le pretese umane di fedeltà professate da Pietro vengono deluse, ma la grazia trionfa…”.

E specifica ancora Giovanni Paolo II: “Il servizio di Pietro al Regno, secondo l’Evangelista, consiste principalmente nel confermare i suoi fratelli, nell’aiutarli a conservare la fede e a svilupparla. È interessante rilevare che si tratta di una missione da svolgere nella Prova. Gesù ha ben presenti le difficoltà della fase storica della Chiesa, chiamata a proseguire il cammino della croce da lui percorso. Il ruolo di Pietro, come capo degli Apostoli, sarà di sostenere i suoi “fratelli” e tutta la Chiesa nella fede. E poiché la fede non si conserva senza lotta, Pietro dovrà aiutare i fedeli nella lotta per vincere tutto quello che toglierebbe o diminuirebbe la loro fede...”. E conclude: “Quel mandato: “Conferma i tuoi fratelli”, significa: insegna la fede in tutti i tempi, nelle diverse circostanze e fra tutte le molteplici difficoltà e contraddizioni che la predicazione della fede incontrerà nella storia; e insegnando, infondi coraggio ai fedeli; tu stesso hai sperimentato che la potenza della mia grazia è più grande della debolezza umana; diffondi dunque il messaggio della fede, proclama la sana dottrina…”.

Questa è la priorità di un Pontefice: confermare i fratelli non nelle opinioni personali, ma in quella fede che “né la carne né il sangue te l’hanno rivelato…“; la fede di tutti i tempi; e proclamare la sana dottrina! E’ solo in questa priorità e in questo ordine che noi dobbiamo obbedire, ossia, ascoltare il Papa, ed è per questo che dobbiamo pregare per il Papa, affinché la preghiera del Cristo abbia vigore e compia quel monito del Cristo poco citato: “Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto…”, sì, anche Pietro deve ravvedersi, la promessa della grazia speciale o di Stato data ad un Papa per la sua elezione, non è automatica, ma va conquistata ogni giorno perché, ogni giorno, TUTTI dobbiamo sempre convertirci al Cristo, sacrificando le nostre opinioni personali, sacrificando l’istinto ad una fede personale, anche il Papa.

Se sono battezzato infatti, faccio molta carità, ma rigetto gli altri Sacramenti, vivo in stato di peccato, e pure mortale, non avrò il paradiso in automatico, dice infatti Gesù: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità…” (Mt.7,21-23) e le folle restavano “stupite”, si legge, per le sue parole di grande insegnamento.

Gli operatori di iniquità, all’interno della Chiesa, sono quelli che predicano un vangelo diverso, lo ricorda san Paolo: ” L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo!” (Gal.1,9-10).

E questo vale per tutti, anche per Pietro, anche per il Papa. Non bisogna sfidare Dio perché conceda la grazia della Misericordia a chi non la vuole, una misericordia a tutti i costi, ma bisogna sfidare l’uomo affinché si pieghi a questa Misericordia, affinché cada in ginocchio davanti al Dio vivo e vero nell’Eucaristia, non è Dio che si deve piegare a noi, ma come rammenta san Paolo: “nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil.2,10-11). Amen.

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5 thoughts on “Papa Bergoglio, sta scritto: “Non tenterai il Signore Dio tuo”!

  1. Sarebbe il caso di informare il papa che anche “non nominare il nome di Dio invano” era ancora un comandamento, almeno l’ultima volta che ho controllato. Perché e’ rimasta famosa una battuta in uno dei suoi tanti sproloqui aerei secondo cui “Dio e’ brasiliano”, qualunque cosa cio’ voglia dire.

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  2. Sullo ‘straparlare’ papale a braccio in aereo, in conferenza stampa con giornalisti sempre a caccia di scoop: utile ricordare che a Bergoglio manca un pezzo di polmone (destro). A 12.000 m di altezza, se la cabina non e’ perfettamente pressurizzata, uno come lui puo’ andare facilmente in deficit di ossigenazione anche cerebrale, con esternazioni in deficit di senso. E li’ non c’e’ padre Lombardi che tenga, a tentar di rammendare l’irrammendabile…

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  3. Segnalo l’articolo relativo al discorso tenuto da papa Bergoglio ai Missionari della Misericordia.
    Per fortuna sono riportati fra parentesi e in grassetto i commenti dell’autore, don Giovanni Stefano Di Maria, alle uscite papali.
    “Sovvertita la dottrina cattolica sulla confessione nel discorso di papa Francesco ai Missionari della Misericordia”
    http://www.riscossacristiana,it

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