Omelie del mattino, schegge del gesuitismo modernista

Chi sono i “bersagli” di papa Francesco delle sue omelie mattutine di Casa Santa Marta?

Ha suscitato clamore  l’omelia del 30 maggio u.s. di Papa Francesco, da casa santa Marta, leggi qui testo ufficiale. Diverse le interpretazioni, diverse le ipotesi, unanimi i dubbi e unanime il senso di scandalo avvertito.

Tutto ciò in verità, non è più una novità, vedi qui. Novità è il metodo del Papa che ha trasformato la Messa del mattino, che si dovrebbe celebrare in intimità con Cristo per cominciare al meglio la giornata, in un palco dal quale lanciare – ogni giorno – anàtemi a persone non meglio identificate. Tanto il Tabernacolo è già messo “da parte” e al centro non è più l’Eucaristia, ma la parola del Papa, di questo Papa che per altro ama molto autocitarsi e re-interpretare le Scritture a seconda dell’anàtema che deve lanciare e a chi deve lanciarla.

Premesso che un buon metodo per leggere queste omelie mattutine, senza lasciarsi imbrigliare dalle peggiori frustrazioni, è quello di rivolgere a se stessi le domande spinose che il Papa propone a riflessione delle Scritture lette, per un buon esame della propria coscienza, va anche detto però, senza essere smentiti, che possiamo dire che il pulpito di santa Marta, del mattino, è diventato la “cattedra” dalla quale Papa Francesco ama alzarsi ogni mattina lanciando fulmini e saette contro chi non la pensa come lui!

Detto in soldoni: è davvero credibile che il Papa Francesco ce l’avesse con Benedetto XVI nell’omelia del 30 maggio? Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che Bergoglio, non avendo digerito la stupenda Prefazione di Benedetto XVI, clicca qui, al libro del cardinale Sarah in difesa dell’Eucaristia e della sana Liturgia, e la Prefazione in difesa di Sarah isolato da Papa Francesco, avrebbe reagito scatenandosi con quelle dure parole all’omelia mattutina di ieri. Forse la cosa ci può stare, si legga anche qui, Bergoglio ha una personalità spiccata e spontanea, non è un diplomatico, dice cosa pensa, anche se ciò potrebbe essere sbagliato, gli importa di più essere se stesso che proteggere il ruolo che ricopre dagli imbarazzi che spesso genera lui stesso. Comunque consigliamo la lettura e riflessione dell’articolo di Aldo Maria Valli, sull’argomento, clicca qui.

Tuttavia noi leggiamo, in questa omelia, qualcosa di ancora ben più grave che si prepara, forse, all’orizzonte. Proviamo a rendervene partecipi. Vedete, noi seguiamo TUTTI i giorni il magistero attuale, leggiamo TUTTA la fonte ufficiale perché è fondamentale non fermarsi ai giornali e ai loro titoloni o asserzioni, ed è anche una enorme ricchezza per noi aggiornarci e meditare con documenti papali e tutto ciò che le riguarda…

Ora attenzione, sfogliate il magistero di Papa Francesco, quello ufficiale appunto, di questi 4 anni e vi accorgerete che in tutti i testi egli cita solo se stesso e i suoi testi. Quando cita Paolo VI, o Giovanni Paolo II, o Benedetto XVI, lo fa NON come citazione di un testo per avvalorare l’insegnamento di sempre, ma estrapolando alcune frasi dai testi di questi Papi, li usa per CONFERMARE ciò che sta dicendo e che arriva a distorcere. Un esempio per tutti è il caso eclatante delle due citazioni in Amoris Laetitia di Giovanni Paolo II e di San Tommaso d’Aquino, ma completamente STRAVOLTI tanto che anche su La Bussola è dovuto intervenire il domenicano Riccardo Barile per correggere il confratello Schonborn, dal momento che la citazione – ma sbagliata – nel testo papale ERA SUA come egli stesso ha affermato…. e non a caso sono sorti i famosi “Dubia”.

