Santità, ma che c’azzecca l’ecologia con la salvezza dell’anima mia?

Ai Partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, giunge puntuale il mantra ecologico per determinare la nuova dottrina che salverebbe il pianeta terra dall’estinzione. Parola di Papa Francesco, qui il testo ufficiale.

Leggiamo un passo, un poco lungo, ma fondamentale per comprendere l’intero messaggio:

“Nell’Enciclica Laudato si’ ho affermato che «siamo chiamati a diventare gli strumenti di Dio Padre perché il nostro pianeta sia quello che Egli ha sognato nel crearlo e risponda al suo progetto di pace, bellezza e pienezza» (n. 53). Nella modernità, siamo cresciuti pensando di essere i proprietari e i padroni della natura, autorizzati a saccheggiarla senza alcuna considerazione delle sue potenzialità segrete e leggi evolutive, come se si trattasse di un materiale inerte a nostra disposizione, producendo tra l’altro una gravissima perdita di biodiversità. In realtà, non siamo i custodi di un museo e dei suoi capolavori che dobbiamo spolverare ogni mattina, ma i collaboratori della conservazione e dello sviluppo dell’essere e della biodiversità del pianeta, e della vita umana in esso presente. La conversione ecologica capace di sorreggere lo sviluppo sostenibile comprende in maniera inseparabile sia l’assunzione piena della nostra responsabilità umana nei confronti del creato e delle sue risorse, sia la ricerca della giustizia sociale e il superamento di un sistema iniquo che produce miseria, disuguaglianza ed esclusione”.

016 in Vatican City, Vatican.Se queste parole le avesse dette uno scienziato, magari anche ateo, o una Accademia laica, o laicista, non avremo avuto nulla da ridire, ma essendo parole ufficiali pronunciate dal sommo Pontefice ad una Pontificia Accademia, allora non possiamo ignorarle: non possumus in tutti i sensi poiché ci sono alcune affermazioni per nulla cattoliche.

A parte l’autocitazione di se stesso con la Laudato si’ è il contenuto della frase, così interpretato dallo stesso Autore a destare in noi preoccupazione, egli dice: “Nell’Enciclica Laudato si’ ho affermato che «siamo chiamati a diventare gli strumenti di Dio Padre perché il nostro pianeta sia quello che Egli ha sognato nel crearlo e risponda al suo progetto di pace, bellezza e pienezza»”.

Ma questo non è affatto vero! Non siamo “chiamati” e dunque battezzati per una “conversione ecologica”, o per ridare al pianeta la sua originale creazione privandola noi del Peccato Originale, il nostro futuro eterno non è qui sulla terra “rinnovata” (questo lo credono alcune formazioni protestanti e persino asiatiche, ma non la Chiesa). E sì! Perché il problema sta qui. Noi, e con noi il pianeta Terra e tutto l’Universo, perdemmo quella primizia del “paradiso terrestre” a causa del peccato originale. Il Verbo Incarnato, Gesù Signore (di cui non si fa alcun riferimento nel testo papale) venne non per riportare la terra ad un paradiso terrestre, ma per annientare quel peccato che ci avrebbe impedito il risanamento e il ristabilimento dell’opera originaria di Dio Creatore in noi.

«Il Signore Dio esiliò l’uomo e la donna e pose a oriente del Giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante per custodire la via dell’albero della vita» (cfr. Gn 3,24).

Non è una conversione ecologica di cui abbiamo bisogno, ma della conversione a Dio, al Cristo Vivo e vero, unico Signore e Dio, Re dei re, Re dell’Universo intero. Infatti l’autentico cristiano, il vero battezzato che si adoperasse di vivere davvero il Vangelo, diventerebbe automaticamente un “custode del creato”, e non commetterebbe omicidi, né rapine, né maltrattamenti o ingiustizie al prossimo e alla natura stessa.

