“Clericalate”, il vescovo di Cagliari censura la Sacra Scrittura

Che succede quando un sacerdote (Don Massimilino Pusceddu) fa il suo dovere durante un’omelia e ricorda — citando la Lettera ai Romani — che l’omosessualità è un peccato contro natura che grida vendetta davanti a Dio e, quando non c’è pentimento, porta alla morte dell’anima? Succede che il primo a metterlo alla gogna è il suo vescovo (Arrigo Miglio), censurando non solo il sacerdote, ma addirittura il beato Apostolo Paolo!

Ne ha parlato la Nuova BQ (vedi qui) con un editoriale del direttore Riccardo Cascioli; ne parlano da giorni i social network; ne parliamo anche noi innanzi tutto per esprimere la nostra solidarietà al sacerdote, e poi per discutere con voi l’assurdo comunicato del vescovo di Arrigo Miglio, arcidiocesi di Cagliari (vedi qui) nel quale non esiste alcuna motivazione evangelica che possa giustificare la sua reprimenda verso un sacerdote che ha solo fatto il proprio dovere.

Don Massimiliano Pusceddu
Don Massimiliano Pusceddu

Riepiloghiamo il fatto con le parole di Cascioli: “Stai a vedere che il vero responsabile della strage di Orlando è un prete della diocesi di Cagliari. È il sospetto che viene leggendo l’ampio servizio che il sito del Corriere della Sera ha dedicato a don Massimiliano Pusceddu, definito «prete anti-gay», e ora addirittura oggetto di una petizione indirizzata al Papa, in cui se ne chiede la rimozione, e che – dice il Corriere – ha già raccolto migliaia di firme. Cosa c’entra il parroco sardo con Orlando? Il Corriere mette in rilievo che don Pusceddu in una omelia del 28 maggio, pochi giorni prima della strage nel locale gay della città della Florida, avrebbe detto che «gli omosessuali, come ricorda Dio, meritano la morte». In realtà, diciamolo subito, don Pusceddu non ha affatto detto così e basta ascoltare l’omelia per rendersene conto…

… il vero capo d’accusa è il giudizio riservato alla legge sulle unioni civili che «è un colpo al cuore della famiglia» e lo ha fatto citando la Genesi e ricordando che «la verità va predicata sempre». Certo, il vivace amministratore della parrocchia di San Lucifero vescovo a Vallermosa, non ha usato giri di parole per spiegare la situazione: il primo luogo di trasmissione della fede è la famiglia, e «che idea di fede possono trasmettere due omosessuali? Che uno può essere maschietto e sentirsi femminuccia? Tutte porcherie che vanno condannate nella predicazione», ha detto. Parole dure, senz’altro, soprattutto tenendo conto del clima culturale in cui siamo immersi, ma parole che il popolo può capire senza equivoci. Del resto don Pusceddu lo ha detto chiaramente: non dobbiamo compiacere il mondo, la nostra mentalità deve essere quella di Cristo. «Noi abbiamo la Parola di Dio – ha detto – da qui dobbiamo partire, dobbiamo predicare quello che c’è scritto qui».

Ed è a questo punto che ha citato la lettera di San Paolo ai Romani (capitolo 1, versetti 26 e seguenti):

«Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa».

Orbene, ci si chiede quanto fosse stato opportuno, o inopportuno, il discorso così diretto di un sacerdote, ma è proprio in tal senso, l’opportunità che supera l’inopportunità quando si tratta della Parola di Dio, che l’annuncio, opportuno o inopportuno (cioè, non buonista, arruffa consensi, di piaggeria, corretto politicamente, ecc.), converte San Paolo. È annunciando che Paolo rafforza la propria fede e, di conseguenza, trasmette il desiderio della conversione in colui che , in un momento opportuno o inopportuno, sta ad ascoltare cosa dice non Paolo, ma la Parola di Dio trasmessa fedelmente.

Se infatti la fede non viene donata e ri-donata ma rimane nella sfera del privato (quello che vogliono i “liberalisti” o i frequentatori del “politichese” di ogni tempo), pian piano si affievolisce e spegne o si trasforma in uno sberleffo che accarezza i sensi dello spirito dell’uomo ma non lo eleva. Non lo trasfigura e non lo converte. Anzi gli uccide l’anima pian piano con la parvenza di una libertà di coscienza, ma senza alcuna istruzione (Parola di Dio) verso la coscienza retta….

Mons. Arrigo Miglio
Mons. Arrigo Miglio

Ammonisce il vescovo al prete: “All’interessato rinnovo la richiesta di osservare un congruo periodo di silenzio totale…“, siamo in pieno regime intimidatorio e non solo ma, prosegue il vescovo: “A tutti chiedo di pregare ogni giorno per i sacerdoti, per chi sbaglia, per chi è accusato talora ingiustamente, e specialmente per i tantissimi che ogni giorno in silenzio servono il Signore e i fratelli, affinché non si scoraggino e sentano sempre vicino il Signore Gesù, specialmente quando respirano ostilità e incomprensione…”, è questa una bella presa in giro perché è chiaro che il sacerdote “che sbaglia”, oggi, è colui che annuncia la Parola di Dio, è colui che dice la verità, è colui che non fa compromessi con il mondo, è colui che non patteggia le Anime con il demonio. Chi sarebbe il prete accusato “ingiustamente” se non proprio questo sacerdote al quale si impone il silenziatore sulla Parola di Dio?