Insomma, Papa Francesco NON cita più e mai i Padri della Chiesa, il Catechismo o il magistero petrino, ma così facendo ne sta creando uno completamente NUOVO in rottura CON L’INSEGNAMENTO DELLA CHIESA bimillenaria.

In questo scenario vanno collocate le sue omelie mattutine, perché sono l’unica occasione che Bergoglio ha di poter incontrare le persone – da lui scelte e selezionate con il misurino – e parlare loro dei “suoi progetti”, della “sua visione della chiesa futuristica”. Poichè NON può dire apertamente ed esplicitamente che il suo progetto è quello di Karl Rahner, sposato dal gesuitismo modernista degli anni ’60/70 di cui Pedro Arrupe si è fatto portatore, e nel quale lo stesso Bergoglio è stato formato alla scuola tedesca, è ovvio che deve camuffare tale progetto.

E quale espediente migliore di una “innocente” omelia mattutina alla presenza di sacerdoti, vescovi e cardinali, per trasmettere la SUA RIVOLUZIONE? E di quale “rivoluzione” parliamo? La rivoluzione del gesuitismo modernista! E non accusateci di ossessioni o complottismi, leggete i fatti, per favore, prima di chiudere ogni onesto confronto! La rivoluzione gesuitica è questa: il loro PROGETTO è cattolicizzare tutto ciò che non è possibile (per loro) convertire, ed infatti è stato eliminato il termine conversione; le anime non vanno più convertite MA ACCOMPAGNATE… Ecco alcuni esempi che troverete attraverso i fatti.

Già nel Novecento ultimo scorso i Gesuiti modernisti si resero conto di non avere più speranza di convertire i Protestanti e così iniziarono a studiare a tavolino, attraverso la “nouvelle theologie“, come cattolicizzare la dottrina protestante; lo stesso avvenne per il marxismo e la dottrina comunista trasformata nella Teologia della Liberazione e poi in Teologia del Popolo, alla quale è sensibile e portavoce Bergoglio. Con l’avvento dell’ecumania alimentata dallo spiritello del Vaticano II, i novelli pastori modernisti non essendo più in grado di votarsi al martirio affinché le Anime si convertano, con l’aiuto degli insediamenti gesuitici, hanno cominciato a cattolicizzare tutte le religioni, ponendole sullo stesso piano della Fede unica della Chiesa Cattolica. Se non siete d’accordo, leggetevi la denuncia scioccante dell’allora Ratzinger quando scoprì che, dal nuovo Messale era stata tolto il termine ANIMA, clicca qui.

Complottismo? Niente affatto, ma realismo di un progetto creato a tavolino e il cui maggior diffusore è oggi il Pontefice. Da questa realtà si possono comprendere i tanti interventi di Bergoglio contro i Cattolici determinati a restare fedeli non alla chiesa di “un papa, o al mio papa”, ma a tutta la Chiesa bimillenaria ufficiale e a tutto il suo magistero. Le omelie del mattino servono a Papa Francesco per procedere ad una sorta di “lavaggio del cervello”, ad una rieducazione ALLA SUA RIVOLUZIONE, per l’affermarsi di una chiesa fatta a “sua immagine e somiglianza” di pensiero.

E di chi si sta servendo infatti? Di persone discutibili come Paglia, Galantino, Schonborn, Kasper, Maradiaga, solo per fare alcuni nomi, altri poi della nuova guardia, li sta inserendo lui con le nuove nomine, e quale posto migliore della omelia del mattino per indicare le sue direttive, la sua volontà e i suoi statuti? Chi non accettasse queste direttive, Bergoglio reagisce in tre modi, anche questi verificabili da prove concrete: il primo è l’isolamento dei soggetti che non la pensano come lui, se non può spostarli; il secondo passaggio è lasciarli nelle mani dei suoi adepti senza intervenire; il terzo è il trasferimento se vescovo o cardinale.

E qui veniamo alla famosa omelia di ieri: a chi era indirizzata?