Siamo al solito ribaltamento delle priorità e della dottrina tanto che, nel testo, non si parla di “Dottrina sociale della Chiesa” ma più artificiosamente di “giustizia sociale” per “il superamento di un sistema iniquo che produce miseria, disuguaglianza ed esclusione…”, ma non è questo che dice il Vangelo: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33). E gli fa eco san Paolo: «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio» (Col 3,1).

Infatti, perdonateci ma, da dove provengono le ingiustizie, la miseria, la povertà, gli omicidi e quant’altro di più dannoso possiamo conoscere? Perché siamo lontani dal vero Dio o perché non siamo “discepoli-conversi” all’ecologia? Abbiamo una fede panteista, stile New-Age, o siamo “Figli di Dio” con tutto ciò che questo comporta?

Gesù aveva già capovolto la situazione a suo tempo, definitivamente. Se la prima tua preoccupazione sarà Lui, vivere per Lui e certamente con una testimonianza coerente e stili di vita sobri e rispettosi della natura, allora il resto non costituirà più il problema principale della tua esistenza, ma una “aggiunta” o un “sovrappiù”. Oggi si ritorna a capovolgere la situazione: le raccomandazioni di Gesù rivolte alla conversione a Dio, sono state declassate, ora è fondamentale “convertirsi all’ecologia”.

È triste e preoccupante che il Santo Padre Francesco non tenga conto, davanti ad un pubblico così “cattolico” (è la Pontificia Accademia delle Scienze, non una agorà di un dio sconosciuto), del contesto principale del Peccato Originale e dei suoi effetti anche nella natura, tanto che è san Paolo a dire: “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio;  essa infatti è stata sottomessa alla caducità — non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa — e nutre la speranza  di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8,19-21),

La rivelazione futura dei figli di Dio è anche oggetto di una ardente aspettativa da parte di tutta la «creazione», spiega Paolo. Questo termine indica qui non l’atto del ri-creare, quanto l’insieme delle realtà create sane ma sottoposte anch’esse alle terribili conseguenze del Peccato Originale. L’universo materiale è dunque partecipe in qualche modo del cammino che i credenti stanno facendo verso il compimento finale se, ovviamente, questi credenti convertiti a Cristo, si comporteranno quali veri discepoli con una vita coerente ai suoi insegnamenti. La corruzione del peccato, che tutto corrompe, implica che l’uomo si converti a Cristo, per questo Gesù fondando la Chiesa ha dato ad Essa il mandato missionario di evangelizzare e convertire… Tutto il creato, che ora è sottomesso alla caducità del peccato, un giorno sarà esso pure liberato dalla «corruzione» per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio (v. 21)

Rembrandt van Rijn, "Cristo nella tempesta sul mare di Galilea", 1633.
Rembrandt van Rijn, “Cristo nella tempesta sul mare di Galilea”, 1633 (Olio su tela).

E del resto, se alla base del convertito al Cristo non vi fosse una dottrina sociale da rispettare e portare avanti, è ovvio che tolta una dottrina si dovrà riempire quel vuoto con altre dottrine. Dunque anche la Natura intera si proietta, pur senza saperlo, verso una meta futura la cui vera entità è nota solo ai credenti, ai convertiti a Cristo.

Non è un caso se nella Laudato si’ all’Autore sia sfuggito di citare il brano evangelico della tempesta sedata: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?» (Mc 4,35-41), nella quale è chiaro che il nostro pianeta è nelle mani più sicure che possano esserci, e non certo in quelle degli uomini o del principe di questo mondo.

In una parola non serve convertirsi all’ecologia, ma al Cristo Gesù e comportarsi coerentemente come Lui chiede, come consiglia non certo la “dea Gea” ma la Madre di Dio e nostra: “Fate tutto quello che vi dirà” (Gv 2,1-12), dopo di che avverrà il miracolo, qualunque miracolo. Questo ci aspettiamo di udire da un Pontefice.

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