L’uomo come dio di se stesso? La svolta antropologica della nuova “Chiesa”

“O Uomo cosmico che sei in terra, sia fatta la tua volontà, come in terra così in cielo”: è forse questa la preghiera della nuova — e falsa — “Chiesa”?

Se ci fosse stato ancora qualche dubbio è proprio Papa Francesco che oggi ce lo toglie, con la nuova intenzione di preghiera per il mese di settembre. Nonostante le intenzioni dei mesi passati e per le quali già si era capito l’andazzo, vedi qui, ora i dubbi scompaiono. Ecco le parole ufficiali tratte dal servizio di radio Vaticana:

599723384“Perché ciascuno contribuisca al bene comune e all’edificazione di una società che ponga al centro la persona umana”. “La centralità della persona umana” è fondamentale su ogni aspetto e problematica della vita e di ogni attività su questa Terra, ricorda Papa Francesco, di fronte ad un mondo tormentato nello spirito e nel corpo sociale… Da qui l’invocazione a Dio: Vení… Vieni, aiutami…”.

E Dio che fine ha fatto? Che fine ha fatto Gesù Cristo e la Vergine Santa in queste preghiere mensili?

Dio viene invocato, ma come? Perché chiederGli “aiuto; vieni, aiutami” se al centro viene messo l’uomo? La solidarietà è una cosa, ma LA CONVERSIONE che è atto primario di ogni necessità dell’uomo, e dovere di ogni uomo nei confronti di Dio, è ben altra cosa e non può essere disgiunta dalla solidarietà. Se non si è prima solidali con Cristo in Croce, e dunque la conversione, inutile invocarne l’aiuto: di quale Dio si parla in queste preghiere? Ma non era Dio e il Vangelo di Gesù Cristo ad essere “fondamentale” per ogni problematica e per ogni attività su questa Terra?

Ecco cosa insegna Gesù Cristo: “Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento e il corpo più del vestito?” (Mt.6,25); “Cercate prima il regno (di Dio) e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più.” (Mt.6,33). Gesù ci insegna a mettere LE OPERE E LA FEDE INSIEME, INDISSOLUBILMENTE.

La priorità DELLA PREGHIERA, è lodare Dio, ringraziarLo per tutto ciò che Egli ci dona (cfr. Dt 6,4-16), per supplicare la grazia della conversione all’unico vero Dio che deve essere “amato sopra ogni cosa”, o al limite, come insegnano i Santi, insieme alle buone opere. Per esempio: se vogliamo essere solidali con i poveri, la solidarietà va fatta in Nome di Cristo, non nel “nostro nome”. Se Dio non è messo al centro e al di sopra, in nome di chi andremo a fare la solidarietà? Certo, può accadere di operare la misericordia quando ancora non si è convertiti, ma a questo servono le Preghiere, affinché con le opere buone, andiamo a Dio e non per togliere Dio dalla sua legittima priorità. Inutile nascondere che l’ansia di questo pontificato non sta nelle anime da convertire al Cristo Gesù, ma piuttosto in una netta separazione tra le opere e la fede: prima viene l’uomo, poi – con comodo – e forse, Gesù Cristo! E’ vero che noi nel povero “vediamo” Gesù Cristo, ma anche il povero deve “vedere” nelle nostre azioni il volto di Cristo, da chi compie la solidarietà deve sentire il Nome di Cristo, DATORE DI OGNI DONO! Anche il povero deve imparare a lodare e ringraziare Dio, Gesù Cristo e non noi, il Papa, o qualche associazione benefica….

Un “Dio” sempre più generico?

In tutte queste “intenzioni” di preghiera è scomparso il Nome di Gesù Cristo. E’ vero che “Gesù” è il nome proprio del Figlio di Dio, ma Gesù è Dio! O forse non lo è più? Nel nome di chi “ogni ginocchio” si deve piegare sui cieli, sulla terra e pure sotto terra? (Filip.2,9-11), forse che il povero, perché tale, non ha questo dovere nei confronti di Dio? Gesù ha servito il Padre, ed è questo che ci ha insegnato di fare, questa la priorità. Anche quando guariva, anche quando operava socialmente, Gesù lo faceva nel Nome del Padre, spingendo gli increduli, i farisei, ma anche  I POVERI E GLI AMMALATI a convertirsi: “Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre..” (Gv.10,37-39). Si parla sempre meno di “Dio, Padre” e sempre più di un dio generico. E il moribondo “Buon Ladrone” a chi si rivolge mentre sta morendo fra i tormenti della sua croce? E da chi ottiene la salvezza, la consolazione e la misericordia? da un dio anonimo e senza nome? Si salva per opera di un uomo?

Il mondo “tormentato nello spirito e nel corpo sociale”, come afferma a ragione il Pontefice, non lo si redime con l’attivismo nel quale Dio viene messo da parte, o peggio, viene sì invocato, ma senza darGli nulla in cambio! Qualcuno afferma che con la pancia vuota non si ragiona e non si può predicare Cristo! Ma davvero? E chi te lo da il pane per sfamare te e il povero, la fata Turchina? E’ necessario ricordare che se il mondo si trova in questa emergenza, tormentato nello spirito e nel corpo sociale, è proprio a causa di questo abbandono di Dio, per averLo messo da parte, per aver messo al centro l’uomo!

La priorità è Dio Padre rivelato nel Figlio Gesù Cristo per mezzo dello Spirito Santo, l’indivisa Santissima Trinità, e nel Nome della quale (il segno, e non simbolo, della CROCE), benediciamo ogni dono, il lavoro che ci da il pane per noi e per gli altri. Ma se al centro non mettiamo prima Dio Padre, e non invochiamo Cristo Gesù che è Provvidenza per noi e i poveri, forse aiuteremo qualche corpo, ma danneremo noi stessi e molte altre anime spingendole all’attivismo sociale, lontani dalla conversione al vero ed unico Dio. E come si pretenderebbe, poi, di togliere quel “tormento spirituale” se non riportiamo Cristo Gesù al centro di tutto e sopra ogni cosa?