Bergoglio ce l’ha, tanto per fare qualche nome concreto, con Caffarra, con Negri e teme che i vescovi e cardinali che stanno per andare in pensione ai 75 anni, si possano coalizzare per dare origine ad una forte resistenza contro alcune sue prese di posizione atte a modificare la dottrina Cattolica, perché questo è il più autentico scenario futuro della Chiesa.

L’omelia di ieri era già stata preannunciata in molte occasioni da Papa Francesco contro i vescovi “rigidi; nostalgici della sobrietà, del rigore dottrinale…” ma non fa MAI i nomi, lasciando che ognuno non solo pensi a se stesso per capire come sta messo, ma delle volte proprio per scatenare le discussioni! Lo ha detto in diverse occasione che egli AMA LA DISCUSSIONE ed è uno dei motivi perché non spiegherà mai i suoi interventi, lasciando a chiunque di capirla come vuole. Lui vuole che la gente lo ami per i suoi gesti (quando in una intervista gli chiesero come avrebbe voluto essere ricordato, rispose: “mi basta che la gente dica di me che ero BUONO…”) e che appaia aperto con tutti, aperto alle sfide, aperto alle discussioni, salvo poi non rispondere quando dovrebbe chiarire il proprio pensiero ardito e confusionario.

Chi non la pensa come lui è un oppositore, diventa automaticamente “contro” la Chiesa, ipso-facto, prendendo alla lettera una citazione di Benedetto XVI estrapolata però dal contesto e manipolata secondo altri criteri: nella Chiesa si sta non per proselitismo ma PER ATTRAZIONE.

Bergoglio vuole attrarre a sé le persone, quell’80 ed anche 90% di cattolici – e non – che pur avendo un animo sensibile, non conoscono nulla della Chiesa e del Magistero ufficiale. Si può dunque dissentire dal Catechismo, dai dogmi e dalle dottrine, ma guai a dire di non essere d’accordo con Papa Francesco quando, appunto, stravolge le dottrine…

Da quattro anni sta creando un magistero “nuovo”, liquido, senza fondamenta, senza patristica, senza Catechismo, senza dottrina, perché così deve essere la “nuova chiesa” voluta dal Modernismo, una chiesa fondata sulle emozioni e sulle sensazioni, sull’accompagnamento, indipendentemente nel peccato in cui venissimo a trovarci, o in chissà quale fede, senza necessità di convertirsi, bensì di coabitare tutti insieme in una grande orgia di sentimenti.

E perché parliamo di MODERNISMO? Perché, a leggere attentamente, ed onestamente l’omelia di Papa Francesco, essa appare un condivisibile monito a quei vescovi che farebbero DEI COMPROMESSI con il mondo, i suoi tre triplici richiami (metodo gesuitico) sono pacificamente condivisibili e chiari:

  1. Pastori senza compromessi;
  2. Pastori che non si appropriano del gregge;
  3. Pastori che non si ritengono il centro della storia, pronti ad andarsene.

Ma è davvero così? A cosa si riferisce il Papa quando poi bacchetta quei Pastori pronti a difendere il Catechismo e la sana Dottrina da ogni tentativo di ribaltamento? Chi sono questi Pastori che farebbero i compromessi (se non i bergogliani, oggi al potere, usando le sue stesse parole), e quali sono questi compromessi di cui mai parla? E quando parla di vescovi che devono “imparare a congedarsi” da chi e da che cosa? Forse il Papa non sa che un vescovo è tale fino alla morte, a meno che non diventi un eretico, e che non esiste il pensionamento nella vigna del Signore? dunque, a chi allude?

Ve lo ricordate il gesuita James Martin? Quello che disse che alcuni Santi erano gay? Eccolo qua: è il nuovo consulente della comunicazione in Vaticano, direttamente nominato da Bergoglio e noto sostenitore delle associazioni LGBT… chissà perché ci viene in mente il gesuita Richard McSorley, meglio conosciuto come “prete marxista” – vedi qui – che inventò il “Gesù anti-istituzionale”, quello con i capelli lunghi, con il pollice in alto, il piacione “FIGLIO DEI FIORI”, con la sua filosofia del “ma lasciati andare, che male c’è!?”. Il suo nuovo vangelo dell’ammmore, della liberazione, della libertà, della prosperità, il Gesù amicone e compagnone, il Gesù rock and roll, il Gesù esistenziale che “esce dalla chiesa” e dai tabernacoli per tuffarsi in mezzo alla gente in godibili musical… la storia si ripete, e si sprofonda.

