Avvento, vespri miei non vi conosco!

Primi Vespri per la “custodia del Creato”, sì. Primi Vespri per l’Avvento di Nostro Signore, no.

Aboliti i Primi Vespri d’Avvento alla presenza, e guidati, dal sommo Pontefice Francesco(*). Una svista? No! Un impegno gravoso, un viaggio, una visita urgente? No! Semplicemente il santo Padre non li ritiene importanti mentre, al contrario, ha imposto a tutta la Chiesa l’obbligo della celebrazione dei Vespri per il Creato del 1° settembre, vedi qui.

Mettiamola così, e non attraverso i nostri pareri personali, o per visione, interpretazione soggettiva dei fatti, quanto per una serie di decisioni assunte da Papa Francesco. E non fraintendiamoci, non si parla di abolizioni liturgiche nella Chiesa, ma della presenza del sommo Pontefice a degli eventi liturgici, per i fedeli, fondamentale.

– Abolita la Messa pubblica del Pontefice, per la Solennità dell’Assunta al Cielo il 15 agosto;

– abolita l’Adorazione Eucaristica con il Pontefice durante le visite apostoliche o le GmG, negli incontri con i giovani;

– imposti alla Chiesa i Primi Vespri per il Creato del primo settembre, alla presenza del sommo Pontefice;

– aboliti i Primi Vespri di Avvento alla presenza del sommo Pontefice;

– abolito il saluto al Santissimo Sacramento da parte del sommo Pontefice, durante le visite alle Chiese;

– abolita l’Adorazione Eucaristica durante gli incontri religiosi in piazza San Pietro. Durante l’Anno del Giubileo della Misericordia non è stata fatta una sola adorazione al Santissimo, pubblicamente;

– abolita la presenza del sommo Pontefice all’unica Processione pubblica romana del Corpus Domini, quando i Papi in passato, prigionieri nella Città del Vaticano, si limitavano a farla nella Piazza, pur di non far mancare ai fedeli questa preziosa testimonianza: Pietro, umilmente in ginocchio, davanti al Re dei re.

Cosa dire? Preghiamo! E ascoltiamo i moniti paolini che nessuno predica più:

“Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero…” (2Tim 4,1-5).

*****

(*) vedi qui Calendario ufficiale Celebrazioni Liturgiche del sommo Pontefice

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4 thoughts on “Avvento, vespri miei non vi conosco!

  1. Non credo che Dio abbia bisogno delle nostre preghiere per essere “salvato” o “santificato” perché non ne ha bisogno, piuttosto siamo noi, che facciamo parte del Creato, ad essere “salvati” e “santificati” in nome di Dio, tante cose non ho ancora capito, ma una sì, Dio è venuto per salvarci, non il contrario.

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  2. Papa Bergoglio si comporta in tutto e per tutto come quei personaggi – per lo più adolescenziali e giovanili – che provano un tremendo bisogno (conscio? inconscio? un po’ e un po’?) di essere puniti e per questo motivo continuano ad alzare l’asticella della provocazione e del sovvertimento per vedere quando finalmente ‘troveranno il muro’ di contenimento; quando chi ha il potere di punirli pronuncerà finalmente l’ “ORA BASTA!!”, lo “STOP A QUESTO DELIRIO!!”, e procederà, secondo scienza e coscienza, a mettere a posto il provocatore seriale.
    Ma il problema, per quanto riguarda papa Bergoglio, è quello di sempre: egli, in quanto papa, è un PLENIPOTENZIARIO ASSOLUTO e, in quanto tale, avrà un bel continuare a provocare e a sovvertire alla ricerca (conscia o inconscia) dell’atteso muro di contenimento.
    Nella Chiesa cattolica in moltissimi continueranno a girargli attorno in punta di piedi e con calzature felpatissime, quando non addirittura profondendosi in inchini continui sorridendo mellifluamente, magari rilasciando in soprammercato interviste laudative del suddetto.
    L’unica speranza veramente TERAPEUTICA per papa Bergoglio – e per la Chiesa tutta, almeno per quanto se ne sa ad oggi – è la missiva sui dubia inviatagli dai quattro Cardinali, veri vasi di sapienza.
    Attendiamo l’esito della vicenda.

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