A riguardo poi di come pregare, così ci rammenta il Catechismo al n.2559: “«Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare» (Rm 8,26). L’umiltà è la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera: l’uomo è un mendicante di Dio…”, “mendicante di Dio, non dell’uomo, anche il povero, l’ammalato o l’immigrante deve imparare a mendicare verso Dio, verso Gesù Cristo e non “sperare tutto dall’uomo”. “Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo, gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.” (1Pt.5,6-7)

«Qual vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà se stesso? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio di sé?» (Mt 16,26).  lo stupore di Dionigi l’Areopagita ci rammenta: «Chi ci potrà mai parlare dell’amore all’uomo proprio di Cristo, traboccante di pace?», forse che il povero non ha questo diritto?. Diceva Don Giussani: “Il vero protagonista della storia è il Mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo”. Se non s’innesca questa combinazione i conti non tornano, qualcosa non funziona, qualcosa è stato rovesciato, le priorità sono state ribaltate.

Se tutto ciò non vi basta e pensiate che stiamo esagerando, vi ricordiamo che esiste tutta una dottrina orientale – non cattolica – che pone al centro dell’universo l’uomo, l’uomo generato, formato dal Prana…. in sanscrito significa soffio vitale, respiro o energia cosmica, il “Tutto”, e non si tratta certo del “Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe” rivelato in Gesù Cristo…. Una dottrina sposata dal gesuita (scomunicato) Teilhard de Chardin, a modo suo reinventata con il suo “Cristo cosmico”, di fattura panteista tanto da essere stata fondamento per gli iniziatori della New-Age e del nuovo gesuitismo degli anni ’70.

Ripetiamo allora, che la situazione grave in cui ci troviamo è stata proprio causata dall’aver tolto Gesù Cristo dal centro dell’Universo e averci messo l’uomo. Si è cominciato togliendo il Crocefisso dagli altari e chi si è messo al suo posto? il celebrante….. che ha fatto della Messa uno “spettacolo gradito al popolo”, e chi sono stati tra i primi innovatori? Ma che strano, i gesuiti, e qui ci fermiamo.

Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.” (Apoc.3,20-22), questa è la priorità: al centro Dio, la conversione a Cristo Gesù. Prima è necessario aprire le porte al Mendicante Gesù Cristo, il resto verrà da sé, perché anche i più poveri non sono esenti da questa “Buona Novella” che è il Vangelo ed anzi, come affermava santa Madre Teresa di Calcutta: se al povero non porti Cristo, lo rendi povero due volte!


IPSE DIXIT

“Questa società è incapace di capire che il male non è un accidente sulla via del progresso e del benessere. Il male è, fin dall’inizio del mondo – è principio attraverso la storia – il nemico di sempre che contrasta il progetto provvidenziale di Dio. L’unica salvezza, dunque, è ritrovare il giusto baricentro: ricollocare Dio al centro del mondo, là dove ora, con stoltezza, si è posto l’uomo” (Beato Papa Paolo VI, Omelia della Solennità dei SS. Pietro e Paolo, 29 giugno 1972).

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2 thoughts on “L’uomo come dio di se stesso? La svolta antropologica della nuova “Chiesa”

  1. … faccio un attimo il bastian contrario 🙂 e mi dico che forse qui, essendo una preghiera generalizzata, è solo “necessario” spingere gli uomini a mettere al centro, appunto, la persona umana nelle sue necessità spirituali e materiali, che sono alla fine tutte e 14 le opere di Misericordia – corporali e spirituali, appunto.
    Ma senza dubbio per noi cattolici, non leggere la sollecitazione a mettere Dio al primo posto, fa male!
    Una preghiera in questi termini sarebbe tollerabile da altre guide spirituali, ma dal Vicario di Cristo spiazza, e lascia l’amaro nel cuore…..
    Leggevo alcuni passaggio di Benedetto XVI, oltre che sopra riportata la frase di Paolo VI contraddice pienamente questa strana preghiera sincretista di settembre, e mi chiedevo se non siamo davvero davanti ad una rottura di magistero e catechesi:
    “….tentazione d’idolatrare un futuro che non esiste ancora, credendo che l’uomo, con le sole sue forze, possa realizzare la felicità eterna sulla terra!”
    (Benedetto XVI, Omelia alla Messa – Ippodromo di Randwick, 20 luglio 2008)
    ” Il buio su Dio e il buio sui valori sono la vera minaccia per la nostra esistenza e per il mondo in generale. Se Dio e i valori, la differenza tra il bene e il male restano nel buio, allora tutte le altre illuminazioni, che ci danno un potere così incredibile, non sono progressi, perché al contempo sono anche minacce che mettono in pericolo noi e il mondo.”
    (Benedetto XVI, Omelia Veglia Pasquale 7 aprile 2012)
    “I conti sull’uomo, senza Dio, non tornano, e i conti sul mondo, su tutto l’universo, senza di Lui non tornano.”
    (Benedetto XVI – Omelia a Regensburg, 12 settembre 2006)

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  2. Troppo rischioso per Bergoglio nominare il nome di Dio, di Gesù Cristo e di Maria Santissima!
    C’è rischio che si inneschi un movimento centripeto e che qualche pecorella smarrita ritorni all’ovile, ostacolando così il programma bergogliano, di tipo notoriamente centrifugo (“Tutti fuori! La Chiesa in uscita!”, come ha reiteratamente ordinato di fare dal secondo giorno di questo rovinoso, disastrante e frantumante papato).

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