Profetiche le parole di San Pio X nel denunciare l’astuzia dei modernisti, con le quali ci congediamo per lasciarvi riflettere:

Fanno le meraviglie costoro perché Noi li annoveriamo fra i nemici della Chiesa; ma non potrà stupirsene chiunque, poste da parte le intenzioni di cui Dio solo è giudice, si faccia ad esaminare le loro dottrine e la loro maniera di parlare e di operare. Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi. Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond’è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro. Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde. Intaccata poi questa radice della immortalità, continuano a far correre il veleno per tutto l’albero in guisa, che niuna parte risparmiano della cattolica verità, niuna che non cerchino di contaminare. Inoltre, nell’adoperare le loro mille arti per nuocere, niuno li supera di accortezza e di astuzia: giacché la fanno promiscuamente da razionalisti e da cattolici, e ciò con sì fina simulazione da trarre agevolmente in inganno ogni incauto (Pascendi Dominici gregis, 8.9.1907).

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Per saperne di più, vi invitiamo a leggere il seguente dossier: I Gesuiti e la scristianizzazione della Chiesa, la de-cattolizzazione del papato e la loro nuova “Chiesa”.

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2 thoughts on “Omelie del mattino, schegge del gesuitismo modernista

  1. Mi ha colpito molto questo passaggio: “Novità è il metodo del Papa che ha trasformato la Messa del mattino, che si dovrebbe celebrare in intimità con Cristo per cominciare al meglio la giornata, in un palco dal quale lanciare – ogni giorno – anàtemi a persone non meglio identificate. Tanto il Tabernacolo è già messo “da parte” e al centro non è più l’Eucaristia”
    perchè la trovo una mia sensazione da mesi. Se guardiamo ai grandi predicatori del passato, ma anche ai pontefici, il pulpito non era il sacro altare, non era la Messa, per questo si erano costruiti i pulpiti e così le prediche erano ben distinte dalla Messa. Anche i papi usavano la “cattedra” e non la Messa per predicare, ammonire, convertire.
    Mi appare perciò evidente come la riforma della Messa abbia stravolto il cuore stesso della liturgia. E non ce l’ho con papa Francesco, anche san Giovanni Paolo II usava le prediche della Messa che celebrava nei viaggi apostolici, per ammonire e non c’era più differenza se ciò avveniva nei grandi raduni dello stadio durante una Messa o durante un incontro con i giovani.
    Dobbiamo chiederci seriamente, e chiederlo ai nostri pastori, se ci rendiamo conto in che cosa abbiamo trasformato la Messa, Sacrificio di Cristo.
    I grandi predicatori distinguevano quando celebravano la Messa, dalla predicazione, e quella forte, quella che ammoniva, rimproverava. Inutile trovare giustificazioni: il centro della Messa non è più Gesù Cristo e il suo Sacrificio, ma il celebrante, la sua parola, la sua immagine, la sua figura, qui si comprende anche il recente intervento di Benedetto XVI nel libro del cardinale Sarah, e qui forse si comprende anche come a qualcuno stanno cedendo i nervi. Io mi auguro invece che i vescovi e i cardinali che compiranno a breve i 75 anni, si riuniscano e aiutino il “piccolo gregge” alla resistenza, e non c’è bisogno di mettersi contro un papa per fare questo, basta rimanere dalla parte del Vangelo e di Gesù Cristo, poi la tempesta passerà.

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  2. La Santa Messa trasformata nel trono di Zeus da cui scagliare fulmini sui reprobi!
    Anche questo entra nel catalogo delle ‘novità dello spirito’ ?

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