“Andate e predicate” (Mc 16,15-18) non è un optional, non è una questione redatta a tavolino a seconda di quanto sia opportuno o inopportuno un certo momento, la Parola di Dio è al di fuori di ogni tempo e dentro il tempo, questo vuol dire “il momento opportuno o inopportuno”. Dice sant’Agostino: «….il merito di Paolo: annunziandogli la sua futura passione, e per affrancarlo dal timore con il suo esempio, diceva al proprio discepolo: Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno. Lo vincolò con la sua testimonianza e soggiunse: Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna. (2Tm. 4,1-2)» (Discorso 299/a). Sant’Agostino sottolinea quel “ti scongiuro” di Paolo, affinché il discepolo Timoteo insista sull’annuncio, sulla predicazione della Parola di Dio… insista in ogni occasione: opportuna o inopportuna!

Infine quel “non giudicare” usato come una clava per imporre il silenziatore alla Parola di Dio…. ci fa subito chiedere: “ma il vescovo si rende conto di aver giudicato, lui, questo sacerdote, condannandolo, mettendolo alla gogna e imponendogli il silenzio sulla base del nulla?”.

Leggiamo ancora sant’Agostino:

«Che hai fatto? Che speri? Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede (2Tm 4,7). Come ha conservato la fede se non in quanto non si è lasciato intimorire dai persecutori? Annunzia la parola in ogni occasione opportuna e non opportuna. Quanto ci è funesto allora se, presi da timore, veniamo meno alla fedeltà verso colui che ci insegna ad amare le cose migliori ed a temere quelle assai grandi! Tutto ciò che di dolce può avere questa vita non è il paradiso, non è il cielo, non è il regno di Dio, non è la società degli Angeli, non è la comunità di vita con quei cittadini della Gerusalemme celeste. Si levi il cuore al cielo e si abbia la terra sotto i piedi. Il Signore ci ha insegnato a non far conto delle cose della terra e ad amare quelle eterne. Ci ha istruiti, ci ha guariti e ci guarisce per sua degnazione: non ha trovato infatti dei sani, ma il medico viene dai malati… » (Discorso 299/a).

Ora, spiega sant’Agostino, se tu non annunci la Parola, se non spieghi al malato di essere malato, come puoi pensare che egli invochi il Medico? Come puoi pensare che il malato cerchi la cura? Il medico va dai malati, ma se i malati lo chiamano riconoscendo in essi il germe della malattia. Il malato allora si lascerà guarire dal Medico, fidandosi della sua diagnosi e, la diagnosi, è spiegata nella Parola di Dio che tu devi annunciare nei momenti opportuni e inopportuni. Nella Liturgia l’omelia è, per altro, proprio il momento più opportuno per ammonire la gente di cosa dica davvero la Parola di Dio. Gesù non esordisce mai con: “Io vi amo, Dio vi ama…”, ma con l’invito alla conversione perché l’Amore di Dio è che il peccatore non muoia, ma si converta e viva; «perché ciascuno si converta dalle sue iniquità» (At 3,26; Gv.14,21) , ma se il prete, il vescovo non dicono al popolo quali sono queste iniquità, da cosa si dovrebbe convertire? «…io non godo della morte dell’empio, ma che l’empio desista dalla sua condotta e viva. Convertitevi dalla vostra condotta perversa! Perché volete perire..?» (Ez 33,11).

E quale “coincidenza” leggere che anche Agostino si serve del brano Ezechiele 3 per dire al “suo discepolo” come deve agire:

«Figlio dell’uomo, ti ho posto per sentinella…. Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.  Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato. Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l’iniquità, io porrò un ostacolo davanti a lui ed egli morirà; poiché tu non l’avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate; ma della morte di lui domanderò conto a te. Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato» (16-21).

Amen!

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7 thoughts on ““Clericalate”, il vescovo di Cagliari censura la Sacra Scrittura

  1. Al netto delle sensazioni che suscita alla sottoscritta la visione della foto di mons. Miglio, trovo molto divertente che le parole che usa per condannare il troppo veritiero (?) don Pusceddu (“All’interessato rinnovo la richiesta di osservare un congruo periodo di silenzio totale… A tutti chiedo di pregare ogni giorno per i sacerdoti, per chi sbaglia”) sembrano ritagliate apposta per essere cucite addosso a Miglio stesso!

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  2. Purtroppo constato che siamo in piena dittatura clericale, della peggior specie, perchè vescovi così portano il gregge all’ignoranza, con pasture avvelenate, mentre perseguitano i santi, sacerdoti santi i quali saranno la gloria di Dio e del trionfo del cuore immacolato di Maria. Bisogna solo avere pazienza e resistere, tutte le dittature crollano miseramente.

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  3. Chiedo a chi lo sa fare una petizione a tutela di don Pusceddu. Io dal canto mio ho scritto una mail di dissenso al Miglio (mi riesce difficile chiamarlo arcivescovo) e una mail di solidarietà a Don Pusceddu….

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  4. io aggiungo che con il caldo che fa: ” d’estate i preti non devono stare a fare le omelie nell’altare che si suda perche non c’e neppure l’aria fresca ma devono andare al mare che si sta meglio oppure stare al compiuter rinchiusi nella sagrestia sempre con l’aria condizionata, invece d’inverso stanno nelle loro sacrestia al calduccio forse il vescovo Miglio voleva dire questo ??????????

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  5. Oggi sono stato a messa alle ore 17:00 messa di ricorrenza di 25 anni di matrimonio.
    I fedeli sono circa dieci compresi gli sposi, al momento della comunione il parroco da agli sposi la comunione sotto le due specie agli altri solamente l’orgia.
    Ci sono rimasto male, era proprio il caso differenziare.

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